Un Milan cinico per lo scudetto, la svolta di Pioli

MILANO – Anche se Pioli, contrariato dal mancato recupero di Bologna-Inter, continua a ripetere che a poco più di due mesi dalla fine del campionato sarebbe più giusto avere una classifica con lo stesso numero di partite giocate per tutti, la svolta pragmatista del Milan, sintetizzata dal secondo 1-0 consecutivo, lo ha certamente confortato e in effetti lui stesso ha ammesso per primo che non si tratta di un fatto banale. Permette infatti di derubricare a fastidio la discrepanza del calendario, mette pressione a Inter e Napoli costrette a tenere un ritmo adeguato e lascia la Juventus alla distanza, ancora rassicurante, di 7 punti.

Lo scatto programmato alla trentunesima giornata

Così la giornata fondamentale del campionato diventa adesso la trentunesima, subito dopo i dieci giorni più cruciali per il calcio italiano, quelli dei play-off in cui la Nazionale campione d’Europa dovrà scongiurare la seconda consecutiva mancata qualificazione al Mondiale. A cavallo di un evento tanto importante, che assorbirà le energie fisiche e mentali degli azzurri di tutti i club coinvolti nella gara per lo scudetto, il Milan ha due appuntamenti in teoria abbordabili, se sarà capace di conservare questa nuova inclinazione al primato della fase difensiva: a Cagliari, prima della sosta, e poi in casa col Bologna, alla ripresa della serie A. Gli eventuali 6 punti sarebbero essenziali, perché dopo i play-off, a inizio aprile, è in programma Juventus-Inter. Pioli, appassionato di ciclismo, può studiare lo scatto quasi decisivo proprio alla trentunesima giornata, quando sono in programma Milan-Bologna e Juve-Inter.

Il primato della fase difensiva: una svolta filosofica

Intanto il suo pubblico elogio della raggiunta impermeabilità della squadra somiglia parecchio a una svolta filosofica. L’offensivismo non è stato accantonato, ma ora si accompagna a un’attenzione raddoppiata per l’equilibrio tattico perfetto, anche quando come con l’Empoli manca il pilastro offensivo Hernandez. Pioli, consapevole del difetto per ora irrisolto dell’incapacità di chiudere la partita col secondo gol, ha raccontato di avere espressamente raccomandato la “migliore difesa di squadra possibile” ai giocatori durante l’intervallo della partita con l’Empoli, perché non sperperassero il vantaggio come era di recente accaduto con Spezia, Salernitana e Udinese. La tesi è che un’efficace copertura, a protezione del gol segnato, sia particolarmente proficua in questa fase della stagione. Il concetto si può riassumere così: il Milan è sempre in grado di segnare, ergo può vincere sempre, se non prende gol. Lo sta facendo da due giornate (e da tre partite, se si aggiunge al conto il derby di Coppa Italia).

Il centrocampo irrobustito

Sul piano tattico il principio si traduce nel varo del centrocampo con Kessié trequartista in attesa dell’addio a giugno (ma il suo più annunciato sostituto, il portoghese del Lille Renato Sanches, ha subito un nuovo infortunio muscolare). Kessiè gioca davanti alla coppia di mediana Bennacer-Tonali: formano un reparto fisico, di sostanza, come sintetizza Pioli. Che però non rinuncia all’eleganza di gioco: semplicemente, esige sacrificio e compattezza. La parziale sofferenza nella ripresa, contro l’Empoli che non ha ancora vinto nel 2022 (non ci riesce dal 15 dicembre 2021 in Coppa Italia col Verona e in campionato dal 12 dicembre col Napoli), non deve ingannare. Maignan ha salvato la vittoria col suo balzo sulla spizzata di Luperto, il che non era affatto scontato: l’Empoli aveva battuto a domicilio Juventus, Napoli e Sassuolo, aveva pareggiato in casa della Lazio e in Coppa Italia aveva portato l’Inter ai supplementari.

Ibra e Giroud, professori di vittorie

Ci sono altri due dati inoppugnabili a favore del Milan nella corsa allo scudetto, che non vince dal 2011: i suoi 16 diversi marcatori in questo campionato (anche il duttile difensore universale Kalulu si è iscritto alla lista), segno di notevole e preziosa intercambiabilità dentro la rosa, e il contemporaneo emergere di Giroud e Ibrahimovic come leader non solo dell’attacco ma dell’intera squadra. I due scafati centravanti sono finalmente a disposizione insieme, in alternativa e in verosimile alternanza. Hanno identico potenziale di gol (8 a testa in campionato, finora) e la stessa capacità di trascinare e stimolare i compagni col loro esempio e con la guida tattica sul campo. Nel Milan nessuno, nemmeno l’allenatore, è abituato a vincere. Ci sono stati vincitori occasionali e marginali. Da giovani comprimari lo hanno fatto in Spagna e in Inghilterra Hernandez e Diaz. Da maturo terzino del Psg Florenzi (che con la Nazionale è campione d’Europa) ha incamerato una Supercoppa e una Coppa di Francia. Rebic ha nel curriculum una Coppa di Germania, Bennacer e Ballo-Touré una Coppa d’Africa a testa, Tomori due Youth League, Tonali, Krunic e Bennacer una serie B. In pratica solo Maignan, tra i titolari, ha vinto un campionato (in Francia, col Lille) e non è un caso che sia tra i più glaciali in campo, mentre Tatarusanu (ha vinto in Romania con la Steaua) e Bakayoko (ha vinto in Francia col Monaco e in Inghilterra col Chelsea) sono riserve. Poi, però, ecco Ibra (21 titoli, di cui 11 campionati tra Italia, Olanda, Francia e Spagna) e Giroud (tra gli 11 titoli spicca la Coppa del mondo 2018 con la Francia): se vincere aiuta a vincere o quanto meno a insegnarlo agli altri, il Milan ha in casa  due professori della materia.

Un Milan cinico per lo scudetto, la svolta di PioliFonte Repubblica.it

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