Un Dybala mai visto, la Juve nelle mani della Joya per uscire dalla crisi

Per trovare nella carriera di Paulo Dybala un’altra prestazione paragonabile a quella di ieri con lo Zenit, bisogna tornare all’11 aprile 2017, quando una doppietta della Joya contro il Barcellona diede il via alla cavalcata verso Cardiff. Altri tempi, un’altra fase della Champions, ma soprattutto un altro Dybala rispetto a quello visto contro i russi, avversaria di cui l’argentino ha disposto a proprio piacimento. Oggi il “diez” bianconero è più di un semplice finalizzatore o di una seconda punta con ottimi colpi: semplicemente Dybala è la Juve, in campo con i suoi numeri di alta scuola ma anche nella simbologia. Dopo aver segnato il secondo gol, che gli ha permesso di superare Platini nella classifica dei marcatori di sempre in maglia bianconera, ha esultato sdraiandosi per terra imitando la celeberrima posa di “Le Roy” durante la finale di Intercontinentale: un gesto iconico, un omaggio al “dix” ma anche l’ingresso nell’élite della storia del club.

Prova da leader, adesso il rinnovo

In un triennio in cui alcune scelte societarie della Juventus hanno lasciato perplessi, quella di legarsi a  Dybala, dopo aver lavorato a lungo per la cessione al Manchester United, è stata forse la più azzeccata. L’argentino dovrà dimostrare di avere le spalle larghe per reggere la pressione di un club come la Juventus, ma di sicuro ha messo in mostra tutto il suo amore per il bianconero ampiamente ricambiato dalla tifoseria: “Un capitano, c’è solo un capitano” intonava ieri sera la curva Sud, coro a cui è seguito l’invito ad andare sotto la curva per ricevere la meritata ovazione. Nella serata che è valsa la qualificazione agli ottavi con due turni d’anticipo, la Joya ha preso per mano i compagni; se è vero che al fischio finale tutti gli interpreti hanno meritato gli applausi dello stadio, Dybala ha macinato gioco fin dal primo minuto, armando il suo sinistro e trovando addirittura il palo con il destro, non propriamente la sua specialità, senza incappare in pause. Un gol con una bella girata al volo, il raddoppio su rigore dopo aver sbagliato la prima conclusione, fatta ripetere da Hernandez, ma anche l’assist per Morata, una seduta di psicanalisi gratuita per il compagno di squadra in crisi. Allegri gli ha dato massima libertà e l’argentino l’ha ripagato con una prestazione eccellente, da vero leader e trascinatore: i tempi dei musi lunghi e del rifiuto allo scambio con Lukaku sono lontani secoli e oggi Paulo si gode la sua Juventus e l’ormai prossimo rinnovo di contratto.

Esame di maturità contro la Fiorentina

Per una notte i bianconeri potranno riposare e festeggiare la qualificazione agli ottavi a casa loro. Il ritiro del J Hotel è infatti interrotto per un giorno e riprenderà giovedì in vista della partita di sabato con la Fiorentina. “Sono un allenatore, non un cane da guardia” ha spiegato Allegri nella pancia dell’Allianz Stadium dopo la vittoria, anche se gli effetti del ritiro si potranno valutare soltanto sabato sera, al termine della sfida con la Fiorentina. Perché il ruolino di marcia dei bianconeri in Champions non è mai stato un problema: quattro partite, quattro vittorie e i primi due gol subiti dallo Zenit. È in campionato che Dybala e compagni dovranno mostrare di aver cambiato mentalità e il passaggio del turno in Champions, con la possibilità di concentrarsi esclusivamente sul campionato almeno fino a febbraio, aiuterà non poco. Contro i viola servirà un’altra prestazione da fuoriclasse di Dybala, supportato da Chiesa, che con lo Zenit è cresciuto esponenzialmente fino a chiudere il match nel secondo tempo con il rigore procurato e il gol del 3-1, e dal resto della squadra, apparsa trasformata rispetto ai balbettanti precedenti con Sassuolo e Verona. La squadra di Italiano è uno dei clienti più scomodi che possano capitare in questo momento: un motivo in più per considerare attendibile l’esame di maturità di sabato pomeriggio. Dall’altra parte ci sarà Vlahovic, oggetto del desiderio sempre più lontano dal bianconero e sempre più vicino alla Premier League: difficile, quasi impossibile da raggiungere per la Juventus di Dybala.

Fonte Repubblica.it

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