Zhang, un anno per trovare i soldi o vendere. L’Inter cerca nuovi soci

MILANO – Al quartier generale nerazzurro la voce viene bollata da molti come una bufala.  Il fondo Saudita Pif sarebbe pronto a entrare con forza nel capitale dell’Inter. La voce che sta facendo sognare ai tifosi colpi di mercato da centinaia di milioni, è stata messa in circolo dagli account Twitter di giornalisti e insider arabi che si occupano di pallone e finanza. Vista da Milano, la prospettiva appare al momento più un miraggio che una concreta possibilità. Non risultano infatti contatti recenti fra la proprietà cinese dell’Inter e possibili investitori mediorientali. Ma come spesso accade, qualcosa di vero alla base delle voci c’è. Vediamo cosa.

Le perdite record e la ricerca di un nuovo socio

Suning, al di là dei proclami ufficiali, è di nuovo alla ricerca di un partner finanziario che possa contribuire a sostenere il club dal punto di vista finanziario. Che si tratti di un socio di minoranza o di un fondo di debito pronto a concedere prestiti, poco importa. Agli Zhang servono soldi in fretta. Le cessioni di Luakaku e Hakimi insieme hanno portato 185 milioni di euro in cassa, solo in piccola parte erosi da nuovi acquisti, ma sortiranno i loro effetti positivi solo sul prossimo bilancio. E a fine settembre il club nerazzurro chiuderà i conti della stagione 2020/2021 con un passivo d’esercizio molto importante, ancora da definire, ma probabilmente in linea con i 210 milioni persi dalla Juventus. Con una differenza: l’azionista della Juventus è finora stato pronto a ripianare i buchi con sostanze proprie (è di tre settimane fa l’autorizzazione a un aumento di capitale da 400 milioni), mentre quello dell’Inter da tempo ha smesso di mettere soldi e quel che serve lo cerca a caro prezzo sul mercato del credito.

Il grande lavoro del management interista

I manager dell’Inter, guidati dall’ad corporate Alessandro Antonello, hanno fatto un lavoro enorme per reperire nuovi sponsor. L’uscita dello storico partner Pirelli (12 milioni a stagione più bonus) e di Crédit Agricole (2 milioni a stagione) è stata compensata dall’ingresso di Lenovo, Socios e Zytara / DigitalBits con una crescita complessiva di ricavi del 245 per cento. Una performance quasi incredibile in tempi di pandemia. Parallelamente il settore sport, con a capo l’ad Beppe Marotta, è riuscito a generare sul mercato dei calciatori un attivo di oltre 130 milioni: fuori Lukaku e Hakimi, dentro Correa, Dumfries e Dezko, più una serie di operazioni minori, come la chiusura dei rapporti con Joao Mario, la cessione di Dalbert e quella di Gabigol. Anche qui: risultati economici eccezionali, che non hanno pari in nessun altro club europeo. Eppure, nonostante l’enorme sforzo dei dirigenti, anche nella stagione in corso il club continua a bruciare circa 12 milioni di cassa ogni mese.

Un bilancio minato dagli interessi sul debito

A pesare sulla gestione ordinaria, oltre al dimezzamento delle entrate da stadio dovuto alla ridotta capienza causa Covid, sono gli interessi che l’Inter deve corrispondere ai creditori. Ogni anno se ne vanno in interessi oltre 40 milioni. Il fondo statunitense Oaktree ha prestato a Suning (non all’Inter, ma alla holding che controlla il club) 275 milioni lo scorso maggio a un tasso intorno al 9 per cento. Direttamente sul club gravano  due bond: uno da 300 milioni al 4,8 per cento e un secondo da 75, da onorare col 6 per cento di interessi. Entrambi sono in scadenza e andranno ricollocati sul mercato nel prossimo dicembre. Salvo miracoli, i tassi futuri saranno almeno in linea con quelli di oggi. Se a questo si aggiunge il costo degli ingaggi dei giocatori – fortemente ridotto nella scorsa sessione di mercato, ma sempre importante – si arriva a una conclusione: con l’attuale assetto debitorio l’Inter a ogni sessione di mercato dovrà vendere giocatori per far tornare i conti. Oppure dovrà puntare su un’operazione speciale che aumenti il valore del club, di modo che Suning si convinca a vendere a un prezzo gradito. E al momento ne viene in mente una sola possibile: la costruzione del nuovo stadio di San Siro.

