Sottil, lo scouting, Deulofeu e Beto: i segreti dell’Udinese, la squadra che sta scombussolando la serie A

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L’Udinese è una sorpresa ma non è un caso, perché se era inimmaginabile ritrovarla al terzo posto in classifica dopo otto giornate, e dopo sei vittorie consecutive (la stagione era cominciata con un 2-4 dal Milan e un mesto 0-0 casalingo contro la Salernitana), non è imprevedibile che faccia campionati buoni, spesso molto buoni e talora eccezionali, anche se nelle ultime stagioni la vena si era un poco esaurita: è infatti tutto sommato normale che il club friulano, guidato dal 1986 dalla famiglia Pozzo, sappia affastellare diversi eccellenti giocatori tutti assieme, scovandoli in qualunque angolo del globo e poi valorizzandoli in un città che offre sia passione sai tranquillità, nonché un tenore di vita altissimo.

Sottil nel solco di Zaccheroni, Spalletti e Guidolin

Così non è sorprendente che a Udine si combinino la presenza di buone squadre in alchimia con un allenatore speciale. Sotto i  Pozzo, l’Udinese ha ottenuto un terzo posto con Zaccheroni, un quarto con Spalletti (che conquistò lo storico primo accesso alla Champions), un terzo e un quarto con Guidolin (e altre due Champions, benché soltanto ai preliminari). Non sarebbe campato per aria se con Sottil capitasse lo stesso: anche adesso ci sono un talento purissimo finalmente giunto a maturazione (Deulofeu rievoca Amoroso e Di Natale), un centravanti lungo lungo su cui si è scommesso senza esitazioni (Beto ricorda Bierhoff), un argentino che è l’anima del gruppo (Pereyra oggi come Sensini ieri), un talento giovanissimo e sopraffino che ancora deve esprimersi compiutamente (Samardzic fa venire in mente il primo Sanchez) e una classe media di giocatori che per qualche strana ragione (o per ragioni molto logiche, per quanto possa essere logico il calcio) hanno trovato al volo l’amalgama, o addirittura l’alchimia.

I segreti dello scouting

Alla base della sorpresa non casuale c’è naturalmente il lavoro del club, il primo in Italia a organizzare uno scouting dettagliato a livello mondiale. Adesso sono capaci tutti, perché la tecnologia e le connessioni consentono a chiunque di vedere qualsiasi gara di qualunque campionato, anche i più sperduti, ma fu l’Udinese, all’inizio degli anni 90, a trovare il sistema di scandagliare il pianeta del calcio allestendo allo stadio Friuli una sofisticatissima sala video servita da potentissime parabole che ritrasmettevano partite da tutto il mondo: c’era una squadra di esperti, guidata da Manuel Gerolin, che setacciava i giocatori interessanti (naturalmente tutta gente non ancora intercettata dai radar del calcio ricco) che un inviato del club andava poi a studiare sul posto, dal vivo. Con gli anni, quello sforzo tecnologico è stato reso vano dall’arrivo di molte app specifiche, tipo Wyscout (all’epoca si andava di videocassette), alla portata di tutti, ma  il know how degli scopritori di talenti è rimasto. Da diversi anni il responsabile dello scouting è Andrea Carnevale.

Andrea Sottil Andrea Sottil
Andrea Sottil (reuters)

Il tesoro dei Pozzo: dal mercato 172 milioni in dieci anni

Negli ultimi dieci anni, l’Udinese ha un attivo di mercato di 172 milioni, inferiore solo a quello del Genoa (200), che però ha rischiato il fallimento e adesso è in B, anche per via della fumosità di molte operazioni sotto la gestione Preziosi. Ai livelli dell’Udinese c’è l’Atalanta (+162): non è un caso (e nel caso dei bergamaschi nemmeno un sorpresa) che le due squadre stiano in cima alla classifica e che domenica si giochino la vetta nel confronto diretto. Con i soldi ricavati dal trading dei giocatori il club si finanza e si rilancia continuamente, anche se l’Atalanta sta riuscendo a mantenere un livello tecnico più elevato: il merito è di Gasperini, che in questo ricorda molto il Guidolin di Udine. L’Udinese veniva tuttavia da stagioni non brillanti. In città erano convinti che i Pozzo avessero dirottato le loro attenzioni sul Watford, l’altro club di proprietà della famiglia (un tempo c’era anche il Granada, poi ceduto), che può permettersi un disavanzo di mercato (-92 milioni in dieci anni, comunque il quarto più basso in Inghilterra) grazie agli introiti nettamente superiori garantiti dalla Premier (il Watford è però appena retrocesso in Championship). Tra le due società ci sono spesso passaggi di giocatori o prestiti reciproci, talvolta forse per mere ragioni contabili.

Pereyra a tutto campo, che bella novità

Sta di fatto che quest’estate l’Udinese ha ritrovato di colpo il tocco magico, nonostante le cessioni di Molina e Soppy, che hanno aperto un buco sulla fascia destra poi tappato con Sottil, dopo vari tentativi andati male, con Pereyra, riportato al ruolo delle sue origini ma interpretato in maniera molto originale: il capitano non si limita ad andare su e giù per la fascia rispettando rigidamente i canoni del 3-5-2 ma spesso taglia al centro o sbuca a sinistra, con Becao che gli copre le spalle e gli avversari sorpresi dall’apparizione di un giocatore inatteso. È una delle novità tattiche più interessanti della stagione.

