United, altra disfatta: al Brentford basta un tempo per farne quattro

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United, altra disfatta: al Brentford basta un tempo per farne quattro

United, altra disfatta: al Brentford basta un tempo per farne quattro

LONDRA – My God, che imbarazzo. Quando toccherà il fondo il Manchester United? Perché i Red Devils continuano ad affondare come il Titanic, oggi 4-0 a Brentford, con quattro gol dei padroni di casa nei primi 35 minuti, quando la partita era già finita. Lo United è oramai lo zimbello della Premier League, per il rapporto soldi spesi e risultati. Non lo dicono solo le immani figuracce ma anche gli impietosi numeri.

Il Manchester è la squadra che più ha perso per almeno 4-0 dalla scorsa stagione in Inghilterra, ben sei volte. È una squadra alla sesta sconfitta consecutiva fuori casa, se si conta sempre l’anno scorso. È una squadra che ha realizzato 4 punti nelle ultime otto partite ufficiali in campionato. Cos’altro? Potremmo continuare, ma oggi, a due terzi della prima fazione, aveva complessivamente corso circa 4 chilometri in meno rispetto al Brentford, neopromossa l’anno scorso.

Eccoli gli striscioni sugli spalti, come raramente se ne vedono in Inghilterra: “Vendete lo United!”, dedicato alla dirigenza americana dei Glazer sempre più nella bufera dopo il crollo apparentemente inarrestabile dall’anno scorso, iniziato proprio con l’acquisto di Cristiano Ronaldo dalla Juventus. Che non ha portato il plus sperato. Anzi.

Ma oggi non sparate su CR7. Perché lui è davvero uno dei pochi che si è impegnato, che ci ha provato, che almeno un po’ ci ha creduto in questo incubo infinito, o anzi inferno dei Diavoli Rossi. Cristiano è rimasto in campo per tutta la partita, nonostante la disfatta. Segno che Ten Hag, in questo momento catastrofico dopo la sconfitta casalinga all’esordio contro il Brighton, vuole affidarsi a lui per tirare fuori lo United da queste implacabili sabbie mobili. Titolare oggi Ronaldo, nonostante le tensioni dei giorni scorsi nello spogliatoio e il suo comportamento “inaccettabile” secondo il tecnico olandese.

Nonostante la disfatta, Cristiano è sembrato motivato, qualche tiro da fuori ma centrale, è tornato a prendersi persino un paio di falli nella sua metà campo. E, quando lo United era sotto di 2-0, incitava i suoi facendo segno: “Ce ne basta uno! Ce ne basta uno!” per riaprirla, come qualche anno fa al Bernabeu quando il Real veniva inizialmente asfaltato da Allegri e Mandzukic in Champions League, prima del contestatissimo rigore e del bidone dell’immondizia al posto del cuore.

Ma lì Cristiano ebbe ragione. Qui intorno c’è davvero la terra bruciata, e desolata. Lo United è sinceramente sconcertante. Il primo tempo di oggi potrebbe essere uno dei più brutti della storia del club. De Gea che concede l’1-0 di Dasilva con una papera scandalosa. Il 2-0 che nasce, ancora con la complicità del portiere spagnolo, da un errore di Eriksen in costruzione, come piace giocare a Ten Hag: pasticcio e gol facile di Jensen. Il 3-0 di Mee, al 30esimo della prima frazione, è un autodafè di Lisandro Martinez, il nostro difensore argentino arrivato (stra)pagato dal Benfica per 68 milioni di euro, che nella circostanza è sembrato un giocatore della primavera, anzi un pulcino. Ennesimo velo pietoso il 4-0: contropiede in tre facilissimi tocchi addirittura da calcio d’angolo dello United e Mbeumo che insacca con Shaw impotente.

Una catastrofe. Totale. Il secondo tempo è un allenamento per il Brentford. Lo United fallisce un paio di buone occasioni, come con Eriksen, che sembra davvero inadeguato e fuori tempo in questa squadra. Un caso umano è poi Rashford. Che roi Mbappé vuole al Psg, lo United chiede addirittura 100 milioni per accettare, ma l’involuzione di questo ragazzo è colossale, vedendo i disastri in campo. In un campionato normale, l’ex promessa del calcio inglese non arriverebbe a 30 milioni. Eppure una fiochissima luce in fondo al tunnel la accende proprio il 24enne di Manchester: quando a partita oramai sepolta e disperatissima, osa, prova a entrare di forza con la tecnica e la velocità, invece di passarla come sempre al vicino di banco. Ecco: lo United mette per la prima volta in difficoltà il Brentford. E per poco non segna il gol della bandiera. Lo stesso capita dopo con Elanga e il disastroso Dalot.

È il segnale che molti giocatori dello United sono pietrificati dalla paura di sbagliare, dopo un incubo entrato al suo secondo anno. Ma ci sono limiti strutturali, mai affrontati. Come il centrocampo, cui non basterà Rabiot dalla Juve: Fred e McTominay sono un flagello per i compagni, Bruno Fernandes si è dissolto da quando è arrivato Cristiano, di Eriksen abbiamo detto, di Maguire meglio tacere. Infine Jadon Sancho: attaccante esterno inglese comprato per 80 milioni dal Dortmund due anni fa, e in cambio la bellezza di soli 5 gol sinora su 39 partite.

Ten Hag ha anche le sue ferali colpe. Sin dai primi minuti, la squadra era troppo “bassa” (come posizione e fisico degli interpreti), ma soprattutto era spezzata in due, con Ronaldo, Sancho e Rashford in una realtà parallela, che non ne prendevano una e il povero centrocampo allo sbando completo. Il neo allenatore insiste nella costruzione olandese dal basso, ma questa squadra non sembra averne le capacità. La ricostruzione sarà lunga, lunghissima. Ancora ci si chiede con che coraggio Gary Neville insista nel dire che Conte non sarebbe stato l’allenatore giusto dello United, viste le macerie su cui si cammina oggi. Ah, e domenica prossima c’è il Liverpool all’Old Trafford. 

Fonte Repubblica.it

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