Serie A, falsa partenza: solo Milan e Roma felici di ricominciare

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Che strana estate. L’entusiasmo sfrigola, dopo i silenziosi e isolati anni della pandemia, e in tanti posti la gente s’è assembrata per comprare abbonamenti, per esempio sulle due sponde di Milano e Roma, a Firenze, a Lecce, nella Genova blucerchiata nonostante la delicatissima situazione del club. C’è molta voglia di ricominciare, eppure sulla maggiore parte della formazioni di Serie A incombe un gigantesco punto interrogativo: allenatori e tifosi e giocatori (forse anche i dirigenti, ma meno) si interrogano, si domandano, dubitano, rimuginano, formulano e probabilmente si preoccupano, perché il precampionato ha dato per molti poche risposte. E se le ha date, erano sbagliate.

Coppa Italia, 5 squadre di Serie A eliminate

Che strana estate. Le amichevoli sono andate male per quasi tutti. S’è già a lungo parlato delle lezioni che c’hanno dato spagnoli e tedeschi, ma anche francesi e inglesi, olandesi e qualche turca. Le nostre squadre hanno giocato 55 partite contro squadre di prima divisione e ne abbiamo vinte solo 17, perlopiù contro esponenti di campionati secondari (cipriota, ceco, messicano). È vero che in questa fase i risultati contano relativamente, ma le tendenze invece sì e hanno un significato: e qui la tendenza alla sconfitta non segnala nulla di buono. Difatti al primo impegno ufficiale, la Coppa Italia, ben cinque squadre di A su 12 sono state eliminate: non era mai successo, da quando la formula è questa. È come se la partenza anticipata del campionato avesse sorpreso le società, che si presentano alla prima giornata con carenze e ritardi, come se la scadenza da rispettare non fosse l’inizio della Serie A ma l’ultimo giorno di mercato (1° settembre, quando si saranno già giocati quattro turni), quello utile per tappare le falle che in molti casi attualmente restano aperte.

Milan e Roma senza dubbi

Ci sono solamente due squadre che si presentano ai nastri di partenza con dubbi minimi e senza difetti evidenti: il Milan e la Roma. I rossoneri giocano divertendosi, sprigionano entusiasmo e piacere collettivo e devono ancora integrare i due acquisti più importanti, Origi e De Ketelaere. Se valesse il precampionato, il Milan sarebbe due spanne sopra tutti (forse attualmente lo è) e una sopra la Roma, che ha lavorato in un clima di sovreccitazione che però Mourinho sa domare e indirizzare benissimo, come solo Capello prima di lui riuscì. E infatti vinse lo scudetto. È della Roma l’impresa più prestigiosa dell’estate (l’1-0 di Tel Aviv al Tottenham) e sono della Roma le premesse e le promesse più nitide: ormai si parla apertamente di quadrato magico (Pellegrini-Dybala-Zaniolo-Abraham) in attesa che con Wijnaldum diventi pentagono. Controindicazioni? Al momento nessuna, come il Milan.

Il rilancio dello Spezia e il paradosso Torino

Scendendo dai piani alti, l’estate è stata bella per lo Spezia, che ha dato l’idea di assorbire presto e bene il radicale cambio di filosofia e tattico da Thiago Motta a Gotti. La squadra gira, è concreta, è completa e sta riuscendo a non patire la vicenda Maggiore, cioè il caso del capitano che, degradato perché coinvolto in trattative di mercato, si è arrabbiato e ha rifiutato di giocare in Coppa Italia. Funziona come un orologio svizzero anche il Torino ed è un paradosso, perché Juric ha cominciato la preparazione con sei titolari in meno (Bremer, Pobega, Mandragora, Brekalo, Praet, Belotti), oltre a due riserve importanti come Ansaldi e Pjaca, e soltanto in questi ultimi giorni ne è stato rimpiazzato qualcuno: tra amichevoli e Coppa Italia, l’unico nuovo è stato il serbo Radonijc. Juric è in silenzio polemico dal giorno del raduno (le sole parole dette sono stati gli insulti scambiati con il diesse Vagnati e filmate e messe in rete da un giocatore), la gente è in contestazione aperta a Cairo e ha boicottato la campagna abbonamenti (soltanto Cremonese e Sassuolo hanno venduto meno tessere) eppure la squadra gioca a memoria e soprattutto gioca bene. Nonostante tutto, verrebbe da dire.

