Terapia di coppa (Italia) per Juventus e Inter

Terapia di coppa (Italia) per Juventus e Inter

ROMA — La Coppa Italia è in bella mostra sul tavolone, Allegri e Inzaghi la guardano con un certa confidenza: Max l’ha già conquistata quattro volte (con la quinta stabilirebbe il record assoluto) e Simone pure, di cui tre da calciatore. Lo juventino pettina quasi ossessivamente il nastrino tricolore alla base del trofeo (“Non è scaramanzia, è che sono ordinato e lo mettevo a posto perché era tutto arruffato”), l’interista cerca di fare finta che questi giorni in altalena tra il tutto e il niente possano giudicarlo con una sentenza definitiva.

Che Coppa Italia strana. È dal 1965 che non salta fuori una finale tra Juventus e Inter ed è forte l’urgenza di vincerla per raddrizzare una stagione altrimenti sgangherata, specie per i bianconeri che alla corsa scudetto hanno partecipato per una sola giornata, che un trofeo l’hanno già concesso ai rivali (la Supercoppa di gennaio, vinta dall’Inter col gol di Sanchez al 120′) e che dalla Champions sono usciti perdendo in casa col Villarreal, non vincendo ad Anfield. Quella coppa è un’ancora di salvezza per tutti e due, una coperta di Linus, un alibi da far valere, una cosa così. Dice bene Allegri: “Invece della ciliegina, adesso è la torta”.

I due allenatori rifiutano di essere giudicati sulla base di questa finale, dicono, con un accenno di furbizia: la vincessero, vorrebbero essere giudicati eccome. Difatti per Allegri “gli allenatori bravi sono quelli che vincono, piaccia o non piaccia”, ma poi spiega che “le valutazioni sulla stagione con la società le abbiamo già fatte” e a quante pare sono positive (“Abbiamo fatto una bella rincorsa, l’anno prossimo partiremo avvantaggiati”) e prescindono da questa sera, “anche se intanto portare a casa un trofeo sarebbe carino”.

Ma anche Inzaghi il bilancio della stagione lo ha anticipato già alla vigilia. È pure lui lo definisce positivo a prescindere: “Essere qui a giocarci campionato e coppa dimostra che abbiamo fatto un grandissimo lavoro. Ricordiamoci da dove siamo partiti. L’8 luglio non mi sarei aspettato tutto questo” ha detto, tornando indietro al giorno zero in cui, nella pancia di San Siro, presentò ai tifosi nerazzurri se stesso e la sua Inter senza più Conte, Lukaku, Hakimi ed Eriksen. Una squadra da qualificazione Champions, secondo la maggioranza degli osservatori. Otto mesi più tardi si ritrova ad essere l’allenatore che, da esordiente, ha fatto più punti di tutti all’Inter dal 2000 in avanti dietro al solo Mourinho e il primo a giocarsi una finale di Coppa Italia dopo undici anni. C’è però quel mese e mezzo di carestia fra febbraio e marzo, quello dei sette punti in sette partite, che dal ribaltone del derby in poi, ha rilanciato il Milan nella corsa scudetto. “Però quel calo è valso una finale di Coppa Italia e un grande ottavo di Champions col il Liverpool: lo rifarei”.

Allegri ha senz’altro meno crediti da vantare e qualche giustificazione cui appellarsi (“L’addio di Ronaldo, l’infortunio di Chiesa”), ma anche molta meno argenteria da mostrare, visto che di partite indimenticabili quest’anno la Juve ne avrà forse giocate un paio (e una, quella con l’Inter, l’ha persa). Confessa di non riuscire a guardare una partita intera se non è bella tecnicamente (“Mi stufo”): quante sarà riuscito a rivederne, della sua squadra? Stasera, intanto, riproporrà il 4-2-3-1 che in campionato aveva funzionato (con Dybala, Chiellini e Bernardeschi al passo d’addio), mentre Inzaghi ha il solo dubbio Bastoni, recuperato in extremis. Fonte Repubblica.it

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