Serie A, la versione di Dazn. I club: “Cambiare la Melandri”

Roma – Crescono la pubblicità, gli ascolti e il numero di aziende che investono nel calcio italiano. E’ questo il resoconto delle attività di questi primi mesi di campionato che Dazn ha presentato alla Lega Serie A. Illustrato dal Chief Commercial Officer di Dazn Tonoli e da Stefano Sala, l’amministratore delegato di Publitalia, concessionaria che rivende la pubblicità perla tv. Pareri oggettivamente di parte, è evidente. E suscettibili diqualche obiezione, circolata a bocce ferme anche tra i presidenti. Una cosa è certa. Da oggi, in Lega si affaccia con insistenza un nuovo tema, già sollevato da alcui presidenti: “Bisogna cambiare la legge Melandri”. 

La versione di Dazn: crescita degli ascolti, ma i numeri?

“Il mercato sta dando fiducia all’offerta di Dazn registrando un incremento dell’audience di oltre il 10%, rispetto alla stagione 2019/2020; trend che si dimostra ulteriormente in crescita e che fa prevedere un ulteriore rialzo del 20% nel prosieguo del campionato”. Così Dazn in una nota ha annunciato il suo avvio trionfale. Aggiungendo: “Questo dato positivo è confermato anche dall’aumento, oltre il 10%, del numero totale di aziende che stanno investendo sul prodotto Serie A, con un incremento di oltre il 10% di introiti pubblicitari sul girone d’andata”. Mancano, e non è esattamente un dettaglio, i valori assoluti. Cioè: a quanto corrisponde quel 10%? Qual è il valore di partenza? Nessuna notizia, e non solo nel comunicato: nemmeno all’assemblea dei presidenti delle squadre di Serie A sono stati dati i valori. E i club aspettano ancora di conoscere i numeri degli abbonamenti sottoscritti da Dazn: i dati (trasmessi dieci giorni fa dopo sollecitazione) sono custoditi dall’ad della Lega De Siervo. 

“Cambiare la Legge Melandri”

Sala ha ripetuto più volte che la vendita della pubblicità dimostra come la certificazione di Nielsen oggi sia più affidabile anche dell’unico certificatore riconosciuto, ossia Auditel. Un punto di vista che certamente non è condiviso da Upa, associazione delle aziende che investono in pubblicità. ma tant’è. C’è però un problema: la Legge Melandri prescrive ai club di dividersi l’8% dei soldi delle tv in base a dati Auditel. E quindi? Quindi quantomeno Nielsen può restare l’unico certificatore dei dati. Col governo comunque è già iniziato il lavoro di lobbying per chiedere interventi di modifica sulla Melandri. Utili, anche, per favorire, in un futuro più o meno a medio termine, la costituzione di una media company e l’ingresso di fondi di investimento, discorso tornato di strettissima attualità. 

Un’assemblea per gli highlights a Sky

Una cosa è certa: la presentazione non ha dissolto il malcontento di una parte dei club. La questione dei disservizi resta un tallone d’Achille della tv in streaming, soprattutto perché il tempo passa ma i problemi continuano a presentarsi: se ne accorgono gli utenti, ma se ne accorgono sulla propria pelle anche i presidenti. Ieri qualcuno ha manifestato con durezza il proprio punto di vista. Tornando a chiedere che sia fissata un’assemblea per discutere dell’offerta di Sky per vedersi assegnati i diritti degli highlights. Si sono esposti Preziosi (Genoa) prima e Ferrero (Sampdoria) poi. Ora De Siervo dovrà fissare un’assemblea a breve per affrontare l’argomento. Servirebbero 14 voti per assegnare a Sky quei diritti: tanti, probabilmente troppi perché possa andare in porto. Ma il malcontento cresce. E se i disservizi non dovessero ridursi drasticamente, qualcuno potrebbe anche pensare a una richiesta di risarcimento. 

Fonte Repubblica.it

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