Ultimo in Champions e primo in campionato: Milan, adesso cosa fai?

Dopo il pareggio del Milan in casa col Porto, spunta l’arzigogolo dialettico tipico di queste occasioni. Riscuote consensi, tra i sempre numerosi cultori dello stereotipo calcistico, la tesi che la capolista della serie A in coabitazione col Napoli, attesa dall’imminente derby con l’Inter, pensi solo al campionato e che sarebbe a questo punto un bene la sua uscita immediata da tutte le coppe europee, Europa League inclusa: così non avrà più intralci infrasettimanali sulla strada per lo scudetto. Il ragionamento somiglia un po’ all’apologo della volpe e l’uva e un po’ è figlio del detto che non tutti i mali vengono per nuocere: da lì al sillogismo – Pioli col Porto ha messo in panchina Ibrahimovic, Kjaer e Kessié preservandoli per il duello con l’Inter, perciò non voleva vincere – il passo è breve. Ma lo zero nella casella delle vittorie va attribuito in realtà a un dato molto meno astruso: il Milan, finito nel girone più difficile con Liverpool, Atletico Madrid e Porto anche per via della collocazione in quarta fascia dovuta ai sette anni di esilio dal torneo, non è ancora riuscito a vincere una partita per una miscela di fattori, dall’inesperienza di molti giocatori in un contesto per loro inesplorato all’incapacità di imprimere all’azione lo stesso ritmo alto e costante che sfoggia in serie A. Insomma, di sicuro non l’ha fatto apposta.

Una teoria minimalista

Smontare la teoria minimalista è abbastanza semplice. E’ la classica dietrologia italiana il pensiero che una squadra, tanto più se reduce da un’assenza tanto lunga dalla nobiltà del calcio europeo alla cui frequentazione era abituata, possa farsi deliberatamente eliminare dalla Champions League (per concentrarsi in primavera solo sullo scudetto, perché da marzo in poi ogni partita comincia a pesare il doppio). Un simile calcolo apparterrebbe oltretutto alla categoria dei suicidi economico-sportivi: tra la fase a gironi e la fase a eliminazione diretta della Champions può ballare come minimo una decina di milioni di euro di introiti in più o in meno. È dunque evidente che al Milan, sconfitto in tre partite con un gol di scarto e in grado di acciuffare un pari alla quarta, convenga cercare ancora di qualificarsi, provando a vincere sia a Madrid con l’Atletico il 24 novembre sia infine, il 7 dicembre, a San Siro col Liverpool. Ed è ovvio che a Milanello e a Casa Milan, in queste ore, il dibattito interno cada anche sul tema più fastidioso per l’immagine del club: il rischio di uscire dal torneo tanto a lungo inseguito senza nemmeno una vittoria e senza interrompere un digiuno che dura ormai da otto anni. Diventa questo l’obiettivo primario della prima partecipazione alla Champions dalla stagione 2013-14: vincere almeno una partita. L’altro, le residue speranze di qualificazione agli ottavi di finale, dipende anche dagli avversari ed è legato a troppo complessi calcoli di classifica (oltre che alla necessità di battere Atletico e Liverpool): a Milanello prevale il realismo e il paragone con l’Atalanta della Final Eight 2020, che alla quarta giornata della fase a gironi aveva un punto esattamente come il Milan di oggi, viene derubricato a suggestione.

Il precedente dell’Inter

C’è però un inghippo anche nelle dissertazioni più razionali. Se la squadra di Pioli riuscisse a trovare la prima sospirata vittoria – magari a Madrid contro l’Atletico che in fin dei conti aveva dominato fino all’espulsione di Kessié, e magari pure la seconda contro il Liverpool già certo adesso della qualificazione col primo posto nel girone B – il conseguente balzo in classifica non eviterebbe soltanto la fastidiosa immagine dell’ultimo posto, ma renderebbe concreta l’ipotesi di finire al terzo posto. Che non sarebbe un dettaglio, perché questo piazzamento porta con sé il corollario della partecipazione, dal mese di febbraio, all’Europa League nuova formula. E qui tornano in ballo i dietrologi di cui sopra. Conviene davvero entrare a cavallo tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera in una competizione che si gioca il giovedì e che aggiunge impegni a un calendario già saturo, per i tanti calciatori precettati dalle rispettive Nazionali? Non diventerebbe un problema in più per Pioli, che a gennaio perderà già l’ivoriano Kessié e l’algerino Bennacer per la Coppa d’Africa? La questione ha fondamento, anche perché la formula riveduta e corretta dell’Europa League 2021-22 prevede gli insidiosi spareggi di febbraio, il 17 e il 24, tra le otto terze classificate dei gironi di Champions (casistica nella quale potrebbe rientrare appunto il Milan) e le otto seconde classificate della fase a gironi dell’Europa League: un appuntamento teoricamente più complicato degli abituali sedicesimi di finale e da affrontare senza un turnover spinto. Poi il percorso del torneo proseguirà, a marzo, aprile e maggio, con ottavi, quarti e semifinali, fino alla finale del 18 maggio 2022 a Siviglia.

E’ istruttivo il recentissimo precedente in materia dell’Inter. L’anno scorso, per quanto involontaria, l’eliminazione a dicembre dei futuri campioni d’Italia dalla Champions nella fase a gironi, con l’ultimo posto nel gruppo che comprendeva anche Real Madrid, Shakhtar Donetsk e Borussia Moenchengladbach, si sarebbe rivelata di aiuto a Conte per la volata di primavera. L’Inter uscì male dalla Champions per lo 0-0 di San Siro con lo Shakhtar, che le costò anche il mancato ripescaggio in Europa League. Ma quella batosta fu preziosa per convogliare tutte le energie sullo scudetto, mentre le rivali erano ancora in corsa nelle coppe: il Milan stesso, dopo avere superato a febbraio i sedicesimi con la Stella Rossa, uscì dall’Europa League negli ottavi col Manchester United a marzo inoltrato e c’è chi ancora attribuisce la flessione di rendimento nel girone di ritorno al doppio impegno campionato-coppa. Conclusione. L’angioletto suggerisce di cercare di qualificarsi almeno per l’Europa League, anche perché è un torneo che le italiane non hanno mai vinto da quando ha sostituito la Coppa Uefa nel 2009 (da allora solo l’Inter ha raggiunto la finale nel 2020, perdendo col Siviglia). Il diavoletto sussurra all’orecchio che è meglio lasciare perdere le coppe europee in questa stagione: troppi fastidi e intralci nella gara per lo scudetto. Che ricomincia subito: pensare al derby, a Milanello, è anche un modo per dimenticare subito gli stenti di Champions.  

Fonte Repubblica.it

Condividi
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
Available for Amazon Prime