Tra i pali non c’è certezza, mezza serie A cambia portiere: ecco perché

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ROMA – Era il ruolo più solido degli undici del calcio. La base di partenza per la costruzione di ogni squadra, la certezza granitica. La figura che costringeva i suoi vice a lunghissime stagioni a prendere freddo – o caldo – in panchina senza vedere mai il campo. Che il ruolo del portiere sia stato stravolto dal calcio contemporaneo è un fatto. Ora, anche la sua stabilità è tutt’altro che scontata. Persino il Milan campione d’Italia ha cambiato qualcosa: il preparatore non sarà più Dida (tornato in Brasile per motivi familiari) ma Flavio Roma.

Mezza Serie A cambia portiere

Basta un qualunque report di mercato per rendersi conto che siamo di fronte a un vero e proprio trend. Delle venti squadre di Serie A, la metà esatta hanno comprato (almeno) un portiere. Napoli e Lazio hanno fatto di più, cambiando interamente la squadra di numeri 1. Per Sarri sarà addirittura complicato stabilire le gerarchie, tra Provedel, arrivato alla Lazio dallo Spezia dopo un’eccellente stagione, e Maximiano, numero uno portoghese di 22 anni con qualificatissime referenze da Portogallo e Spagna. Non potrebbe essere altrimenti se ha convinto Lotito a spendere per lui oltre 10 milioni di euro. Il Napoli ha fatto una scelta persino più estrema: è pronto ad appoggiare in prestito Meret, che acquistò anni fa per farne il proprio titolare, per sostituirlo con uno svincolato, Sirigu, e una star internazionale, da definire ancora tra Kepa del Chelsea e Navas del Psg: uno dei due sarà il titolare della porta di Spalletti.

Maximiano (con il ds Tare), volto nuovo della Lazio tra i pali Maximiano (con il ds Tare), volto nuovo della Lazio tra i pali
Maximiano (con il ds Tare), volto nuovo della Lazio tra i pali 

Dall’Inter alle neopromosse

Ma non sono le uniche. La Fiorentina, in attesa di piazzare Dragowski (con lo Spezia l’affare s’è bloccato per 70 mila euro, ora i liguri puntano Meret) ha già assunto un nuovo numero 1: Gollini, in prestito dall’Atalanta. Chi non ha forse ancora stabilito con esattezza le gerarchie è l’Inter: l’arrivo di Onana a costo zero sembrava dover confinare in panchina il capitano Handanovic, che però a 38 anni non ha alcuna voglia di arrendersi e anzi sembra rimanere in cima alle preferenze di Inzaghi. Roma e Verona hanno cambiato invece il loro dodicesimo: Rui Patricio e Montipò restano i titolari, alle loro spalle ora Svilar e Perilli, arrivati da Benfica e Brescia. Poi ci sono le neopromosse: tre squadre – Lecce, Cremonese e Monza – e tre nuovi portieri. In Salento è arrivato Falcone dalla Samp, Galliani e Berlusconi si sono regalati addirittura Cragno, in corsa da anni per un posto in Nazionale, mentre a Cremona puntano sul rilancio di Ionut Radu, forse il portiere che ha condannato al secondo posto l’Inter con l’errore di Bologna.

Onana in azione durante un test dell'Inter Onana in azione durante un test dell'Inter
Onana in azione durante un test dell’Inter (ansa)

La classe media non cambia

Il messaggio però è chiaro. A cambiare è soprattutto chi ha delle ambizioni, chi deve scalare posizioni. Le prime (Napoli, Lazio, Inter) e le ultime arrivate. Forse perché nessuno, come il portiere, permette di cambiare drasticamente una squadra. Il Napoli cerca in porta anche un giocatore in grado di impostare l’azione, com’era Ospina. Idem la Lazio. Le neo promosse invece hanno bisogno di maggiore esperienza con la categoria, dove il pallone viaggia più veloce che in Serie B. Una cosa è certa: nessuna delle squadre che hanno chiuso il campionato senza troppi timori ha cambiato portiere. La middle class del campionato italiano non cerca scossoni, preferisce non stravolgere. Perché non correre rischi, certe volte, è già una vittoria. O almeno c’è chi la pensa così.

Tra i pali non c'è certezza, mezza serie A cambia portiere: ecco perchéFonte Repubblica.it

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