Una Champions da difendere, l’Italia aggrappata alla Juve

TORINO – E alla fine rimasero undici piccoli indiani bianconeri. E’ la vecchia storia della Champions, già Coppa dei Campioni: altri, in Italia, ne avranno conquistate di più, ma è quasi sempre la Juve a restare in gioco. Questa volta, in attesa del ritorno degli ottavi di mercoledì sera contro il Villarreal (1-1 in Spagna, obbligatorio vincere allo Stadium per passare il turno, il gol dal doppio valore in trasferta in caso di parità non esiste più), la Juventus è l’ultimo pezzo di Italia rimasto: se dovesse andare male, sarebbe un pessimo segnale per tutto il nostro calcio e non solo per i bianconeri. E poi sarebbe davvero triste, per la Juve, uscire dall’Europa agli ottavi per il terzo anno di seguito, contro avversari non imbattibili: dopo Lione (con Sarri) e Porto (con Pirlo, e con Cristiano Ronaldo che si sposta in barriera durante il calcio di punizione fatale), ecco il Villarreal detentore dell’Europa League, ma non proprio un ostacolo proibitivo.

L’ultimo incrocio di un certo livello, da dentro o fuori, tra italiani e spagnoli è andato benissimo: semifinale del campionato europeo, azzurri avanti dal dischetto contro le Furie Rosse con Morata che sbaglia il rigore, mentre adesso nella Juve li segna (l’ultimo, sabato pomeriggio a Marassi contro la Samp). “Potrebbero servire 120′ e siamo pronti” ha detto Allegri, che vede questa sfida come “una piccola finale: va bene così”. Un po’ meno bene, come tutti sanno, la storia tra Juve e Champions, e peggio ancora quand’era Coppa dei Campioni, trofeo che manca ormai da un quarto di secolo. “Ma fate attenzione, questa Coppa potremmo anche vincerla noi”, ha detto Giorgio Chiellini al Times e non stava scherzando.

Insieme a Liverpool, Manchester City, Bayern Monaco e Real Madrid già qualificate, la Juventus vorrebbe tornare nel circolo molto ristretto dei pretendenti alla Coppa più bella del reame, nonché più difficile. Si gioca a una decina di giorni dall’inizio degli spareggi mondiali, e un segnale dall’Europa sarà interpretato come auspicio benevolo o malevolo, sebbene tra i due avvenimenti esistano solo lontane parentele. O forse non così lontane, come sanno gli juventini che in maglia azzurra proveranno a riportare l’Italia al mondiale dopo l’umiliante esclusione del 2018.

Anche se il rischio di dover dare risposte “di sistema” e non solo personali è molto grande per la Juve, e molto pesante, è innegabile che essere rimasti l’ultimo baluardo del nostro calcio in Europa qualcosa significa. Diciamo che da troppi anni ci stiamo giocando piuttosto male i quattro posti in Champions, per i quali l’Italia si era tanto battuta: ma per farci cosa? Dopo la vittoria dell’Inter di Mourinho in un 2010 ormai molto lontano, e dopo le prestigiose finali perdute dai bianconeri contro Barcellona e Real Madrid nel 2015 e 2017, il trofeo più importante ci ha detto sempre male.

Ma se per uno scudetto bianconero sembra davvero troppo tardi – poco il tempo e ampio il distacco, nonostante un gioco diverso e un’efficacia rinnovata –  l’Europa può dare ancora soddisfazioni alla Juventus. Intanto, mercoledì tornano a disposizione Chiellini e Dybala. Il capitano giocherà dall’inizio, l’argentino no. Giorgione è ancora indispensabile, Paulo molto meno. Le nuvole sul contratto lo hanno un po’ offuscato, gli infortuni muscolari non lo hanno lasciato in pace e in attacco fatica a trovare posto. Il totem Vlahovic (torna anche lui dal 1′) e il super gregario goleador Morata gli stanno davanti. Tra le risposte che la Juve chiede a sé stessa e che a sua volta darà, c’è anche il destino di Paulo Dybala. Ma è meno urgente di quello collettivo, nella Coppa bellissima e sfuggente.

Una Champions da difendere, l'Italia aggrappata alla JuveFonte Repubblica.it

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