Ungheria-Italia, più politica che calcio: “La vittoria di Giorgia Meloni? Ora Orban potrà fare squadra in Europa”

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Ungheria-Italia, più politica che calcio: "La vittoria di Giorgia Meloni? Ora Orban potrà fare squadra in Europa"

BUDAPEST – “Parliamo, ma non mi riprendete: sono stata tranquilla per 72 anni e non voglio compromettermi proprio adesso”. Mentre lo dice, l’esperta professoressa ungherese di semiotica italiana all’Università ELTE di Pest stringe al petto i risultati degli esami dei suoi studenti. Sulla vittoria di Giorgia Meloni ha le idee piuttosto chiare e le esprime sotto forma di domanda? “Mi spiegate l’infatuazione per Draghi?  E Calenda, da dove spunta?”. Vista dal dipartimento di italianistica, palazzina C, la svolta a destra dell’Italia è un normale effetto delle urne e l’orbaniana guida in pectore di Palazzo Chigi è la donna del destino, come  Viktor Orban è stato e rimane l’uomo forte necessario di un post-comunismo ampiamente metabolizzato.

“Giorgia Meloni aiuterà Orban in Europa”   

A chi invece, per età, il comunismo non l’ha nemmeno sfiorato l’argomento appassiona fino a un certo punto. In Ungheria sono circa 1500 i ragazzi che studiano lingua italiana negli atenei, nelle scuole superiori e nei corsi ad hoc. Ma non molti hanno voglia di parlare della vittoria di Fratelli d’Italia. “Scusate, devo scappare”, oppure “vorrei prima informarmi meglio” sono le frasi più ricorrenti. Finché, nel corridoio al terzo piano della palazzina C alla facoltà di Umanistica, dove si studia lingua e cultura italiana, si ferma Fanni: poco più di vent’anni, una frangetta rossa su vistosi occhiali da vista che toglie per parlarci, anche se di farsi riprendere non ha molta voglia: “Io sono contenta”. Di che cosa, scusi? “Della vittoria di quella signora, Giorgia Meloni. Non la conosco bene, ma per quello che ho letto è simile a Orban. E io sono con lui, mi piace, l’ho votato. Credo che lei possa aiutarlo, che possa aiutare l’Ungheria nelle sue posizioni in Europa, perché credo che adesso l’Italia, in politica estera, avrà un atteggiamento nei confronti dell’Unione Europea più vicino al nostro. Almeno, me lo auguro”. Parla benissimo italiano, Fanni, “l’ho studiato per cinque anni al liceo bilingue, ma in Italia non sono stata mai. Chissà, magari adesso…”.

Tutti parlano di elezioni, anche Rocco Siffredi

Da queste parti l’Italia ha da sempre un posto speciale. Basta entrare nel giardino del museo Magyar Nemzeti, il museo nazionale: accanto al timpano neoclassico spicca un busto di Garibaldi, in onore della lotta condivisa dall’eroe dei due mondi con i soldati magiari della sua legione ungherese. E poco distante quello di Monti Sandor, all’anagrafe Alessandro Monti, nobile italiano ma qui eroe nazionale, visto che con una legione di volontari prese parte alla guerra di indipendenza dell’Ungheria dall’impero austriaco. Oggi il ritrovo della comunità italiana – e non solo, tra i tavolini si possono incontrare politici ungheresi, artisti, attori, registi, capiultrà del calcio – è il caffè Gian Mario, non lontano dall’Országház, il monumentale Parlamento neogotico sul Danubio, che Orban vede dalla finestra del suo ufficio, accanto al Castello di Buda. Giovanni, il titolare molisano, conferma che le elezioni sono il tema dominante in queste ore: ne parlano proprio tutti, dal diplomatico al pornoattore: Rocco Siffredi a Budapest è un imprenditore famoso, con la sua Accademia del porno: “Stamattina c’era qui Rocco, che è un caro amico, e l’argomento è stato il voto. Dovete pensare che l’Ungheria somiglia un po’ all’Italia di quando c’erano i socialisti di Craxi. Qui Giorgia Meloni è molto ben vista. Ma Salvini, che quando è venuto ha fatto molta audience, sicuramente aveva con Orban rapporti anche migliori. Dicono cose simili: prima il mio popolo, poi gli altri. Ora però credo che il governo di destra adotterà politiche simili a quelle di Orban, anche sugli extracomunitari. Del tipo: vuoi venire qui? Trovati un lavoro e una casa e nessuno ti caccia, ci sono briciole anche per te. Pure per me è stato così e questo locale va avanti bene da quattordici anni”.

C’è anche chi critica Orban

L’arco costituzionale prosegue col più stretto collaboratore di Giovanni. Alessandro, umbro, è un ex attivista del Movimento Cinque Stelle: “Deluso da Di Maio, che ha fatto un partitino, non da Conte: da presidente del consiglio ha gestito bene la fase più difficile del dopoguerra, sotto la pandemia. Nella Meloni non ho fiducia, non finirà la legislatura”. Non è esattamente lo stesso pensiero di Tamas, cliente abituale, ungherese di mezz’età, decisamente a suo agio con l’italiano e dichiaratamente antiorbaniano: “È un risultato disastroso: allontana l’Italia dall’Europa e offre una spalla politica a Orban. Qui da tempo cercavano un grande Paese europeo con cui fare squadra, ma fino a questa vittoria della Meloni erano lontanissimi. Ora Orban ha alleati fortissimi in un Paese centrale per la politica europea come l’Italia”. Le critiche a Orban non sono un caso isolato: se Fidesz, il partito del primo ministro, stravince nelle province, da anni è più debole nella capitale. Dove restano forti i moderati. E Tamas si preoccupa proprio di questo, dell’Italia: “Ero certo che avrebbe vinto la destra. Ma il problema, visto da qui, è il modesto risultato della sinistra in Italia”.

Ungheria e Italia vicini nella storia

Quella dei governi vicini, peraltro, non è storicamente una novità: l’ultima volta, quando a Budapest governava Horthy e a Roma Mussolini, l’Ungheria regalò all’Italia l’antica Camera dei deputati ungherese, diventata oggi la sede dell’Istituto italiano di cultura: nel salone delle cerimonie è presente ancora il balcone imperiale da cui partecipava alle assemblee Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria e re d’Ungheria e di Boemia, che fu assai meno popolare qui della consorte Sissi, icona del Castello reale di Gödöllö. Stasera, nel vecchio Parlamento, si esibirà il jazzista Paolo Fresu. Per ora è la cultura a fare da laccio, in attesa di capire se sarà la politica ad avvicinare l’Italia all’Ungheria.

Fonte Repubblica.it

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castigamatti
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castigamatti
2 mesi fa

invece di preoccuparsi un governo di destra in un paese marginale nel panorama europeo, certa gente dovrebbe pensare ai paesi A DITTATURA COMUNISTA, con degli assassini come quelli della corea del nord, CHE RAPPRESENTANO ALMENO METÁ DELLA POPOLAZIONE MONDIALE e vogliono controllare e inglobare anche il resto che invece vuol vivere in libertá.