Vlahovic e il gol perduto: ecco perché non segna più come prima

TORINO – Dopo settanta giorni a Torino, qual è stato il reale impatto di Dusan Vlahovic sulla Juventus? Il primo bilancio è contraddittorio, perché l’esordio del serbo è stato fiammeggiante (decisivo alla prima di campionato, di Champions e di Coppa Italia), ma dopo la botta di entusiasmo iniziale, che aveva elettrizzato tutto l’ambiente, gli effetti del suo acquisto si sono i normalizzati.

La media gol in picchiata

Cinque gol in dodici partite, quattro in serie A e uno in Europa, non sono pochi, ma lo diventano in rapporto alla media che teneva a Firenze (20 reti in 24 gare) e soprattutto al calo delle ultime settimane, quando il serbo ha segnato una sola volta su sei, in casa contro la Salernitana: era dall’inizio del campionato 2020/2021 che non teneva medie così basse, perché quando ha cominciato a metterla dentro ha poi sempre tenuto un ritmo realizzativo elevatissimo. Fino a questo rallentamento.

I primi passi nel grande calcio

Ci sono diverse ragioni a giustificare il calo. Prima di tutto, l’adattamento: Vlahovic è molto forte ed è costato un’enormità, ma si tende a dimenticare che ha appena 22 anni e che fino a un paio di mesi fa non aveva mai giocato fuori dall’Italia (nazionale serba esclusa) né per traguardi ambiziosi, visto che con la Fiorentina è passato dalla zona salvezza a lambire speranze di Europa League, niente di più. Nel calcio nulla succede mai troppo in fretta: la crescita ha bisogno di gradualità, non si salgono quattro gradini per volta. C’è almeno un vantaggio nel fatto che la Juve abbia già fallito i suoi obiettivi più sensibili: questi mesi di stallo serviranno a Vlahovic per calibrarsi nella sua nuova dimensione.

I primi acciacchi dopo due anni di salute

Il calo recente è dovuto anche a ragioni fisiche, in particolare a fastidi muscolari nella zona inguinale. Vlahovic arrivò a fine gennaio da Firenze in condizioni atletiche esplosive, senza un solo acciacco in due anni, ma alla Juve ha pagato il cambiamento dei metodi di lavoro e il sovraccarico di fatiche, che chi non è abituato a giocare tre volte la settimana inevitabilmente patisce. Allegri gli ha dato un po’ di respiro solo a Genova contro la Samp, tre giorni prima del ritorno con il Villarreal, ma la brillantezza di febbraio non l’ha più avuta.

Quanta sofferenza con l’uomo addosso

Vlahovic sta anche dimostrando di patire le marcature a uomo. Nel derby Bremer non gli ha fatto vedere palla, come era già successo in Toro-Fiorentina. Ma anche Demiral, Igor e Skriniar hanno soffocato il serbo, che ha sofferto persino il salernitano Gyomber. Se lontano dall’area sa destreggiarsi anche spalle alla porta, negli ultimi venti metri se ha l’uomo addosso fatica, e gli avversari stanno cominciando a capirlo. Inoltre, a parte il gol lampo a Vila-Real, Vlahovic non ha ancora lasciato il segno nelle partite più importanti: le altre reti le ha segnate a Verona, Empoli (2) e Salernitana, ma è rimasto a secco nel ritorno di Champions, nella semifinale di Coppa Italia, nel derby, contro l’Inter: è il processo di adattamento al calcio di vertice di cui si parlava prima e che richiede tempo e pazienza.

Con la Juve tira di meno

C’è poi da dire che il gioco della Juve, meno produttivo di quello della Fiorentina, non lo avvantaggia. Contro lo Spezia non ha mai tirato (non gli era mai successo prima, in questa stagione), contro il Torino l’ha fatto una volta sola. La buona prova di squadra contro l’Inter gli ha permesso di andare alla conclusione sette volte, ma una sola ha centrato la porta. D’altronde, Allegri sta ancora cercando la formula giusta: il prossimo mese e mezzo lo dedicherà a capire come valorizzare il suo talento migliore.

La fiducia di Agnelli e Allegri

Società e allenatore sono in ogni caso molto soddisfatti di Vlahovic, del suo impatto, della sua personalità, della disponibilità al lavoro. Si è adattato in fretta e ha subito assorbito le abitudini bianconere. Allegri gli sta chiedendo di lavorare soprattutto sulla tecnica del primo controllo, quando riceve palla spalle alla porta: lo vuole più pronto, preciso e pulito, sia che debba smistare di primo acchito il pallone a un compagno sia che ne mantenga il controllo per varare un’iniziativa personale. Ma si torna al punto di partenza: Vlahovic ha solo 22 anni e un’esperienza di vertice ancora molto limitata. “E alla Juve la palla pesa di più”, dice l’allenatore: sta cercando di alleggerirgliela.

Vlahovic e il gol perduto: ecco perché non segna più come primaFonte Repubblica.it

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