United, l’ora più buia: Ronaldo tra gli imputati. Solskjaer salvato da Sir Alex, ma il fantasma di Conte avanza

LONDRA – “Il giorno più buio”, come lo ha chiamato ieri Ole Gunnar Solskjaer parafrasando Churchill, non è solo una disfatta storica e umiliante per il Manchester United. Ma anche l’ingresso in un tunnel psicodrammatico per i Red Devils, da cui sarà complicato uscirne. Incluso per Cristiano Ronaldo, che pensava di essere arrivato in una squadra debordante e che invece tra le righe è oggetto di crescente scetticismo tra i commentatori sportivi. Perché lo 0-5 con il quale la supposta “Invincible Armada” dell’allenatore norvegese è affondata sotto i colpi del Liverpool – che poteva dilagare ancor più se solo lo avesse voluto – apre ufficialmente il processo a Solskjaer e all’intera squadra. Incluso, l’acquisto del campione portoghese.

Segnali di cedimento anche con l’Atalanta

In fondo, il crollo di ieri dello United non è nemmeno così clamoroso. Il Manchester United sinora aveva mostrato profonde lacune e il 3-2 in rimonta sull’Atalanta in Champions mercoledì scorso non le aveva di certo colmate. Con una Dea al completo il risultato sarebbe stato molto probabilmente diverso. E se i “Red Devils” sono in testa al girone di Champions è perché hanno vinto un’altra gara in extremis in casa, quella contro il Villarreal, anche lì con gol di Ronaldo. Un’altra partita che lo United avrebbe potuto tranquillamente perdere, nonostante il risultato finale.

Una vittoria nelle ultime 5 gare, fuori dalla Coppa di Lega

Ma è in campionato che la squadra di Solskjaer sta dando il peggio di sé: nelle ultime 5 partite lo United ha vinto solo contro il West Ham, anche lì in maniera confusa, con un gol straordinario di Lingard alla fine. Poi, oltre all’eliminazione in Coppa di Lega per mano degli stessi “Hammers”, la sconfitta in casa contro l’Aston Villa (0-1), il pareggio sempre all’Old Trafford contro l’Everton (0-0), il crollo a Leicester (2-4) e infine ieri il cataclisma contro il Liverpool di Klopp. Totale 4 punti su 5 partite, quattro gol fatti e undici subiti, e settimo posto in classifica, a 14 punti, otto in meno del Chelsea capolista (su 9 giornate) e gli stessi dei criticatissimi Everton e Arsenal.

Ma il pubblico non molla Solskjaer, la stampa sì…

Eppure lo United con Solskjaer, dopo il naufragio di Mourinho nel 2018, sinora era stato un continuo crescendo: sesto nel 2019, terzo nel 2020, secondo la passata stagione. Il norvegese ha i favori di ogni livello dello United, da Sir Alex Ferguson al pubblico, che ieri paradossalmente non lo ha neanche fischiato più di tanto, a parte nel primo tempo. Ma la stampa è furiosa e i tabloid, in primis il Sun, chiede la sua testa il prima possibile: “Abbiamo sempre saputo che è un allenatore inadeguato. Se non lo cacciano, si deve dimettere”. Ole invece vuole resistere. 

Tre gare per il futuro, mentre si aggira il fantasma di Antonio Conte

Ma fino a quando? Le prossime partite dello United, prima della sosta delle nazionali, saranno probabilmente i giorni del giudizio per Solskjaer: sabato contro il Tottenham a Londra, martedì 2 novembre il ritorno con l’Atalanta a Bergamo e poi, il 6, il derby contro il Manchester City di Guardiola, all’Old Trafford. C’è un fantasma che già si aggira a Manchester: è quello di Antonio Conte, che potrebbe diventare il futuro allenatore dei Red Devils e soddisfare un’altra sua ambizione. 

