Union Berlino, la squadra antisistema al potere in Germania

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Union Berlino, la squadra antisistema al potere in Germania

Union Berlino, la squadra antisistema al potere in Germania

Chissà ora cosa diranno i tifosi dell’Union Berlino. Sono gli stessi che con innegabile senso del paradosso, resisi conto di arrivare nel calcio dei grandi, dicevano ‘’Oh merda, stiamo andando in Bundesliga”. Quasi avessero timore di essere contaminati dal nuovo mondo. I berlinesi in Bundes ci sono poi andati – e questa è storia vecchia -, ma adesso sono anche diventati la 34esima squadra della storia del massimo campionato a stare da sola in testa alla classifica, e questa è storia nuovissima. L’evento con la vittoria a Colonia abbinata al pareggio del Friburgo, l’altro candidato alla storia, fermato dal blasone del Borussia Moenchengladbach. Insomma, in attesa che la corazzata Bayern Monaco esca dal nobile torpore delle prime giornate, l’alternativa è al potere. Alternativa, potere: la prima si sposa bene con l’Union, la seconda meno. Del resto l’Eisern Union, l’unione di ferro, con il potere c’entra veramente poco: caso contrario, avrebbe vinto sicuramente di più di una coppa della DDR. Era il 1968, e sembrava una bella occasione per conoscere da vicino l’altro calcio, magari sperando in un sorteggio con il Colonia, vincitore dell’analogo trofeo in Germania Ovest. Non se ne fece però nulla. Molte squadre del blocco sovietico infatti furono ritirate dalle rispettive federazioni dopo i fatti di Praga.

<<La classifica della Bundesliga>>

La curva alternativa ai tempi della DDR

I mutamenti della storia non hanno comunque scalfito quel senso di antisistema che è dentro l’Union. Alla vigilia del primo storico derby con l’Hertha in Bundesliga, l’ex laziale Thomas Doll disse a Repubblica: “Un volta vincemmo 8-1. Ma come tifo vincevano loro, tanto che in Germania si dice che se tifi un giorno per l’Union ci tiferai per tutta la vita”. Pensi ad un giocatore nato e cresciuto nel club, e invece era uno di quelli che quando il muro, pur con qualche crepa, stava ancora in piedi, gli faceva un sacco di gol. Perdevano spesso, ma più perdevano e più cantavano, con quella curva piena di punk. Osavano, anche con cori del tipo ‘’Abbatti il muro’’, intonato quando c’era un calcio di punizione e gli avversari piazzavano la barriera. ‘Sovversivi’, ma a conti fatti tollerati. Erich Mielke, potentissimo capo della Stasi (il temuto servizio segreto della DDR) nonché padre padrone della Dynamo Berlino, era del resto più interessato a pilotare gli arbitri alle partite con Dresda o il Lokomotiv Lipsia.

Quell’antipatia verso il Lipsia

A proposito di Lipsia, proprio lì negli ultimi anni i tifosi dell’Union hanno individuato i nemici. Il Lokomotiv non c’entra, la Red Bull sì. A loro quella ricca multinazionale applicata al calcio proprio non va giù. A Lipsia si sono vendicati, venendo meno alla tradizione di suonare l’inno avversario nel proprio stadio. Quel giorno erano invitati molti ucraini e quell’inno secondo il club ricordava troppo quello sovietico. Sarà pure così, ma lo splendido ‘Eisern Union’ di Nina Hagen, regina punk e rock, non sembra entrarci più di tanto le liturgie del vecchio Orso. Comunque, del provvedimento ai tifosi dell’Union è importato il giusto. Del loro inno hanno fatto da tempo un momento iconico, una sorta di ‘’you’ll never walk alone’’ tedesco.

Il senso della collettività e quell’idolo sconosciuto

Quando lo cantano emerge quel senso del collettivo che va ben oltre il momento in se stesso. Quella dell’Union è gente che ama riunirsi allo stadio anche la sera di Natale per cantare Stille Nacht, che quando il club versava in pessime condizioni economiche ha donato sangue allo stato per racimolare fondi. E’ gente che quando il vecchio impianto in mezzo alla foresta, lo Stadion An der Alten Försterei (Stadio vicino alla vecchia casa del guardaboschi) cascava a pezzi, ha lavorato per un totale di 140mila ore gratuite per rimetterlo a posto. E’ gente che nell’esordio assoluto in Bundesliga, avvenuto contro il Lipsia – corsi e ricorsi – ha portato in curva le foto dei tifosi che non ce l’avevano fatta a vedere quel momento che sembrava impossibile.  E’ gente che ha eletto come giocatore più importante uno che i fari del calcio internazionale hanno illuminato poco e niente: il portiere Wolfgang ‘Potti’ Matthies, uno che oltre a giocare a pallone faceva l’elettricista, entrato definitivamente nei cuori dopo una semifinale della Coppa della Germania Est nella quale era stato decisivo nel buttare fuori la Dynamo Dresda.

La cadute di stile

Ma non sono tutte tutte rose e fiori. Durante il già citato derby di Bundesliga, uomini incappucciati entrarono in campo per cercare il faccia a faccia con quelli dell’Hertha.  Oppure nella scorsa Conference League, nella gara giocata all’Olympiastadion contro il Maccabi Haifa, la squadra israeliana fu oggetto di insulti antisemiti. Inoltre alcuni tifosi cercarono addirittura di bruciare una bandiera israeliana.

I nuovi idoli

Contaminazioni che non ci volevano per una tifoseria che nel Dna ha il mito di Wolfgang Matthies. A succedergli sul piedistallo potrebbe essere Sheraldo Becker, attaccante del Suriname andato a segno finora 5 volte (la più importante nell’1-1 contro il Bayern Monaco). O magari l’ex sampdoriano Morten Thorsby, il fratello d’arte Rani Khedira, il capitano austriaco Christopher Trimmel (il più vecchio della truppa con i suoi 35 anni). O direttamente l’artefice di tutto, il tecnico svizzero Urs Fischer. I tifosi andati a Colonia inneggiavano al titolo con la faccia di chi scherza. A pensarci bene la stessa faccia che avevano quelli del Leicester. Ma il Bayern purtroppo per loro non sembra così incline alla goliardia…

Fonte Repubblica.it

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