Ucciso capo ultrà, tifosi dell’Inter costretti con la forza a lasciare la curva nord

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Famiglie costrette dai capi ultrà a lasciare la curva nord di San Siro a fine primo tempo di Inter-Sampdoria, in segno di lutto per l’assassinio del pluri pregiudicato Vittorio Boiocchi, guida storica del tifo organizzato dell’Inter. Tifosi presi a calci e pugni, perché si rifiutavano di abbandonare il secondo anello verde, come intimato loro dai coordinatori del tifo organizzato, che in Boiocchi vedevano un esempio. Aspettando che le centinaia di denunce social dei tifosi che raccontano di essere stati minacciati e malmenati si trasformino in denunce vere e proprie, da presentare a carabinieri e polizia, l’Inter si pone un problema: come dimostrare solidarietà ai supporter che loro malgrado non hanno potuto assistere alla partita e soprattutto come evitare che scene simili si ripetano. Sul punto, sono in corso riunioni. Anni fa, a seguito di inchieste penali sui rapporti fra tifoseria e malavita organnizzata, la Juventus scelse la linea dura: denunce, daspo societari e potenziamento del sistema di video sorveglianza allo stadio.

Le denunce social dei soprusi e delle violenze

La notizia della morte di Boiocchi ha raggiunto i capi ultrà dell’Inter prima che la partita di campionato fra nerazzurri e blucerchiati cominciasse. Subito, sono stati fatti sparire striscioni e bandiere, e per tutto il primo tempo la tifoseria organizzata ha seguito la gara in silenzio. A fine primo tempo è arrivata la decisione dei vertici del tifo organizzato di lasciare la curva. Alcuni tifosi, che avevano pagato il biglietto e in alcuni casi avevano fatto centinaia di chilometri per essere allo stadio, si sono opposti, rivendicando il proprio diritto a vedere la partita. La risposta – a giudicare dalle denunce social e dai racconti del personale paramedico a San Siro – in diversi casi sono stati insulti, schiaffi, calci e pugni, anche a padri di famiglia che in curva avevano portato i figli minorenni. Solo un piccolo gruppo di tifosi è rimasto all’interno della curva, a ridosso dei vetri che separano il settore degli ultrà dal secondo anello rosso, tipicamente frequentato da famiglie.

Ucciso capo ultrà, tifosi dell'Inter costretti con la forza a lasciare la curva nord
(afp)

Le barriere degli steward per evitare che i tifosi rientrassero

Nel corso del secondo tempo, molte centinaia di tifosi allontanati loro malgrado dalla curva hanno cercato di rientrare in altre zone dello stadio per assistere alla partita, cercando di forzare la barriera formata dagli steward, o chiedendo loro un atto di generosità. Tanto al primo anello verde quanto in alcuni settori dell’arancio, qualcuno è riuscito a entrare. Ma migliaia di persone, che regolarmente avevano pagato il biglietto non hanno avuto questa fortuna. E di fatto hanno perso metà della partita. Ad aiutare gli steward nel tentativo di non fare entrare le persone in settori diversi dal loro di competenza c’erano anche forze dell’ordine schierate in assetto anti sommossa. Una situazione di caos, con diversi momenti di tensione. Per individuare i responsabili delle minacce e delle violenze in curva, la polizia presente allo stadio ha a disposizione le immagini delle telecamere che vigilano sull’impianto, oltre a quelle girate sul posto dagli uomini della Digos.

Fonte Repubblica.it

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