Spalletti: “L’Inter? Nessuna rivincita, sfida importante per un’altra piccola felicità”

Luciano Spalletti parla alla vigilia del match di San Siro contro l’Inter in programma domani alle 18.

Com’è il clima nello spogliatoio dopo la positività di Politano? C’è apprensione?
“Purtroppo fa parte delle difficoltà di questa stagione: già nelle prime due giornate abbiamo giocato con soli tre centrocampisti, perché non c’era ancora Anguissa e Demme e Zielinski erano infortunati. Ma siamo andati avanti lo stesso e faremo lo stesso anche stavolta”.
Che partita si aspetta con l’Inter: sarà una gara tatticamente aperta?
“Sì, verrà fuori una gara così, entrambe le squadre vogliono fare punti e cercheranno la vittoria. Poi loro hanno una conformazione tattica geometrica diversa dalla nostra e dovremo coprire bene quegli spazi che l’Inter occupa in fase di possesso, sono bravi con i due giocatori a tutta fascia e noi dovremo essere pronti a controbattere. Avremo di fronte una squadra che è fortissima e che lo sta facendo vedere anche in questo campionato”.

Come vivrà il suo status di ex in questa partita? Si aspetta fischi o applausi a San Siro?
“Penso al mio, gli altri possono fare ciò che vogliono, fischi ne ho già presi altrove. Quando vado via da una squadra guardo solo se ho lasciato i conti migliori e se ho vinto anche qualche partita, le cose vanno di pari passo, non mi paragono ad altri. Io ho finito all’Inter con la difficoltà di gestire quel momento, tutto quello che veniva fuori, ma non ho dato colpe o vantaggi a nessuno del quarto posto, ho finito e sono andato a casa. E’ chiaro che poi si fanno le valutazioni in base a ciò che si ha a disposizione, se uno può spendere 240 milioni di stipendi totali o solo 100. Sono abituato a vivere tutto, in diretta, non si prepara niente, sono curioso anche io della mia reazione quando sarò lì a San Siro, per me il passato non è mai passato, io vivo le cose in modo intenso. A Milano ho preso delle decisioni e le ho prese volentieri per il bene del gruppo. Quella esperienza mi ha dato tanto, ringrazio i tifosi nerazzurri al di là del trattamento che mi riserveranno. E anche i calciatori che mi hanno seguito in tutto e che continuo a sentire al telefono, con stima reciproca. Vado orgoglioso anche di aver ridato forza alla conformazione della Pinetina”.
Per Inzaghi non è decisiva, ma importantissima…
“E’ importante per tutti e non definitiva, fino a quando non c’è matematica in questo campionato. Le squadre sono forti e ci sono difficoltà momentanee che possono arrivarti da tutte le parti. Non vale solo per Inzaghi”.

Si aspettava di affrontare l’Inter da capolista? E’ una rivincita per lei?
“Io non ho rivincite da prendermi, è solo un passaggio importante per un’altra piccola felicità, per tutte le persone che ci seguono, perché si fa questo lavoro a 62 anni. La dignità è battersi per chi ti vuole bene, non per essere famoso. Abbiamo una città dietro che freme, alla partenza ci saranno 1000 persone per salutarci, si sente che i napoletani la vivono così, anche se rimangono a casa e non possono seguirci in trasferta. Ma si organizzano lo stesso per essere tutti insieme, è una roba che ci deve per forza far riflettere sul nostro comportamento, chi non la sa riconoscere è segno che non sarà mai fiero”.
Con quali certezze il Napoli va a Milano? E con quali dubbi?
“Abbiamo le certezze di ciò che il Napoli ha prodotto finora, le qualità che hanno saputo esibire i nostri giocatori, migliaia persone che ti sostengono qualora una volta ti venisse il dubbio di non farcela a essere fortissimo. I dubbi non ce ne sono, noi andiamo a fare la partita, contro un avversario che ha le stesse qualità nostre, calciatori di livello come il nostro e un allenatore che ha esperienza e fa fare all’Inter lo stesso gioco degli anni scorsi. Ma le difficoltà vanno affrontate, senza avere dubbi: altrimenti si fa spazio a chi non vede l’ora di affrontarle, non c’è altra scelta”.
Inter proprietà straniera, Napoli italiana…
“A Milano c’era un presidente straniero, ma il figlio era presente spesso a Milano. E’ simile, grossomodo: la situazione la guardava esternamente il figlio, il papà invece è venuto poche volte. De Laurentiis la vive invece direttamente, ci sentiamo telefonicamente perché vuole sapere le cose, segue più da vicino, ti fa sentire la presenza, Zhang sorveglia più a distanza”.

La Nazionale andrà ai Mondiali?
“Mancini metterà a posto le cose, l’Italia però già meritava il passaggio del turno, poi non so perché non siano arrivati i risultati, un po’ di fortuna e sfortuna a volte nel calcio c’è”.
Come sta Lozano, l’ultimo ad essere rientrato? A destra può giocarci anche Zielinski, al posto di Politano?
“Sì, Zielinski e Elmas e anche Lozano: ho tante soluzioni. Lozano sta bene, ha giocato giovedì, ha ore e ore di viaggio sulle spalle, ma è voglioso e sorridente, perché è uno molto positivo, dolcissimo, professionale. E’ normale avere ambizioni, le devono avere tutti, poi mi auguro che a fine stagione Lozano riceva interessi di club che lui ritiene più importanti, significherebbe che ha raggiunto i nostri obiettivi. L’anno scorso rimanendo fuori dalla Champions non abbiamo ricevuto una richiesta per i giocatori del Napoli, sul mercato. Se vogliono avere richieste devono fare risultati. E’ sempre la vittoria che ti dà visibilità, la sconfitta riporta tutti dentro la dimensione uguale”.
Vale anche per Koulibaly?
“L’abbiamo già detto più volte, diventa difficile avere ancora parole per Koulibaly. Questa settimana è andato in scivolata e si è incastrato un piede, è rimasto col ginocchio sotto, ha sentito male, è rimasto a terra, si è fermato l’allenamento e in un attimo c’erano anche i magazzinieri intorno a lui, tutti in attesa della sua reazione. E’ uscito tre minuti dal campo e nessuno giocava, per vedere come si sentiva lui. Maradona? Non mi interessa sapere se Diego è stato il più grande o meno, mi interessa sapere quello che ha lasciato dopo. Non lo dico io, è quello che provano tutti, ciò che significa l’importanza del soggetto in un gruppo. Vogliamo essere tutti Koulibaly. A San Siro fu fischiato dai razzisti? Conosco la realtà di Milano e so che un episodio del genere non si ripeterà mai più”. Fonte Repubblica.it

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