Beto esulta con Deulofeu Beto esulta con Deulofeu
Beto esulta con Deulofeu (reuters)

Bijol e Lovric, doppio colpo sloveno da quattro milioni

I colpi di mercato sono stati i due sloveni, il difensore Bijol, preso per 4 milioni dallo Spartak Mosca, e la mezzala Lovric, arrivata gratis da Lugano: con due spicci l’Udinese ha inserito i tasselli che mancavano. Bijol, in particolare, è perfetto per la difesa a tre, ha fisico, tecnica e sa segnare. Lovric è una mezzala che si inserisce, adattissima al gioco d Sottil.

Sottil da Venaria, borgo di operai e di campioni

Ecco, Sottil. “Sognavo di allenare l’Udinese perché sapevo che qui c’erano i giocatori perfetti per il calcio che piace a me”, diceva lunedì dopo la vittoria di Verona, manifestando anche lo stupore provato quando l’Udinese (dove ha giocato tra il 1999 e il 2003) lo ha effettivamente chiamato. Viene da Venaria, borgo operaio alle porte di Torino particolarmente fertile per la nascita di giocatori: da lì vengono Garzena, difensore juventino degli anni 50, Fuser, Cravero, Milanetto, Marco Rossi ct dell’Ungheria, Giovanni Pasquale, che fu a lungo terzino proprio dell’Udinese, ma anche calciatori meno noti ma onesti professionisti come Artico e Vailatti.

Il calcio intenso che scombussola la serie A

Ma qual è il calcio che piace a Sottil, arrivato in A dopo una lunga gavetta (Trapani e Ascoli le tappe più significative)? È un calcio che si potrebbe definire robusto, molto fisico, diretto, aggressivo, verticale e veloce. Asseconda le caratteristiche dei giocatori, o le caratteristiche dei giocatori assecondano le idee dell’allenatore: fisicamente è una squadra molto strutturata (i tre difensori, Udogie e Makengo in particolare), che può tenere ritmi altissimi e operare un pressing asfissiante. “Ci alleniamo con grandissima intensità e i giocatori sono contenti di farlo. Anzi, è proprio quello che preferiscono fare, mi chiedono sempre di andare più forte” spiega Sottil. In effetti l’Udinese ha un’intensità rara per il campionato italiano: sembra una squadra di Premier, o tedesca, ed è con questa caratteristica che sta scombussolando la serie A.

Il talento di Deulofeu e Udogie

La qualità è garantita da Deulofeu, che dall’anno scorso ha finalmente dato un senso e soprattutto continuità alle sue doti tecniche fuori dalla norma, e da due esterni, Pereyra e Udogie, quest’ultimo l’unico italiano assieme al portiere Silvestri. Udogie è già stato acquistato dal Tottenham, che l’ha lasciato in prestito in Friuli: ad appena 19 anni, questo ragazzo di origini nigeriane e cresciuto a Verona (e nel Verona) si è già imposto compiutamente, segnalandosi per la fisicità notevole abbinata a una capacità tecnica di ottimo livello. Emigrerà l’anno prossimo, per il suo bene, e diventerà uno dei pochissimi calciatori italiani di livello internazionale.

Samardzic, Beto e le staffette che risolvono sempre

Finora sta funzionando a meraviglia un’altra strana idea di Sottil, cioè quella della partita divisa in due: nella prima parte l’Udinese sfibra gli avversari con il fisico, nella seconda li castiga con la tecnica. È successo anche a Verona, dove i due gol sono stati confezionati da Samardzic, che entra sempre dalla panchina (finora è stato titolare una volta sola) e illumina la gara con le sue giocate raffinate e il suo tiro micidiale, dopo che Lovric e Makengo si sono smazzati un’ora di lavoro sporco. Idem in attacco: in genere comincia Success, centravanti che non segna mai ma che corre come un ossesso dappertutto, e poi entra Beto, che molto semplicemente fa gol. Tre dei suoi cinque li ha fatti da subentrante, lui non ne è proprio entusiasta (“Sono contento se segno, un po’ meno di cominciare spesso dalla panchina”) ma se ne sta facendo una ragione, perché le staffette stanno funzionando a meraviglia e i cinque cambi consentono questo tipo di strategia. È una sorpresa, ma non un caso, se l’Udinese ha già vinto quattro partite dopo aver rimontato uno svantaggio.

Udinese-Atalanta sfida per il primato

Ora tra l’Udinese e il sogno c’è l’Atalanta, probabilmente l’ostacolo peggiore, perché i bergamaschi hanno la stessa intensità, non meno fisicità e maggiore solidità. Ma in Friuli sono tranquilli, e ambiziosi: “Siamo una squadra forte”, dicono sia il direttore tecnico Marino sia Sottil. Non c’è l’arroganza di pensare allo scudetto, ma a un ritorno in Europa dopo nove anni magari sì.

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