Venezia-Roma 3-2: Okereke affonda i giallorossi

VENEZIA – A ispezionare quale possa essere il punto più basso, si rischia di rimanere sorpresi. La Roma affonda a Venezia, e stavolta l’acqua alta non c’entra. A travolgerla, i suoi stessi limiti sfruttati da un Venezia coraggioso e organizzato, a differenza della squadra di Mourinho.

<< La cronaca della partita >>

Il 3-2 è la fotografia di una partita in cui la Roma era andata sotto, aveva rimontato. E credendo di aver vinto, ha ceduto all’arroganza. Il terreno ideale per coltivare la contro risposta della squadra di Paolo Zanetti. Si è visto molto, quasi tutto: Mourinho aveva sacrificato in avvio la linea a 4 e non avendo terzini a sinistra aveva scelto il 3-5-2, con Kumbulla al centro della difesa, Pellegrini mezzala e la coppia Shomurodov-Abraham davanti. Eppure il gol l’aveva trovato – subito – il Venezia. Con Caldara, che ha interrotto un digiuno lungo quasi 4 anni (l’ultimo gol alla Lazio a dicembre 2017) con una zampata in anticipo su Cristante sfruttando una punizione di Aramu.

La Roma era risalita lentamente: un palo di Abraham. Un rigore poi cancellato dal Var che Abraham stesso aveva conquistato. E poi i due gol sul tramonto del primo tempo: Shomurodov, sfruttando una mischia figlia di una testata del centravanti inglese. Che poi si è sbloccato – l’ultimo gol in campionato era del 23 settembre – aggirando Ceccaroni. Gol frutto più della rabbia che di una organizzazione. Un’impressione confermata dalla ripresa.

Quando il Venezia riemerge dalla Laguna sfruttando inserimenti senza palla e movimenti dei suoi centrocampisti. Ma ci vuole un errore perché la situazione cambi. Lo commette Cristante, che non soddisfatto di essersi perso Caldara nel primo tempo, lo stende in area, per intercettare un pallone volante e innocuo. Il rigore di Aramu è una sentenza. Non l’ultima. Perché 10 minuti dopo, alla mezz’ora della ripresa, un lancio di Ampadu stende ad Okereke un tappeto rosso verso il gol della vittoria. Lui, che nel primo tempo aveva incenerito l’occasione del 2-0, ha imparato dall’errore, infilando la palla in porta. E il conto sarebbe stato persino più salato se le traversa non avesse gelato prima Modolo, poi Henry. Il classico arrembaggio finale di una Roma tradizionalmente ingolfata di punte e mezzepunte – persino il giovane Zalewski – ha prodotto solo la pioggia di cori esausti dei romanisti in trasferta. Da queste parti, agli assedi sono abituati a resistere. Bisogna capire se Mourinho sarà altrettanto bravo a resistere all’acqua alta.

Venezia – Roma 3-2 (1-2)
VENEZIA (4-3-3): Romero, Mazzocchi (31′ st Ebuhei), Caldara, Ceccaroni, Haps, Busio, Crnigoj (1′ st Sigurdsson), Ampadu, 10 Aramu (31′ st Tessmann), 23 Kyine (25′ st Modolo), Okereke (44′ st 14 Henry) (1 Maenpaa, 3 Molinaro, 9 Forte, 18 Heymans, 19 Bjarkason, 30 Svoboda, 42 Peretz). All. Zanetti.
ROMA (3-5-2): Rui Patricio, Ibanez, Mancini, Kumbulla (21′ st Carles Perez), Karsdorp (38′ st Zalewski), Cristante, Varetout, Pellegrini, El Shaarawy (31′ st Zaniolo), Shomurodov (38′ st Mayoral), Abraham (63 Boer, 87 Fuzato, 8 Villar, 19 Reynolds, 42 Diawara, 64 Afena Gyan, 65 Tripi, 77 Mkhitaryan). All. Mourinho.
Arbitro: Aureliano di Bologna.
Reti: nel pt 3′ pt Caldara, 43′ Shomurodov, 47′ Abraham; nel st 20′ Aramu (rig), 29′ Okereke.
Angoli: 4-11 Recupero: 2′ e 5′.
Note: ammoniti Karsdorp per proteste, Kyine e Abraham per gioco scorretto, Romero per comportamento non regolamentare.
Spettatori 8263 per un incasso di 298.374 euro 

Fonte Repubblica.it

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