La Samp resiste, le ambizioni di Monza e Cremonese

Un discorso simile vale per la Sampdoria, che ha una situazione societaria delicatissima (il club è sostanzialmente in autogestione da quando l’ex presidente Ferrero è stato arrestato), sul mercato ha le mani legatissime, la rosa è scarna ma Giampaolo si è fatto carico della responsabilità e la squadra ha risposto con serietà. Sabiri è uno dei giocatori che ha brillato di più in senso assoluto. Stanno funzionando anche due neo-promosse, la Cremonese e il Monza, che hanno rivoluzionato l’organico e, nel caso dei grigiorossi, anche la natura tecnica della squadra, passando da Pecchia al debuttante Alvini, due che sono all’opposto. Entrambe hanno investito e hanno le spalle coperte da due proprietà molto solide: a Monza hanno puntato sugli italiani, a Cremona su stranieri di seconda fila ma l’alchimia sembra già esserci nell’uno e nell’altro caso. Di sicuro, Alvini e Stroppa sono fra gli allenatori più sereni.

Lazio, Fiorentina e Napoli felici a metà

Sette squadre sono dunque sufficientemente soddisfatte, ma le note positive finiscono qui, dove si apre il capitolo delle piazze più o meno preoccupate. A metà del guado è per esempio la Lazio. Sarri ha avuto molto di quello che gli serviva, si sono visti sprazzi di sarrismo eppure i biancocelesti non hanno vinto nemmeno un’amichevole di livello, incassando pure un pesante 4-1 dal Genoa. È una squadra ancora indecifrabile come la Fiorentina, guarda caso uno dei club che ha investito di più insieme a quello di Lotito: ma anche alla Viola i risultati stanno dando torto e finora Italiano, che fin qui non ha mai sbagliato una stagione, non ha trovato né i gol né la quadratura del centrocampo. Un discorso a parte merita il Napoli, di passaggio tra un ciclo e l’altro. Anche qui, come al Torino, c’è un clima pesante per la sfiducia ormai conclamata che la tifoseria nutre nei confronti della proprietà, ma anche qui c’è un allenatore che la fiducia la ottiene e il gioco anche. L’estate è andata a fasi alterne, con sprazzi di talento (soprattutto da parte del georgiano Kvaratskhelia) e i dubbi per l’impoverimento tecnico generale, che Raspadori e Simeone possono però ribaltare. Il Napoli non è andato né bene né male, ma la credibilità deve ancora guadagnarsela.

Udinese, Verona e Empoli, nuove panchine in difficoltà

C’è stato un discreto turnover di panchine nella medio-bassa classifica, ma finora con risultati altalenanti. A Udine, Sottil non ha ancora dato un’identità alla squadra, forse perché ha dovuto adeguarsi al modulo storico del club, il 3-5-2, e non ha potuto metterci del suo. A Verona Cioffi, uscito rumorosamente dalla Coppa Italia (1-4 con il Bari), deve gestire la transizione dagli anni d’oro di Juric, di cui la stagione passata s’è giovato anche Tudor, verso un futuro incerto: l’Hellas sta annaspando e i troppi casi di mercato aperto, da Barak a Simeone, non disseminano tranquillità. I rapporti tra il nuovo tecnico e la società non sembrano dei migliori. A Empoli, Zanetti è stato scelto per la sua inclinazione “giochista”, in linea con la tradizione del club, ma gli inizi sono stati balbettanti (e la coppa è già andata). La partenza di Pinamonti sta pesando moltissimo, come anche quelle di Viti, Asllani e Zurkowski. L’annata non promette bene.

Le scommesse del Lecce, i dubbi di Salerno, la noia di Bologna

Ma anche chi non ha cambiato allenatore incespica. È il caso del Lecce, dove Baroni deve gestire le scoperte di Corvino, che come al solito va a pescare giocatori sconosciuti ai più: servirà tempo, l’organico è stato rivoluzionato e quasi tutti i nuovi sono da scoprire. Anche la Salernitana ha imbarcato molte novità, alcune davvero interessanti, ma l’entusiasmo per la miracolosa salvezza si è già attenuato e la tifoseria si interroga sui piani della società, che all’inizio sembrava voler incedere verso la grandeur (Iervolino voleva Cavani) mentre adesso deve affettarsi a  soddisfare le molte richieste ancora inevase di Nicola. Bologna ha invece il problema di ogni estate: il mercato è sempre “triste”, non accende la fantasia, si stiracchia in tormentoni lunghi un’intera estate e nemmeno tre cessioni economicamente molto remunerative (Svanberg, Hickey e Théate) e la regia di un drago come Sartori hanno messo il turbo alla proprietà. La malattia di Mihajlovic non aiuta. Il clima è sempre piuttosto mesto, perché la mediocrità è oramai venuta a noia. E la squadra gioca di conseguenza: annoiando, forse annoiandosi.

