Spezia-Juventus 2-3: De Ligt salva Allegri da una situazione senza ritorno

LA SPEZIA. Anzi i “meno esperti”, come ha spiegato Allegri che bisogna chiamarli: alla fine la partita, e forse anche la Juve, l’hanno raddrizzata loro, mettendosi alla guida della macchina schiacciasassolini che ha celebrato con enfasi la vittoria in rimonta sullo Spezia (in una città, per altro, dove i bianconeri non avevano mai vinto), e chissà se adesso rimonteranno anche i loro innumerevoli problemi. 

<< La cronaca della gara >>

Qui non ne hanno risolto neanche mezzo, però hanno scacciato l’incubo del dramma che a un certo punto stava calando nero e cupo sugli juventini di ogni dove, perlomeno nell’attimo esatto in cui un salvataggio disperato di Locatelli ha evitato il 3-1 di Antiste. Si giocava da un’ora o poco più, anche se il verbo giocare è piuttosto incongruo per descrivere quel muoversi confuso con il quale i bianconeri tentavano di star dietro alla precisa organizzazione spezzina (Thiago Motta, che farà carriera, è un maestro della coordinazione spazio-tempo) e non deragliare per effetto delle loro stesse insicurezze. Nel momento preciso in cui ha guardato di sotto e ha visto solo un profondo vuoto, la Juve ha finalmente reagito ed è tornata in sé, lasciandosi sospingere dall’adrenalina del sopravvissuto: ne è venuta fuori una reazione chimica che ha prodotto dieci minuti di rabbia pura, una ferocia agonistica che i bianconeri non sfoderavano da anni.

I rabbiosi gol del sorpasso

I gol del sorpasso sono stati rabbiosi, non li si può definire altrimenti: sono arrivati con palloni sradicati, sospinti in avanti come in una mischia del rugby e infine scaraventati in porta in mezzo al mucchio dell’area, ed è piuttosto significativo che i protagonisti siano stati Chiesa e De Ligt, i due che Allegri ha punzecchiato maggiormente e che alla fine gli hanno tolto le castagne dal fuoco. Magari la rabbia che hanno ruggito era anche per dire (e dimostrare) qualcosa al loro allenatore, che alla fine si è lasciato prendere dal sollievo: “Meno male che abbiamo vinto soffrendo, altrimenti pensavano di essere diventati bravi. Bisognava essere più lucidi su tiro e ultimo passaggio, perché stavano suonando le campane morto”. Invece sono in preparazione le fanfare.

Ma la gara della Juve resta indecifrabile

La Juve ha disputato un’altra partita indecifrabile, o nitidamente decifrabile attraverso le sue debolezze di squadra. Non le è bastato passare in vantaggio un bel destro radente di Kean (lancione di Bonucci, assist aereo di Rabiot) per togliersi le paure di dosso, anzi. Lo Spezia, che se l’è giocata assolutamente alla pari, ha reagito con prontezza (bravo Szczesny su Verde; il portiere eviterà anche il 3-3 di Maggiore) e pareggiato presto con una giocata di Gyasi, che si è accentrato da sinistra e tirato nel sette, con la fiacca opposizione di Danilo e Bentancur. Poi il raddoppio, con un lancio di Maggiore per Antiste che ha scoperchiato la difesa juventina: De Ligt era fuori posizione e Bonucci ha perso di netto il confronto con il diciannovenne francese, che se avesse segnato anche il 3-1 avrebbe forse scritto una pagina di storia. Invece ha solamente tolto il tappo alla rabbia altrui, anche se poi la Juve ha vinto partendo da un gesto di generosità dello Spezia: Verde si è scapicollato per evitare un corner ma in questo modo ha regalato a Chiesa la palla della resurrezione. Stavolta, comunque, i cambi di Allegri hanno funzionato, anche se in campo ha spesso regnato il disordine. Il prossimo obiettivo sarà provare a vincere giocando semplicemente a pallone.

Fonte Repubblica.it

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