Ma la dirigenza non è convinta

Ma c’è più di una resistenza nella dirigenza dei Glazer. Imbarcare un vincente ed esigente come l’allenatore italiano significherebbe non solo ricominciare un progetto radicalmente dall’inizio. Anche gli addii improvvisi di Conte a Inter, Juve, Nazionale, Chelsea, eccetera, non lo rendono, agli occhi dei dirigenti, un vero progetto a lungo termine. Secondo: il rapporto con Cristiano Ronaldo, uno che corre meno del portiere del Wolfsburg (statistiche alla mano), potrebbe complicarsi immediatamente con un tecnico che invece chiede un pressing asfissiante, anche alle punte. Terzo: Solskjaer rimarrà fino a quando Sir Alex Ferguson non mostrerà il pollice verso. 

Il centravanti-celebrità invecchiato

Che cosa si è rotto nello United, nonostante le ultime soddisfacenti stagioni di Solskjaer? Il primo problema sembra, paradossalmente, proprio Cristiano Ronaldo, che doveva essere la ciliegina sulla torta dopo gli acquisti di Varane e Sancho. Invece, almeno sinora, sembra una ciliegina troppo pesante, che potrebbe far venire già tutta la torta. I commentatori si sono oramai accorti che Cr7 partecipa pochissimo alla fase difensiva, e in un calcio come quello della Premier League risalta ancora di più. Non a caso, dopo il “grande finalizzatore che non pressa per niente” di Henry Winter del Times, oggi il Guardian lo definisce “un centravanti-celebrità invecchiato”.

Ronaldo e il modulo

Eppure Ronaldo si sta persino sacrificando da punta centrale, cosa che alla Juventus aveva rifiutato più volte. Tuttavia, come scrive oggi il Sun, “l’unico modo per renderlo sostenibile per lo United è giocare con il 4-2-3-1. Un modulo che, era chiaro, avrebbe permesso al Liverpool di fare a fette lo United”. A proposito di schemi, oramai per schierare e lasciare Ronaldo in campo per tutta la partita (persino ieri sullo 0-5), Solskjaer gioca con Rashford attaccante sinistro che scatta sempre sul filo del fuorigioco (con scarsi risultati sinora) perché con Ronaldo e subito dietro Bruno Fernandes c’è pochissimo movimento in attacco, rendendo il gioco piuttosto prevedibile. E il fantasista portoghese sembra soffrire la presenza del fenomeno connazionale nei paraggi. 

Sancho in panca, Pobga nervosissimo

A soffrire però sono anche altri due grandi calciatori. Uno è Sancho, pagato quasi 85 milioni di euro dal Dortmund, ma che, dopo l’arrivo di Ronaldo, fa solo panchina. L’altro è Paul Pogba. Neanche il campione del mondo francese gioca più titolare e questo perché, nella filosofia di Solskjaer per far giocare Cristiano al meglio, quel posto a sinistra ora è di Rashford, in pessima forma tra l’altro. Ieri, un sempre più turbato Pogba ha sfogato tutta la sua frustrazione con un grave fallo su Naby Keita, che gli è costato l’espulsione dopo 15 minuti dall’ingresso nel secondo tempo, scatenando la furia dell’ex idolo dell’Old Trafford, Paul Scholes: “Paul non merita di essere allo United”.

Maguire e i big match

Ma Ronaldo ovviamente non è la causa di tutti i mali. Ieri, nella figuraccia contro il Liverpool, il Manchester ha dimostrato di giocare un calcio scolastico, con solo il 36% di possesso palla e senza una solida impalcatura tattica come quella degli undici di Klopp. Qui le responsabilità sono ovviamente di Solskjaer. Inoltre – ma questo è un vecchio difetto – alcuni giocatori strapagati hanno mancato il momento decisivo, per esempio il capitano Maguire, la cui incostanza, soprattutto nei big match, è un mistero ancora lontano dalla soluzione. Per non parlare del flop dei terzini e di Fred e McTominay imbarazzanti ieri in mezzo al campo per pochezza tecnica e personalità. La sensazione è che questa squadra, “inetta, fragile, sconclusionata” secondo il Guardian, si stia scollando sempre di più. E il peso di Cristiano Ronaldo in mezzo all’attacco, al momento, sembra dilatare queste crepe, invece di cementarle.

Fonte Repubblica.it

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