Xavi, il finto debuttante che non trema alla sua prima ‘finale’ di Champions

Xavi Hernández è un debuttante atipico. Il suo arrivo sulla panchina del Barcellona, avvenuto ufficialmente solo lo scorso 8 novembre, fu annunciato oltre sei anni fa, quando l’allora centrocampista catalano decise di lasciare il Barça per trasferirsi in Qatar a chiudere la carriera di calciatore e a cominciare quella di allenatore. E non c’è che dire, il suo addio al “club della mia vita” fu quello sognato. O, forse, nemmeno lui avrebbe mai potuto immaginare di salutare i tifosi culé pochi giorni dopo aver vinto un Triplete, il secondo con la camiseta blaugrana. Nessun titolo è riuscito a resistere alle sue geometrie, alla sua mente privilegiata che gli ha sempre permesso di leggere la giocata con una frazione di secondo d’anticipo rispetto ai suoi avversari. Sia con il Barça che con la Roja, Xavi non ha solo vinto, non ha solo collezionato trofei, ma ha segnato un’epoca, ha cambiato la storia. Sempre da protagonista assoluto. A un certo punto, quando la Spagna conquistò due Europei e un mondiale in quattro anni, qualcuno azzardò che fosse Lionel Messi “a vincere grazie a Xavi e Iniesta e non il contrario”. Sono ancora in molti a crederlo e non solo all’ombra di un Camp Nou che, sabato scorso, si è riempito per non farlo sentire solo nel giorno suo debutto in campionato e che, stasera, si riempirà di nuovo per aiutarlo a superare il Benfica in Champions nella prima “finale” stagionale dei catalani.

Il ‘fintò debuttante che sa come si fa

Perché Xavi non è il tipico debuttante? Beh, perché nessuno gli ha chiesto cosa gli passasse per la testa a livello personale prima del derby contro l’Espanyol. E di certo non perché sia mancata l’occasione. Da quando è tornato a Barcellona, infatti, la sala stampa della Ciutat Esportiva Joan Gamper ha recuperato quella verve da primadonna che l’aveva caratterizzata durante i mandati di Pep Guardiola e Luis Enrique, quando quello che si diceva a Sant Joan Despí (quartier generale blaugrana) faceva il giro non solo della penisola iberica, ma di tutto il vecchio continente. E così, se i tifosi sono tornati allo stadio, i giornalisti si sono riappropriati con fervore delle proprie postazioni. I primi lo hanno fatto con la speranza di veder vincere di nuovo la propria squadra, i secondi con la convinzione di poter essere testimoni privilegiati della seconda età dell’oro della società blaugrana “perché Xavi sa come si fa, perché o sarà con Xavi o non sarà”. Ed è per questa ragione che nessuno si era preoccupato di chiedergli se aver preso in mano le redini del cavallo pazzo blaugrana gli avesse fatto perdere il sonno o venire il mal di testa: “Lui sa cosa deve fare per riportare l’entusiasmo e il tiqui taca al Camp Nou”. Anche perché a un mito del barcelonismo come lui “non possono di certo tremare le gambe dall’emozione né, men che meno, le vene e i polsi quando dovrà prendere una decisione”.

“Il Benfica? Considero solo vincere”

Non si tratta di credenze popolari, bensì di vere e proprie convinzioni, confermate da ragionamenti presuntamente logici, che non hanno consentito alla tifoseria e, più in generale, all’opinione pubblica catalana di fermarsi a riflettere sui delicati moti interiori che lo stanno accompagnando in questi suoi primi passi su una delle panchine più importanti e difficili al mondo. Convinzioni alimentate dal suo tono di voce sicuro e regolare, dalla fermezza delle sue risposte, come se di verità assoluta si trattasse, dalle sue idee chiare, troppo chiare per non essere vere, dagli otto canteranos buttati dentro alla prima contro l’Espanyol e da quelli a cui affiderà la missione di conquistare la qualificazione agli ottavi di Champions League dopo una partenza disastrosa: “Mi piacciono le sfide. Chi è più forte tra noi e il Benfica? Lo dirà il campo. L’ultima volta hanno vinto loro 3-0, ma in vista della gara di domani prendo in considerazione soltanto una possibilità: la vittoria. Sono una persona positiva, e, quindi, perché mai dovrei pensare che le cose andranno male? Se, poi, perderemo ne parleremo domani, ma per il momento sono convinto che vinceremo”. Ed è per questa ragione che quando è arrivata, con colpevole ritardo, la domanda sulle sue emozioni, su come vivesse il fatto che, prima, si desse per scontato il suo arrivo sulla panchina blaugrana e, ora, che le cose gli andranno bene, Xavi non ha esitato nemmeno un attimo e proprio come quando giocava ha anticipato tutti: “Sono contento e molto felice di essere nel miglior club al mondo. Mi sento privilegiato. Lo vivo bene, almeno per il momento – ha ammesso senza riuscire a trattenere un sorriso sornione – . Insonnia? Assolutamente no. Anzi, dormo meglio di prima”.

Fonte Repubblica.it

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