Theo il predestinato, ora aspetta la “rivincita” contro il passato

MILANO – Statisticamente vinta dal Milan nell’ultima mezz’ora con l’accelerata necessaria dopo un’ora di dominio senza gol, la partita col Venezia è stata sostanzialmente decisa dall’ingresso di Theo Hernandez, l’ala sinistra travestita da terzino che Pioli ha in dotazione come risorsa aggiuntiva del suo prolifico attacco. La linea offensiva è in teoria a quattro – i tre trequartisti dietro la punta – ma diventa in pratica un quintetto, il cui dinamismo viene esaltato dagli scambi di posizione degli interpreti e soprattutto dagli assalti dell’imprendibile francese, che nel vecchio gergo calcistico si chiamavano sovrapposizioni e che nel caso in questione si possono definire digressioni: è molto complicato, per gli avversari, indovinare i movimenti di Hernandez, scattista verso il fondo per il cross oppure incline a conversioni verso il centro per il tiro o ancora a duetti e sponde rasoterra o infine a percussioni in diagonale.

Promosso da Deschamps

La facilità con cui la difesa del Venezia è stata frantumata dal numero 19 – l’identificazione è già scattata da tempo, come capita solo ai giocatori più amati dai tifosi – non è casuale. Si parla infatti del classico predestinato, fin da quando a 17 anni, nella Youth League con l’Atletico Madrid, si affacciò sulla scena internazionale nella difesa in cui da centrale giocava suo fratello Lucas. Tra le tappe dell’apprendistato figurano le partite con l’Under 19: sulla verticale di sinistra, davanti a lui, c’era un certo Mbappé. Lo stesso meccanismo tattico si sarebbe riprodotto nella sua prima partita intera in Champions: quattro anni fa con la maglia del Real Madrid, contro il Dortmund, il suo compagno di fascia era Cristiano Ronaldo e lui celebrò a modo suo l’evento, con l’assist decisivo per Lucas Vazquez. Anche il battesimo in senso stretto non era stato banale: contro il Tottenham era entrato nel finale al posto di Modric. Poi, contro l’Apoel, aveva giocato più di metà del secondo tempo, sostituendo Marcelo. Non c’è dunque nulla di sorprendente nelle sue prodezze, né nei numeri della sua avventura al Milan, dal primo gol segnato al Genoa su punizione nell’ottobre 2019, ultima panchina milanista di Giampaolo. Da allora sono arrivati altri 15 gol e sempre in altri 15 ci ha messo lo zampino, o con un assist o provocando un rigore. La convocazione di Deschamps per la Nazionale francese e l’esordio, due settimane fa con la Finlandia nelle qualificazioni per il Mondiale, sono parsi naturali, anzi forse un po’ più tardivi del previsto, perché è imminente il ventiquattresimo compleanno, il prossimo 6 ottobre. Il ct per ora lo ha promosso, ma le convocazioni del 30 settembre per la Final Four della Nations League sono particolarmente attese.

Esame Champions

C’è tuttavia ancora un’incognita tattica, nella naturalezza del successo di Hernandez, che lui stesso giudica ovvio al punto da dichiarare scontati sia l’ambizione dello scudetto sia il sorpasso al fratello Lucas come titolare della Francia al Mondiale del Qatar (nel frattempo Hernandez senior ha vinto quello russo). L’incognita è legata all’altra faccia della medaglia del ruolo di terzino, che contempla anche esigenze difensive. E’ qui che Hernandez junior, in verità capace istintivamente di un fondamentale del buon difensore (la diagonale), ogni tanto pecca, distraendosi in palleggio o nelle chiusure: qualche gol, nella scorsa stagione e anche in questa, il Milan l’ha incassato proprio così. La sera di Liverpool ha dimostrato appunto la necessità di portare la fase difensiva del gioco di Theo all’altezza di quella offensiva. Alexander-Arnold lo ha inguaiato spesso, con le sue discese. Lui si è rifatto con la stessa arma, in particolare nell’azione del momentaneo 2-1. Ma alla fine il suo bilancio ad Anfield è stato in rosso. Così ora la partita più importante diventa proprio quella contro il suo passato: Milan-Atletico Madrid, la squadra di oggi contro quella in cui è cresciuto. E’ a San Siro, in Champions League, che Theo Hernandez può salire un altro gradino della sua ascesa. Con la Final Four della Nations League come ulteriore tappa del suo personale Tourmalet.

Fonte Repubblica.it

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