Un anno per ricapitalizzare, accogliere soci o vendere

Secondo la stima di chi ha studiato a fondo i conti dell’Inter, con il prestito di Oaktree la proprietà cinese ha comprato un anno di tempo. Poi sarà costretta a ricapitalizzare (negli ultimi anni non lo ha mai fatto, come abbiamo visto), fare entrare nuovi soci, o vendere in toto il club a un soggetto in grado di onorare in finanziamenti in essere e al contempo garantire continuità nella gestione aziendale e nel progetto sportivo, che ha portato l’Inter a qualificarsi stabilmente in Champions nelle ultime tre stagioni e a vincere l’ultimo Scudetto. E chi ha i soldi per fare tutto questo? I fondi d’investimento. Soprattutto quelli sovrani dei Paesi della penisola araba, che non investono capitali raccolti sul mercato da investitori privati, ma direttamente i proventi delle royalties sulla vendita di petrolio e gas naturale. “Si citano gli arabi come possibili acquirenti di qualsiasi club di calcio potenzialmente in vendita più per buon senso che per un reale interesse in questa o in quella società. E lo si fa per il semplice motivo: sono pieni di soldi e possono buttarli via”, spiega una fonte che ha seguito nei mesi scorsi diverse delle operazioni, concluse e non, sulla proprietà di club italiani e stranieri.  

A Pif il calcio interessa

Non è un segreto: il fondo saudita Pif, che nel 2020 ha fatturato 430 miliardi, volentieri investirebbe nel calcio europeo. Prima che nel 2017 il cinese Yonghong Li divenisse presidente del Milan, dirigenti del fondo sovrano saudita furono ricevuti ad Arcore da Silvio Berlusconi per raccogliere informazioni sul club. Ed emissari del principe Mohammad bin Salman Al Sa’ud lo scorso anno tentarono di acquistare il Newcastle in Premier League, mettendo sul piatto 332 milioni, ma fermandosi di fronte alle resistenze politiche da parte del sistema calcio inglese. Un’esperienza che Pif non vorrebbe ripetere. Non subito e non in quella forma, almeno. Anziché garantirsi un positivo ritorno d’immagine con l’acquisto di un club blasonato, la fallita operazione di acquisto del Newcastle ha avuto come unico effetto che il mondo intero è tornato a parlare delle violazioni dei diritti umani da parte dello Stato arabo. Questo significa che i sauditi non tenteranno mai di acquistare l’Inter? No, ovviamente. Ma è improbabile che lo faranno nel brevissimo periodo.  

La prospettiva del nuovo stadio

A questo punto, quale futuro si può immaginare per il club nerazzurro? Suning, coinvolta in Cina nel collasso del colosso Evergrande gravato da 300 miliardi di debiti, può resistere in sella all’Inter se (e solo se) troverà soldi freschi entro un anno, sotto forma di un prestito, dell’entrata di un nuovo socio nel capitale, o di un’improbabile disponibilità propria. Comprare tempo serve a Suning per arrivare alle firme del nuovo contratto per la costruzione del nuovo stadio di San Siro, in condominio col Milan: firmati tutti i contratti per il nuovo impianto, con relativo sviluppo immobiliare dell’area, l’Inter potrebbe incrementare il suo valore e gli Zhang vendendo potrebbero così rientrare almeno di una parte degli investimenti a perdere fatti finora. Dal 2016 al 2019 la famiglia di Nanchino ha infatti messo nelle casse del club circa 700 milioni, riportando l’Inter al vertice del calcio italiano. Altro scenario possibile è che Suning non riesca a ripagare il finanziamento concesso da Oaktree nei tempi pattuiti che il fondo americano – come previsto dal contratto – possa divenire proprietario del club, come successo al Milan, passato dal cinese Li al fondo Elliott per un debito non saldato. Con una perdita di 12 milioni al mese, quella di Zhang è quindi una corsa contro il tempo. La speranza dei tifosi è che riesca a trovare soldi per sostenere il progetto sportivo. E che se non ce la farà venda il club tutto intero, anziché vendere i migliori giocatori a ogni sessione di mercato. 

Fonte Repubblica.it

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