Treni, pullman notturni e scorte armate: la “fuga” di De Zerbi dalla Kiev sotto assedio

Treni, pullman notturni e scorte armate: la "fuga" di De Zerbi dalla Kiev sotto assedio

Treni, pullman notturni e scorte armate: la "fuga" di De Zerbi dalla Kiev sotto assedio

Il telefono lo hanno riacceso quando erano da poco passate le 6 di mattina: “Presidente, siamo in Europa”. La fuga dall’Ucraina di Roberto De Zerbi e degli 8 uomini del suo staff – compreso l’interprete – è un viaggio degno di una spy story. E non sarebbe stato possibile senza l’interessamento della Uefa e della Federcalcio italiana, che hanno organizzato i trasferimenti, cercato appoggi per garantire un’evacuazione in sicurezza anche nei transiti più rischiosi, mediato con le autorità internazionali per offrire un appoggio diplomatico per favorirne il trasferimento. Un’operazione che il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin sta approntando per gli tutti i calciatori – anche brasiliani – ancora in Ucraina in condizioni di pericolo estremo. 

Un treno verso occidente e la scorta armata

Tutto è partito dall’hotel Opera di Kiev: lì, da alcuni giorni, De Zerbi e i suoi collaboratori erano rifugiati. L’ambasciata italiana poteva poco. Lo Shakhtar, il club che li ha ingaggiati e proprietario dell’hotel, aveva disposto guardie armate pari al numero dei componenti della delegazione italiana: una misura di sicurezza necessaria nel caso in cui i russi fossero entrati in città e avesseor preso i civili casa per casa. Insomma, nonostante l’accoglienza, quel posto non era il più sicuro in cui restare. A quel punto, la Federcalcio si è messa in contatto con la Uefa. Insieme, sono riuscite a trovare posto per il gruppo italiano su un treno partito da Kiev, dalla stazione di Pasazhyrskyi, e con destinazione Mukacheve: un viaggio di 13 ore, in condizioni complesse, visto l’altissimo numero di cittadini ucraini che stanno cercando di fuggire dalla guerra. Ma necessario, perché la città è la più vicina al confine con l’Ungheria e lì, tramite la Uefa, si era riuscita a trovare un’accoglienza in grado di garantire un trasferimento rapido alla comitiva.

Alle 6 di mattina al confine ungherese

Il problema era arrivare al confine. Perché in Ucraina imbattersi in milizie russe è un rischio altissimo, in questa fase. Le comunicazioni, non sempre semplicissime, hanno indicato la strada. Così il gruppo, scortato da guardie armate, da Mukacheve ha dovuto prendere un pullman: l’unico modo possibile per passare la frontiera. Alla fine di una intera giornata di viaggio, il mezzo scortato dalle forze armate ha oltrepassato il confine con l’Ungheria: a quel punto, De Zerbi e i suoi compagni d’avventura hanno potuto riaccendere i telefoni, mettendosi subito in contatto con l’Italia, con le proprie famiglie e con Gabriele Gravina: “Presidente, siamo in Europa”. La tratta successiva è stata fatta in auto: dal confine fino a Budapest. Dove è intervenuta la proprietà dello Shakhtar Donetsk, che ha messo a disposizione a proprie spese un volo privato per l’Italia. Appena atterrati a Milano, de Zerbi e i suoi hanno voluto registrare un messaggio per l’Ucraina. “Noi siamo quasi tornati a casa, siamo contenti di riabbracciare le nostre famiglie, ma non saremo felici fino a quando i nostri amici ucraini, il grande popolo orgoglioso ucraino, non sarà libero come noi. Stop alla guerra subito”. 

Fonte Repubblica.it

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