Rivoluzione Sassuolo

Anche a Sassuolo il cielo è grigio. In genere parte un solo big per volta, mentre stavolta Rossi ha fatto cassa con Scamacca e la rifarà con Raspadori. Chi resta, tipo Frattesi, illuso dalla corte di Roma e Juve, è inquieto. Le scommesse di Carnevali (Thorsvedt, Alvarez, Ceide) non stanno convincendo, così come Henrique l’anno scorso, e Dionisi non sembra l’allenatore più sereno e disteso del pianeta. L’eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Modena, la squadra del capoluogo la cui tifoseria attendeva da anni una rivincita contro i provinciali “arricchiti”, è stata davvero molto brutta. Il Sassuolo non sembra il giocattolino di sempre e spuntano insoliti musi lunghi.

L’Atalanta, crisi d’identità

In fondo abbiamo lasciato tre grandi, con tre possibili crisi sull’uscio. Sono al momento le tre situazioni più complicate, pur con sfumature diverse. L’Atalanta, per cominciare, è in piena crisi di identità. Si è persa nel dubbio se rinforzarsi e ringiovanire e non ha fatto né una cosa né l’altra, anche se il fuggi fuggi di questi ultimi giorni (Freuler, Miranchuk, forse addirittura Malinovsky e Muriel) indica la direzione presa: ma aveva senso imboccarla a metà agosto? Gasperini si è già lamentato e la squadra, nello spirito e nell’atteggiamento, somiglia poco a quella che ha incantato l’Europa. Le sole note positive sono i giovani Okoli e Scalvini.

La precarietà dell’Inter

L’Inter sembra avere tutto per essere la squadra più forte della Serie A, ma come mai allora ha vinto una sola amichevole su 5 (con il Lugano), preso un’imbarcata di gol ed espresso un gioco indecifrabile? Le incertezze societarie pesano, condizionano: la squadra avverte la situazione di equilibrio precario sulla quale si deve barcamenare Marotta. E la presenza di Lukaku, unico nuovo titolare, ha cambiato la squadra in profondità: nel tentativo di adattarsi a lui, ha smarrito le linee guida dello scorso campionato. Non si vedono più né la baldanzosa arroganza dell’anno dello scudetto né la solida consapevolezza della propria forza esibita nel 21/22. Dzeko sembra abbia smesso di colpo di interessarsi alla squadra, Mkhitaryan è ancora un pesce fuor d’acqua, Gosens la controfigura di sé. Le potenzialità restano tuttavia altissime: basterà l’arrivo delle partite che contano a svelarle?

Juventus, tante domande senza risposta

Per ultima la Juventus, il vero garbuglio dell’estate. Ha la rosa nettamente più costosa della Serie A, ma intanto resta una sfilza di domande inevase: è più forte o più debole di prima? Pogba è lo stesso di Manchester? Di Maria ha illuso nelle prime due amichevoli, visto che nelle successive è sparito? La crisi (nerissima) di Vlahovic è soltanto fisica? Bonucci è ancora lui? Allegri ha scelto il modulo adatto o è già ora di ricominciare daccapo? Sul mercato possono succedere ancora un sacco cose e non certo irrilevanti. Di sicuro non ha attecchito la svolta progressista di Allegri: il tentativo di dare alla squadra un gioco più attuale, sul campo non ha avuto ancora riscontri. I tifosi si eccitano per ogni nuovo arrivo, o anche solo per la promessa di un arrivo, ma gli abbonamenti sono al minimo storico per lo Stadium (conta molto il fatto che una tessera di curva costi tra il doppio e il triplo di quella di qualsiasi altra società di Serie A) e a Villar Perosa non s’era mai vista così poca gente come quest’anno: è come se il popolo bianconero avesse già annusato l’aria che tira.

Serie A, falsa partenza: solo Milan e Roma felici di ricominciareFonte Repubblica.it

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