“Un decreto crescita per i vivai, basta sgravi solo agli stranieri”

Prometteva di essere lo strumento per portare in Serie A il Pallone d’oro Luka Modric. Tre anni dopo la sua introduzione, l’effetto del Decreto crescita sul calcio italiano ha avuto conseguenze devastanti. Più che attirare stelle dall’estero, ha finito per riempire persino le formazioni Primavera di stranieri senza qualità.

La norma
Il Decreto del 30 aprile del 2019 disponde che, dal 2020, chi è residente all’estero da almeno due anni e si trasferisce in Italia paghi il 50% in meno di tasse per i successivi 5 anni, a patto di restare nel nostro Paese per almeno due anni fiscali. Lo spirito? Attrarre professionalità eccellenti e far rientrare cervelli in fuga. In nessun Paese d’Europa gli sportivi hanno un regime di tassazione simile. E infatti la norma non era pensata per il calcio, che però ne ha tratto vantaggio. Non gli atleti, che i contratti li discutono al netto, ma i club. Quindi uno straniero costa il 25% in meno di un ragazzo italiano, al lordo. Nel solo 2020, tutto ciò ha permesso ai club di risparmiare 50 milioni.

Due su tre in A sono stranieri
Se qualcuno ne ha approfittato per assumere stelle altrimenti inavvicinabili — Lukaku e Eriksen, De Ligt e Ibrahimovic, Osimhen e Abraham, Conte e Mourinho — altri hanno solo allargato la base di stranieri. Nell’ultima stagione prima dell’entrata in vigore del Decreto gli stranieri erano circa il 59% del totale dei giocatori di Serie A. Oggi sono quasi i due terzi. Una crescita intorno al 6% che non ha eguali in Europa, dove la tendenza è opposta: in Inghilterra e Francia gli stranieri dal 2019 sono diminuiti, in Germania e Spagna aumentati, ma del 2%.

La questione Primavere
Il problema però impatta ancora di più sui campionati Primavera. In un momento in cui la Nazionale di calcio ha toccato il punto più basso della sua storia con l’esclusione dai Mondiali ad opera della Macedonia. In questa categoria, solo nell’ultimo anno, gli stranieri sono passati dal 28 a quasi il 32%. Un giovane su tre non è eleggibile per l’azzuro. «Abbiamo chiesto di intervenire su questa norma già dopo la vittoria dell’Europeo», ricorda Umberto Calcagno, presidente dell’Assocalciatori. «Da due anni chiediamo di rispettare l’impegno preso dalla Serie A di togliere il Decreto per il calcio dopo un anno: questa disparità di trattamento fiscale tra stranieri e italiani è aberrante. C’è un emendamento che è in discussione da 18 mesi, a parole sono tutti d’accordo ma non è mai stato accolto in parlamento».

Il decreto discusso
Da tempo è in discussione l’emendamento del senatore Tommaso Nannicini che prima voleva eliminare tout court la norma e poi ha accolto una proposta di compromesso. Suggerisce di applicare i benefici solo ai contratti dai 2 milioni di euro in su, cercando di interpretare la ratio della norma: attrarre professionalità elevate, non allargare indiscriminatamente la base di non italiani. La Serie A soprattutto le medio piccole è contraria: il rischio è di spezzare il livello di competitività a favore delle grandi che possono permettersi quei contratti e di punire gravemente le altre.

Agevolare i giovani
Il presidente Figc Gabriele Gravina è stato drastico: «Il decreto per me è da abolire». La Lega Serie A ha allo studio due interventi. Uno, introdurre condizioni per tutelare i vivai: un’età minima per accedere agli sgravi, o un numero minimo di contratti alle spalle. In alternativa, ragionare sulla soglia di partenza: più bassa dei 2 milioni, ma comunque alta a sufficienza per tagliare fuori i baby stranieri (500 mila euro). Ma la vera rivoluzione è un’altra. E la Serie A la sta studiando seriamente. Ossia chiedere al governo un intervento che permetta di premiare, con un beneficio identico a quello del Decreto crescita, i contratti professionistici a giovani formati nei vivai. Così da rendere più vantaggioso per le società a contrattualizzare i propri ragazzi che prenderli da fuori. In più, l’Assocalciatori sostiene norme federali che aumentino il numero minimo di “selezionabili” per la nazionale nelle rose e favoriscano le seconde squadre. Ma abrogare o migliorare il Decreto crescita spetta al governo. Prima che per il calcio sia tardi.

“Un decreto crescita per i vivai, basta sgravi solo agli stranieri”Fonte Repubblica.it

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