Una giornata che cancella ogni certezza il campionato è saltato per aria

Il campionato salta in aria senza preavviso in un turno che pareva una tappa di trasferimento, di quelle pianeggianti per velocisti, niente scontri diretti, unica asperità il derby di Torino ma distante dal traguardo, ovvero la testa della classifica. Salta in aria cancellando molte certezze: la squadra più forte in casa, l’Inter, perde netto a San Siro, mentre delle due migliori in trasferta l’Atalanta cade a Firenze e il Milan pareggia a stento a Salerno contro l’ultima in classifica.

Stasera Spalletti guarda in faccia a Cagliari la grande occasione della sua carriera, tre punti affiancherebbero il Napoli al Milan in prossimità di uno snodo di calendario fondamentale, con la Lazio e lo stesso Milan in successione. Oltre quello, c’è una lunga discesa verso il traguardo. È un turno di grandi rimpianti, questo: la Juve non meritava di vincere né a Bergamo né col Toro, anzi, ma se avesse dato un seguito tecnico alla botta di adrenalina psicologica dell’acquisto di Vlahovic oggi il suo cielo non avrebbe limiti.

Alla faccia di ogni previsione, la realtà continua a restituirci un torneo indecifrabile, probabilmente irripetibile. A lungo si è creduto che l’Inter fosse riuscita nell’incredibile impresa di migliorare malgrado la perdita di Conte, Lukaku e Hakimi (ed Eriksen), ma era un giudizio frettoloso. A due terzi del torneo i campioni d’Italia hanno dai 5 agli 8 punti di ritardo sulla scorsa stagione, com’è normale che sia quando il tuo bilancio di mercato gronda plusvalenze vere. Inzaghi ieri ha sbagliato formazione, la prima assenza del cervello Brozovic andava ammortizzata blindando gli altri titolari, non accentuando il turnover: detto questo il famoso calendario asimmetrico ha visibilmente succhiato energie all’Inter, che è stata esautorata dal campo dal magnifico Sassuolo nel primo tempo, e nella ripresa ha accumulato una quantità grottesca di errori sotto porta, figli della frenesia da clessidra in esaurimento. L’Inter ha giocato contro il Liverpool una partita bella e infelice, nel senso che la prestazione le è costata fisicamente e il risultato ne ha minato il morale. È per questo che Inzaghi ha provato a far rifiatare Dzeko e Dumfries, ma il Sassuolo non era avversaria da risparmi. Primo inciso: la squadra di Dionisi, per dire della stranezza della stagione, ha vinto in casa della Juve, del Milan e dell’Inter eppure viaggia nella colonna di destra (stessi punti del Toro ma peggior differenza reti). Okay folks, trovate un’incongruenza superiore se ne siete capaci. Secondo inciso: Berardi sostituirà Chiesa nell’Italia agli spareggi, e nella sfortuna non ci ha detto male.

Comunque finisca stasera, il Napoli è l’unica grande in forte progresso. Il Milan di Salerno, distratto e ansioso, si è fatto raggiungere dalla sua ombra, quello della scorsa stagione: 56 punti dopo 26 gare oggi come allora. Non siamo fra i talebani di Ibra, in due anni il lavoro di Pioli ha quasi del tutto affrancato la squadra dalla dipendenza dal suo vecchio fuoriclasse. Quasi. La sua freddezza rimane decisiva contro rivali tecnicamente più scarse ma animate da superiore agonismo. A Udine Ibra c’era, e salvò il Milan. A Salerno sarebbe servito.
Detto che pure l’Atalanta è scesa sotto la velocità di crociera dell’anno scorso, avevamo presentato il campionato delle stelle perdute (gli interisti, Donnarumma, De Paul…) con la speranza che il ritorno delle alle-star in panchina lo controbilanciasse. Beh. Allegri viaggia 8 punti sotto Pirlo e Mourinho 9 sotto Fonseca. Il passato di qualsiasi vincente va rispettato, perché chi ha saputo costruire le grandi squadre possiede le chiavi per rifarlo, anche sotto pressione, e dunque né alla Juve né alla Roma ha senso invocare cambi. Però evitiamo di dire che i problemi incontrati sono normali e che quanto fatto finora era il massimo possibile, non siamo qui per pigliarci in giro. Da Allegri e Mourinho ci attendiamo molto di più.

Almeno quello che sta dando Sarri alla Lazio, non a caso soltanto un punto sotto al rendimento dell’anno scorso.
Pensierino finale per Mourinho (ancora) e Gasperini. Non è ammissibile che ogni partita si concluda ormai con un’espulsione, un silenzio stampa, una rabbia diffusa. Per quel che conta il parere di chi scrive, il gol di Zaniolo al Genoa non andava tolto e quello di Malinovskyi a Firenze era regolare. Ma chi ha ragione — e perdonerete il noioso richiamo alla buona educazione — deve stare poi attento a non passare dalla parte del torto. Capita a tutti di sbroccare una volta, in A non ci sono santi. Ma se succede ogni domenica, è una strategia.
 

Una giornata che cancella ogni certezza il campionato è saltato per ariaFonte Repubblica.it

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