Torino, Juric tra polemiche e miracoli: “Lukic? E’ un pezzo di pane, bisogna capire”

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TORINO – Il Torino ha il presidente contestato, il capitano ammutinato, l’allenatore aggredito dal direttore tecnico (e viceversa), l’organico spolpato e una squadra che i campo funziona come un orologio, come se la sua specialità fosse l’isolamento dalla tempesta o come se fosse la tempesta a spingerla, nell’indifferenza dei problemi che la circondano.

La squadra gioca a vince ma Cairo è nel mirino

A Monza, ha debuttato soverchiando l’ambiziosa neopromossa che sul mercato non ha badato a spese e che vive un idillio con città e tifoseria: esattamente il contrario di quanto accade a Torino, dove la gente granata contesta, boicotta, organizza pacifiche ma insistenti rappresaglie perché è in aperta opposizione a Cairo, accusato non tanto di non investire sul mercato (quello è soprattutto il tarlo che rode Juric, che aspetta ancora che gli rimpiazzino la metà gli otto giocatori persi a giugno) quanto di non avere ampiezza di vedute, dei programmi di prospettiva e un minimo di interesse per le sorti del club che non ha un centro sportivo (da anni ci sono terreni in abbandono che aspettano solo di essere edificati), né un settore giovanile funzionante (la Primavera l’anno scorso giocava Biella, questo chissà), che non ha un organigramma societario strutturato né legami con il territorio. Che ha spento la passione, in concreto. In definitiva l’accusa è questa: se Cairo può dire o fare qualcosa di granata, dice o fa l’opposto. Finora soltanto il Sassuolo ha venduto meno abbonamenti del Torino, eppure sabato a Monza c’erano circa 1600 granata in curva, tanti. Perché? “Perché non diamo i soldi a Cairo”.

Juric tra polemiche e miracoli

In questo contesto, la squadra vive in una sorta di bolla nella quale l’ha rinchiusa Juric, straordinario e polemico motivatore dal carattere per niente facile che non ha mai lesinato critiche anche molto dure a Cairo (“Ma ormai ho capito l’andazzo”) e che riesce a far funzionare la squadra alla perfezione nonostante tutto, nonostante un’estate in cui “abbiamo buttato 40 giorni perché non avevo giocatori per lavorare“. A Monza ha fatto giocare in difesa prima Adopo, un ragazzo che l’anno scorso faceva il centrocampista alla Viterbese, e poi Segre, mezzala che era al Perugia: nessuno s’è accorto dell’anomalia. Però su tutto incombe costante la cappa dell’insoddisfazione, che una società che di fatto non ha una struttura dirigenziale non può gestire.

Da Belotti a Bremer a Lukic, giocatori in fuga

Juric riesce a tenere insieme i giocatori, che però appena possono alzano i tacchi, stanchi della mancanza di prospettive. È successo a giugno, quando ha lasciato senza dire un parola l’ultima bandiera riconosciuta, Belotti, il solo giocatore (assieme a Glik) che abbia rapito il cuore dei tifosi nell’ultimo ventennio: il Gallo se n’è andato senza neanche salutare e non per una questione di soldi, ma perché aveva l’anima stremata. Anche altri, come Brekalo, sono scappati appena hanno potuto, come era successo a Sirigu l’anno prima, a un’altra colonna come Nkoulou in precedenza (anche lui si ammutinò alla vigilia di un match, per giunta di Europa League) e come ha naturalmente fatto Bremer, che ha raccontato come già due anni fa avesse chiesto consigli a Chiellini (!) su come gestire il suo futuro. Del resto anche un altro capitano recente, Ogbonna, si impuntò per farsi cedere alla Juventus.

L’ammutinamento del capitano

Dalla slavina dell’insoddisfazione si è infine lasciato travolgere Lukic, reduce da un campionato di altissimo livello che gli ha permesso di diventare titolare fisso della Serbia che andrà in Qatar, ma che nelle cinque stagioni precedenti non era mai riuscito a sfondare davvero. La grande annata – e le partenze di Belotti Bremer e Mandragora, i tre che nella stagione passata indossarono la fascia – ha messo Lukic al centro della squadra. Juric lo ha promosso capitano. In Coppa Italia ha segnato ed è stato il migliore in campo: un trascinatore. I tifosi ne lodano la serietà, il puntiglio, la partecipazione emotiva. Ma il giorno prima che il campionato cominciasse, ha telefonato a Juric per dirgli che lui a Monza non sarebbe andato, che è stufo, che vuole andarsene. Un fulmine a ciel sereno.

Juric: “Lukic è un pezzo di pane, bisogna capire”

Cosa ci sia dietro non è chiarissimo. Lukic guadagna relativamente poco (700 mila euro) e, anche per via del nuovo status e del rendimento recente, ha chiesto un congruo aumento: vorrebbe il triplo, la società gli ha offerto il doppio, ma anche se le parti sono lontane nulla lasciava presagire una rottura del genere. In quanto al mercato, il serbo ha offerte da Premier e Bundesliga, mentre in Italia si era interessata la Roma (prima di avere Wijnaldum, però), ma anche in questo caso non tirava aria di caos, perché Cairo era stato molto chiaro: a parte svincolati e prestiti non riscattati, quest’estate sarebbe partito solamente Bremer e gli altri che avevano mercato, vale dire Lukic e Singo, avrebbero dovuto aspettare il 2023. Perciò la ribellione improvvisa ha sorpreso tutti, in primo luogo Juric: “Bisogna capire come mai un ragazzo che è qua da sei anni e che è un pezzo di pane abbia fatto un gesto così grave. Lo conosco, non ha mai alzato la voce e ora ha fatto così. Sono amareggiato”. Ma quando dice che “bisogna capire”, Juric prende in qualche modo le parti di un giocatore che fino all’altro giorno si è davvero sempre comportato in maniera esemplare.

Uno strappo difficile da ricucire

E qui si ritorna all’inconsistenza del Torino inteso come società, alla senso si provvisorietà trasmesso da una programmazione che non va mai oltre la gestione della quotidianità e che non infonde alcun senso di appartenenza, a maggior ragione adesso che i tifosi sono lontani, lasciano lo stadio vuoto e l’entusiasmo ambientale è un elemento inesistente da anni, rimpiazzato dal cupo e reciproco livore che scorre tra Cairo e la gente. Lukic deve essersi detto che fare il capitano in questa deriva ha un prezzo e non vuole essere lui a pagarlo. E così ha commesso uno sbaglio gravissimo, creando una frattura insanabile non tanto con l’allenatore (“Io perdono sempre chi riconosce i suoi errori”) quanto con l’ambiente.

Ma la squadra funziona e Radonjic stupisce

Ma in tutto questo, la squadra va. Il serbo Radonjic, pescato a Marsiglia dopo anni di zingarate senza costrutto in giro per l’Europa, nelle prime partite ha fatto ammattire qualunque difensore gli si sia parato davanti. La difesa, con due soli giocatori disponibili, non ha mai ballato. Anche a centrocampo sono rimasti in due (e uno, Linetty, era considerato quasi un esubero) ma hanno retto il peso della squadra, che gioca nell’esatto modo che piace alla gente del Toro, cioè con sfacciataggine, aggressività, ritmi alti. È la squadra perfetta in un mondo largamente imperfetto: forse non può durare e molti giocatori dimostrano di pensarla così.

Torino, Juric tra polemiche e miracoli: "Lukic? E' un pezzo di pane, bisogna capire"Fonte Repubblica.it

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