Tutti allo stadio, tra biglietti e abbonamenti la Serie A va meglio di Spagna e Francia

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Tutti allo stadio, tra biglietti e abbonamenti la Serie A va meglio di Spagna e Francia

Probabilmente è vero che gli adolescenti guardano sempre meno partite in tv. Ma oltre agli highlights consumati sugli smartphone, gli italiani stanno riscoprendo una passione antica: quella per lo stadio. Ogni partita, 28.690 tifosi corrono negli impianti. Per dare una misura: prima che il Covid cambiasse il mondo erano 3 mila in meno. In un campionato intero fa una differenza di un milione di biglietti.

Stadi pieni all’81%

Un anno fa restavano invenduti un quarto dei biglietti a disposizione, nonostante le limitazioni. Forse era paura del virus, forse il fastidio della mascherina. Da quando ad aprile sono state riaperte le porte senza limitazioni qualcosa è cambiato. Ma in questa stagione il gusto di tifare dal vivo è persino aumentato. Dall’inizio della stagione, gli stadi italiani sono i terzi in Europa per riempimento, dietro solo agli inarrivabili, inglesi e tedeschi, sempre oltre il 90%. Ma con più dell’81% di biglietti venduti la Serie A ha staccato francesi e spagnoli, che galleggiano poco oltre il 76%. La stessa media che, anche tenendo conto delle restrizioni, aveva la Serie A nella scorsa stagione. Da agosto invece le squadre vendono il 5-6% di biglietti in più. Un risultato che, se durasse fino a fine stagione, e considerando il prezzo di un biglietto medio intorno agli 80 euro, garantirebbe circa 40 milioni di euro di entrate in più rispetto alle attese.

Il confronto con la primavera

Non sono improvvisamente migliorati i nostri stadi, che la Federcalcio ambisce a rinnovare puntando sull’organizzazione dell’Europeo del 2032: per non far svanire l’opportunità però servirà una dichiarazione di pubblico interesse entro il 16 novembre da parte del governo (quale governo?) e non è che di tempo ce ne sia molto. Ciò nonostante, 285 mila persone ogni weekend hanno ancora voglia di indossare la maglia della squadra del cuore, ritrovare nell’armadio la vecchia sciarpa, infilarsi nel traffico, cercare parcheggio a distanze siderali dagli impianti e, una volta lì, superare gli ostacoli di tornelli e controlli: una gimkana settimanale che però non convince più a rinunciare. Che qualcosa sia cambiato lo dimostra il confronto diretto tra alcune partite, giocate nel finale della scorsa stagione, quando gli impianti erano di nuovo aperti alla capienza massima, e oggi. Sampdoria-Roma, lunedì, ha registrato 4.400 spettatori in più rispetto ad aprile: eppure la Samp è ultima e intristita. Insomma, il dato è particolarmente rilevante. Non l’unico: a fine aprile Atalanta-Torino aveva ospitato 7.500 spettatori in meno di quanti non ce ne fossero lo scorso 1° settembre. E anche Milan-Bologna ri giocata dopo 5 mesi ha venduto 2.300 biglietti in più. Un caso di segno opposto c’è: si tratta di Lazio-Verona, che per l’ultima di campionato ha ospitato 55 mila spettatori e oggi 38 mila, ma è un episodio isolato o quasi.

Prezzi e abbonati

Anzi, fa effetto pensare che il pubblico sia aumentato nonostante un generalizzato incremento dei prezzi: l’Inter, alla prima di campionato, aveva ticket più alti anche del 30% rispetto alla 1ª giornata del 2021. Idem Roma (+8/24%) o Juve. Anche perché a maggio i tagliandi del nostro campionato erano tra i più bassi d’Europa. La gente non s’è fatta spaventare però. Anzi, tanti si sono abbonati: la Roma ha venduto più di 36 mila tessere stagionali, almeno 15 mila in più dei numeri pre pandemia. Il Milan, con oltre 40 mila abbonamenti, ne ha staccati 7.300 in più del 2019, la Lazio quasi 6 mila in più. Tante hanno però il segno negativo: Atalanta e Bologna, ma soprattutto Napoli (appena 12 mila tessere), Fiorentina e Juventus. Allo Stadium si inizia anche a vedere qualche posto vuoto: rispetto a maggio, sono 1800 i biglietti venduti in meno ogni partita. Chissà se quando rientreranno Pogba e Chiesa torneranno anche i tifosi.

Fonte Repubblica.it

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