Xavi, dopo Cruyff e Pep il Barcellona ha trovato (forse) il nuovo profeta. “Chi sbaglia paga”, e cadono le prime teste

BARCELLONA – La quiete dopo la tempesta durerà dieci giorni. Nemmeno lo stesso Xavi Hernández si sarebbe mai aspettato un’accoglienza tutta rock’n’roll come quella ricevuta ieri dai suoi tifosi – né vecchi né nuovi – di sempre. Uno di loro, ieri mattina, non era al Camp Nou e ciononostante non gli ha voluto far mancare il suo in bocca al lupo: “È uno dei cinque calciatori più importanti della storia del Barça, dobbiamo stargli vicino. Farà bene, non ho dubbi”, ha assicurato Pep Guardiola dopo aver messo in chiaro che “Xavi non dev’essere né il mio erede né quello di nessuno, dev’essere sé stesso”. Eppure, sulle rive catalane del Mediterraneo è maledettamente difficile non cadere in tentazione. Il nuovo sillogismo blaugrana – non si sa quanto perfetto o categorico, di sicuro circolare – parte da Rinus Michels e finisce proprio con ‘il noi de Terrassa’. In mezzo Johan Cruijff e, naturalmente, Guardiola. E così, se Johan e Pep, dopo essere stati allievi, rispettivamente, di Michels e Cruijff hanno trionfato sulla panchina blaugrana, perché non dovrebbe riuscirci anche Xavi, uno dei templari del Barça del tiqui taca di Guardiola? Ed è per questa ragione che non è stato semplice per il fiammate tecnico catalano nascondere il proprio orgoglio per un paragone sicuramente suggestivo, ma che potrebbe rivelarsi letale: “Essere paragonato a Guardiola è già un successo perché è il miglior allenatore al mondo e, per me, un punto di riferimento”.

La strada di Pep, ma la situazione è diversa

A differenza dell’attuale tecnico del Manchester City, Xavi prenderà in mano il Barça a stagione in corso e questo non gli consentirà di lavorare soltanto con quei calciatori che considera idonei al proprio progetto: “Mi sarebbe piaciuto allenare Messi, Eto’o e Ronaldinho”, ha assicurato l’ex allenatore dell’Al Sadd. Per permettere alla Pulga di diventare il miglior calciatore al mondo, non appena prese in mano le redini della squadra, Pep chiese a Joan Laporta di allontanare dal Camp Nou sia il centravanti camerunense che il genio brasiliano che, per differenti motivi (tattici, il primo; disciplinari, il secondo), avrebbero potuto ritardare la definitiva esplosione del fuoriclasse argentino. Xavi sa bene di non potersi permettere di tagliare teste che, per le note ragioni di bilancio, non potranno essere sostituite a dovere: “Devo concentrarmi sui calciatori che abbiamo”. Fare di necessità virtù, però, non vorrà dire in nessun caso rinunciare alla propria filosofia. Ed è per questa ragione che i piccoli indiani blaugrana che non si adatteranno alla sua restaurazione cadranno inevitabilmente uno dietro l’altro e, forse, saranno anche più di dieci.

“Rispettare le regole”. E cadono le prime teste

“Chi sbaglia, paga”. Uno degli slogan della campagna elettorale di Joan Laporta annunciava una netta virata rispetto alla precedente gestione, durante la quale “si conviveva tranquillamente con gli errori”. Xavi la pensa allo stesso modo e non appena messo piede alla Ciutat Esportiva Joan Gamper ha licenziato in tronco il fisioterapista Juanjo Brau e il preparatore atletico Albert Roca. I dieci calciatori blaugrana attualmente in infermeria per problemi muscolari sono stati la sua giusta causa: “Ogni volta che abbiamo avuto delle norme, le cose sono andate bene. Quando non ne abbiamo avute, sono arrivati i guai. È semplice: bisogna avere delle regole e rispettarle”, ha sottolineato l’ex centrocampista del Barça e della Roja. Un chiaro avviso ai naviganti: “La parola disciplina non mi piace, ma senza ordine e impegno non si va da nessuna parte”. Detto questo, che Xavi non abbia davvero messo la croce su nessuno lo dimostra il fatto che, durante la sua presentazione, abbia pubblicamente chiesto al proprio presidente il rinnovo del calciatore più disordinato e negligente della propria rosa, Ousmane Dembélé: “Se seguito può diventare il più forte al mondo nella sua posizione. Dipende da lui, ma anche da noi che dobbiamo prenderci cura di lui e aiutarlo”.

I veterani, complicità fino a un certo punto

Sull’altra faccia della medaglia ci sono i senatori, le vacche sacre, i “veterani” come li ha definiti lo stesso Xavi, sottolineando come la loro parabola sia già discendente. E già, perché dietro all’apparente complicità dei loro ex compagno di squadra (“è senza dubbio un vantaggio averci giocato assieme”) si nascondono i principi di un fuoriclasse assoluto che quando ha creduto di non poter essere più uno dei titolari indiscutibili, ha preferito lasciare il passo a chi scalpitava dietro di lui: “I veterani, siccome li conosco, saranno quelli che spremerò di più”. Insomma, solo chi avrà ancora un po’ di succo da dare avrà un futuro nella squadra di Xavi a prescindere da se di cognome fai Busquets, Piqué, Alba o Sergi Roberto. Sempre in questo senso, non c’è dubbio, che i vari Nico, Gavi, Balde avranno l’opportunità non solo di continuare giocare, ma anche di diventare pedine fondamentali del nuovo Barça così com’è successo con Ronald Koeman a Pedri. E assieme a loro tutti gli altri canteranos che sapranno approfittare del fatto che sia uno di loro – uno che ha legato indissolubilmente la propria vita e la propria carriera alla società culé – ad aver preso in mano il timone blaugrana con l’obiettivo di tornare sulla rotta indicata, prima di lui, da Rinus, Johan e Pep: “Abbiamo una straordinaria generazione di giovani e il nostro compito sarà quello di aiutarli affinché il loro rendimento sia eccellente in tutte le partite”.

Fonte Repubblica.it

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