Serie A, ora Casini ripensa all’ingresso dei fondi

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ROMA – Per non arrivare a toccare il fondo, la Serie A è tornata a trattare con i fondi. Entro dicembre, i club del campionato italiano dovranno versare un miliardo circa di oneri fiscali in scadenza a novembre. Un pensiero che ogni settimana si fa più pressante e spaventa molte società, anche grandissime. La speranza è che il prossimo governo accolga una rateizzazione. O meglio, una c’è: riaprire una vecchia storia, nata e tramontata ai tempi dell’ex presidente Paolo Dal Pino, e intrecciata alla Superlega e all’assegnazione dei diritti a Dazn. Ossia, l’ingresso dei fondi di investimento nel capitale della Serie A. Per questo, c’è chi ha iniziato a guardarsi intorno. Il presidente della Lega del calcio, Lorenzo Casini ad esempio.

Serie A: nuova trattativa con i fondi

I contatti sono iniziati da qualche tempo, un paio di mesi fa: destinatario delle telefonate, inizialmente solo esplorative, proprio Casini. E anche se nessuno lo conferma, quei contatti vanno avanti. Fino a oggi, gli interlocutori più interessati sono stati i rappresentanti di un grande fondo di investimento: si tratta di Apax partners, società londinese che ha già investito in una società italiana, Engineering. Tra i nomi in ballo circola anche quello di un altro fondo di investimento, Carlyle. La Serie A può pensare di cedere massimo il 10% della propria produzione. Ossia dei propri ricavi. Il valore? Per i fondi, la valutazione è persino superiore a quella che ormai due anni fa fece il trio Cvc, Advent e Fsi: 2 miliardi di euro. Ma, giurano tutti, di soldi non si è ancora parlato.

Una media company da votare in assemblea

Anche perché Casini sa bene che, prima di andare a fondo, è necessario ottenere una modifica della struttura stessa della Lega: “Creare una media company e migliorare la struttura”, infatti, è uno dei suoi obiettivi primari. Potrebbe essere portata in approvazione molto presto, se non nella prossima assemblea di Lega, a fine settembre, sicuramente prima del Mondiale di novembre. La base per poi aprire un discorso con i possibili investitori.

Lotito e De Laurentiis i “nemici” dei fondi

C’è un problema, però. I maggiori oppositori della costituzione di una media company e della cessione di una percentuale del suo valore a dei fondi di investimento, sono stati nel 2020 Lotito e De Laurentiis. Ossia, i padri politici dell’elezione di Casini a presidente della Lega Serie A. Il motivo? Una media company ha un proprio amministratore delegato e un proprio cda. Ma nella Lega del calcio nessuno vuol rinunciare a poter dire la propria e a esercitare la propria influenza. Soprattutto i vertici di Lazio e Napoli. Ma se un fondo partecipa al capitale vuol esprimere uomini propri, anche nella governance, visto che la mission sarebbe quella di incrementare i ricavi. Qui, servirà un compromesso. Ad esempio: se mai la trattativa con i fondi andasse in porto, l’ipotesi sarebbe di permettere loro di scegliere un ad, ma tra una short list di nomi prodotta dai club. Basterà a vincere le resistenze di una Lega allergica ai cambiamenti?

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