Vorrei ma non posso, all’Inter restano gli applausi. Ma la Premier è lontanissima

Vorrei ma non posso, all'Inter restano gli applausi. Ma la Premier è lontanissima

Il copione si ripete. “L’Inter è la squadra più forte d’Italia”, ha detto Jurgen Klopp alla vigilia. Dopo avere battuto i nerazzurri per 0-2, a quei complimenti preventivi ne ha aggiunti altri, meritati, per il gioco espresso e per lo spirito combattivo dimostrato. Molto simile era stata la dinamica di Inter-Real Madrid nel girone Champions del 15 settembre scorso: elogi di Carlo Ancelotti ai nerazzurri prima e dopo la partita, in mezzo il gol all’89’ di Rodrygo che aveva dato la vittoria ai Blancos. L’Inter, che José Mourinho ha detto essere “di un altro livello rispetto a tutti in Serie A”, quando si trova a contendere punti e passaggi di turno ai top club d’Europa gioca a calcio, lo fa anche bene, ma alla fine inevitabilmente capitola. E così facendo marca la distanza, in termini di qualità tecnica, fra il nostro campionato e quelli altrui. Soprattutto la Premier League, dove il Liverpool rincorre il Manchester City.

L’oro in panchina

Klopp aveva preconizzato che la differenza l’avrebbero fatta i cambi. Una profezia facile, quando puoi permetterti di inserire a gara in corso 165 milioni di euro di cambi. Firmino ne è costati 40, Luis Diaz una sessantina bonus compresi, Keita cinque in più. Poi c’è Henderson. Gente che peraltro accetta di buon grado la panchina, consapevole di trovarsi nel club giusto nel momento giusto. L’Inter prima del minuto 40′ della ripresa ha messo in campo solo il brontolone Alexis Sanchez, che nel pomeriggio aveva espresso la propria insoddisfazione per l’ennesima partita vissuta da riserva col solito post felino sui social network. E proprio questa siderale distanza di risorse da spendere a gara in corso spiega come mai i tifosi interisti non riescano nemmeno a rammaricarsi per la sconfitta: Simone Inzaghi ha fatto il massimo che poteva con quello che aveva a disposizione.

Il giardino di casa

L’Inter, ultima squadra italiana ad avere vinto la Champions League, sta sperimentando sulla propria pelle quello che la Juventus ha vissuto nelle ultime stagioni. Dopo la finale del 2017 persa 4-1 col Real Madrid, ultimo acuto di un’Italiana nel trofeo per club più importante del mondo, i bianconeri sono usciti ai quarti coi Blancos, sempre ai quarti con l’Ajax, poi per due volte di fila agli ottavi con Lione e Porto. I nerazzurri di Simone Inzaghi hanno ancora la teorica possibilità di vincere ad Anfield e proseguire nel torneo, ma nessuno fra la Pinetina e gli spalti di San Siro si fa troppe illusioni. Quel che deve dimostrare l’Inter è di sapere far fruttare la propria qualità in Italia. Da qui alla sfida con la Juventus del 3 aprile i nerazzurri affronteranno Sassuolo (in casa), Genoa (in trarferta), Salernitana (in casa), Torino (in trasferta) e Fiorentina (in casa). Tutte partite sulle carta da vincere. Per confermare il primato in Italia e per sognare di potere, un giorno non troppo lontano, battere le squadre con cui oggi deve accontentarsi di giocar bene. 

Fonte Repubblica.it

Voglio essere avvisato
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments