Vecchia guardia e volti nuovi, il flop totale della Juve. Di Maria ”salva” il Mondiale, stop di 20 giorni

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I problemi della Juventus si intrecciano e si sovrappongono, tra campo e spogliatoio: difficile in queste condizioni rendere al massimo, specialmente per i nuovi arrivati. Nel bilancio tracciato dopo la sconfitta con il Maccabi Haifa non è stato tralasciato l’apporto dei calciatori arrivati durante l’estate: spaesati, meno efficaci di quanto immaginato o, semplicemente, infortunati. In una rosa che ha perso figure chiave nel gruppo o in campo, come Chiellini e De Ligt, i volti nuovi si sarebbero dovuti fondere in un tutt’uno con coloro che erano rimasti dalle passate stagioni, con i senatori. Oggi il naufragio della vecchia guardia ha coinvolto anche i vari Kostic, Bremer, Paredes e Di Maria.

L’atteggiamento di Di Maria e l’apatia di Paredes

Questa mattina Di Maria ha varcato la soglia del J Medical per sottoporsi agli esami dopo l’infortunio rimediato ad Haifa. È la quarta volta, comprese le visite mediche di inizio anno, che il Fideo entra nella struttura bianconera per capire le sue condizioni di salute: scuro in volto e senza il minimo accenno di un sorriso, l’argentino tornerà a disposizione nel giro di 20 giorni (lesione di basso grado del bicipite femorale della coscia destra), in tempo per Juve-Inter del 6 novembre e al massimo della forma per il Mondiale di novembre. Un momento che rappresenta anche il manifesto dell’avventura bianconera di Di Maria, decisivo e incantevole solo nelle idee estive dei tifosi e nelle due partite con Sassuolo e Maccabi Haifa. Mettere in dubbio le doti tecniche dell’argentino sarebbe folle, almeno quanto pensare che la versione sbiadita e svogliata vista in campo non sia stato un problema enorme tra la Juve immaginata in estate e quella vista in autunno. Il rapporto con Allegri non è mai decollato e l’arrivo di Paredes, suo grande amico e connazionale, non ha migliorato la situazione. Di Maria ha saltato due partite in campionato per squalifica e quattro tra Serie A e Champions per infortunio, segnando un gol con il Sassuolo e distribuendo quattro assist. Se i lampi di genio del Fideo sono stati brevi ma intensi, Paredes non è ancora riuscito a prendere in mano le redini del centrocampo, anzi: contro il Maccabi, Allegri l’ha tolto a metà partita preferendo ritornare al passato, a Locatelli regista. Una scelta che ha le sembianze di una bocciatura.

Bremer e Kostic spaesati, Gatti l’invisible

Difficile lasciare subito il segno in un sistema come quello di Allegri, in cui la duttilità e le metamorfosi tattiche sono all’ordine del giorno. Lo sa bene Bremer, che dopo aver spiccato il volo nel sistema iper-codificato e preciso di Juric, caratterizzato dalla difesa a tre e da coperture individuali, si è ritrovato spaesato nella retroguardia bianconera. Schierato sul centrosinistra nelle prime partite, il brasiliano non ha convinto, commettendo diversi errori: servono certezze e l’ex granata, che sabato ritroverà i suoi vecchi compagni, non è in grado di soddisfare questa necessità. Eppure con Bonucci ancora in condizioni non ottimali e Rugani usato con il contagocce, la difesa poggia su di lui: contro il Maccabi, Allegri l’ha fatto riposare e nonostante ciò resta il calciatore più utilizzato da inizio anno davanti a Danilo, con 1074 minuti. È uno dei meno utilizzati in assoluto il nuovo arrivo Gatti, prelevato dal Frosinone per 10 milioni nello scorso mercato di gennaio: una favola, quella del difensore di Rivoli, che non ha ancora scritto il lieto fine. Due sole partite disputate, 180′ in campo come Rugani, una discreta prova con lo Spezia ma anche quella disastrosa con il Monza, con il gol dei brianzoli imputabile a lui. Se in difesa le certezze vengono meno, anche Kostic sembra la versione involuta del calciatore visto con la maglia dell’Eintracht Francoforte lo scorso anno: dopo un inizio positivo, il serbo si è adattato all’andazzo generale e contro il Maccabi si è accomodato in panchina. Allegri gli ha preferito Cuadrado, destro adattato a sinistra, e quando è entrato a partita in corso il suo rendimento è stato disastroso, risultando il calciatore con più palle perse del match.

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Il peso dell’assenza di Pogba

Che la Juve giochi male e renda ancora meno è un dato di fatto, riscontrabile sia visivamente che spulciando le classifiche della Serie A e del girone di Champions. L’assenza di Pogba ha certamente avuto un peso, anche se in teoria dovrebbe averlo più nei grandi match, contro il Milan e contro Benfica e Psg, più che nelle partite che la Juve deve vincere a qualunque costo. Senza la sua fisicità e la sua creatività il centrocampo ne risente e con lui la manovra e l’imprevedibilità dell’attacco. Il francese, esattamente come Di Maria, sembra più preoccupato dalla possibilità di perdere il Mondiale che desideroso di tornare per salvare la Juventus: se per l’argentino il ritorno dal Qatar potrebbe essere l’ennesimo dubbio, per quanto riguarda il francese la consapevolezza è che a gennaio, se tutto andrà per il verso giusto, potrà dare l’apporto atteso alla causa. Eppure le sue condizioni fisiche non erano sconosciute, l’ultima partita risale al 19 aprile scorso contro il Liverpool: nel 2023, quando potrà tornare al massimo della forma, la Juve potrebbe essere già fuori dalla Champions e staccata in classifica in Serie A. Tra infortuni, attese tradite e prestazioni inadeguate, anche la nuova linea bianconera deve riscattarsi per raddrizzare la stagione. 

Fonte Repubblica.it

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