Verona-Roma 1-3: i giallorossi faticano, il baby Volpato li fa volare in extremis

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VERONA – Quando, tra due settimane, Cristian Volpato soffierà su 19 candeline, farà davvero fatica a trovare un desiderio da esprimere. Provateci voi, dopo aver segnato il gol che ha scardinato la partita col Verona fin lì arrugginitasi sul pari, e che da solo vale il quarto posto a un punto appena dal Milan campione d’Italia. Provateci voi ad avere a 18 anni e a ritrovarvi a brillare in Serie A dopo essere partiti da Camperdown, un sobborgo di Sidney. Provateci voi a trovare qualcosa da desiderare, se fate i trequartisti nella Roma e a darvi la propria benedizione, prendendoti nella sua scuderia da agente, è stato un signore che si chiama Francesco Totti. E pazienza se i tuoi lo hanno fatto un po’ arrabbiare. Provateci a lasciare lo stadio Bentegodi con le cuffiette e le spalle arrossate dalle pacche ricevute dai compagni, mentre José Mourinho dice di voi che “il ragazzo ha questa creatività, questo gioco fra le linee: gioca a due tocchi, ma è anche capace di prendere palla e attaccare”. Anche se a lui ha detto altro: “Hai avuto culo”.

<<La cronaca della partita>>

Il gol contro il Verona è un déjà vu: a gennaio ne aveva battezzato il primo in Serie A, poi nulla fino a ieri. “Forse è perché mio padre viene da qui”, sorride lui, quasi imbarazzato. A settembre la Roma ha rinnovato il suo contratto fino al 2026, firma che aveva fatto un po’ arrabbiare proprio Totti, lasciato fuori dal tavolo delle trattative da una chiamata del dg Tiago Pinto alla mamma Claudia: “Venga da sola”. Lo accompagnò lei anche al primo colloquio, quando Cristian non parlava che inglese, col suo primo allenatore nelle giovanili romaniste, Fabrizio Piccareta: lo aveva scoperto grazie a un filmato sul telefonino inviatogli dal direttore della Australasian Soccer Academy, dove Volpato dribblava avversari come birilli. Quando venne quel Natale a trovare gli zii a Roma, gli organizzarono una partita contro il Trastevere. Dove Cristian fece innamorare un osservatore della Roma, Bruno Banal.

Una storia che quasi sovrascrive gli errori inspiegabili di Abraham, il ritorno al gol di Zaniolo in Serie A dopo 280 giorni senza, e pure la paura per quell’intervento di Dawidowicz sul suo ginocchio, che ha permesso alla Roma di giocare quasi un’ora in 11 contro 10. Ma non ne staremmo a parlare se un ragazzo serbo di 15 anni più vecchio, Nemanja Matic, non gli avesse servito quel pallone. “Era successa la stessa cosa in allenamento”, ha raccontato Volpato, “con lui c’è qualcosa: quando lui gioca, io segno”. Il gigante e il bambino per portare la Roma fuori dal bosco. Prima che il 3-1 di El Shaarawy – ancora su assist di Volpato – facesse dimenticare le streghe che avevano infestato i pensieri, quanto tutto pareva buio. “Facciamo sempre fatica a vincere, è sempre un sacrificio, ma è il nostro Dna”, ammette Mourinho. Che sembra un sub in apnea: “Dobbiamo sopravvivere, prendere più punti possibili fino al 13 novembre”. E poi? Poi ci sarà la sosta, e a gennaio sarà una Roma diversa. Perché torneranno Dybala, magari persino Wijnaldum. Ma le loro assenze non spaventano José: “Piangere porta solo negatività. Quello che può portare positività è aver fiducia nei ragazzi”. Soprattutto se la ripagano così.

Verona-Roma 1-3 (1-1).
Verona (3-4-1-2):
Montipò, Dawidowicz, Gunter, Ceccherini (1’st Hien), Faraoni, Tameze, Veloso (22’st Magnani), Depaoli, Hongla (40’st Sulemana), Kallon (1’st Lasagna), Henry (33’st Djuric). All.: Bocchetti.
Roma (3-5-2): Rui Patricio, Mancini (20’st Matic), Smalling, Ibanez, Karsdorp, Cristante (1’st El Sharaawy), Pellegrini, Camara (37’st Shomurodov), Zalewski (12’st Volpato), Zaniolo (12’st Belotti), Abraham.  All.:Mourinho.
Arbitro: Sacchi di Macerata.
Reti: nel pt 26’Dawidowicz, 46’Zaniolo; nel st 43′ Volpato, 47′ El Shaarawy.
Recupero: 3′ e  5′.
Angoli: 4 a 2 per la Roma.
Ammoniti: Ceccherini, Cristante. Hongla, Hien per gioco falloso.
Espulsi: al 35′ del pt Dawidowicz per gioco violento.
Spettatori: circa 24.000.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte Repubblica.it

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