Separati in casa: i ribelli in scadenza pensano al mercato

L’inquietudine di Kylian Mbappé tiene in allarme da mesi i sismografi del calciomercato europeo. Ma mentre la star francese decide se cedere al sogno di giocare nel Real o farsi tentare dai milioni che il Psg gli verserebbe per convincerlo a restare, l’Italia guarda in casa propria. Scoprendo di non passarsela poi tanto meglio. La Serie A riparte sul filo teso delle inquietudini. Contratti in scadenza, giocatori scontenti, come se il campionato fosse ormai una parentesi noiosa tra le finestre del mercato. 

Prendete il Milan: nemmeno il tempo di consumare l’addio a Donnarumma che il club s’è già rassegnato a due nuovi strappi. Per Kessié e Romagnoli saranno gli ultimi mesi da rossoneri: l’ivoriano aveva chiesto 8 milioni a stagione con adeguamento immediato a 7, anche perché su di lui s’è scatenata un’asta che ha aggiunto, alle note Psg e Tottenham, anche Liverpool, Juventus e persino l’Inter. Che magari deve vendere le stelle, ma sui parametri zero è sempre attivissima. Romagnoli in questa stagione guadagna 6 milioni grazie a un contratto a crescere e a quelle cifre il discorso è chiuso in partenza: cercherà di massimizzare l’addio. Questioni simili, se non analoghe.

Anche perché il copione è scritto: gli agenti, terrorizzati da un mercato sempre più statico, hanno capito che spostare i loro campioni alla scadenza del contratto permette di guadagnare di più con i bonus “alla firma” o con il compenso per le mediazioni, diventando i veri proprietari del cartellino. La famiglia Messi, via a costo zero dal Barça, s’è messa in tasca 25 milioni col trasferimento al Psg. Alaba ne ha presi 20 dal Real al momento del “sì”. Così il malloppo una volta destinato alle società finisce sempre più spesso per uscire dal mondo del calcio e ingrassare i conti correnti di calciatori e agenti. Non a caso è uno dei temi su cui si gioca la partita per il rinnovo di Lorenzo Insigne col Napoli. Il club però a differenza del Milan non s’è arreso a perderlo: anzi, rispetto ai mesi estivi, quando De Laurentiis nemmeno salutava Lorenzo, oggi la situazione è più fluida. Il club è arrivato a offrirgli fino a 4,6 milioni annui netti, quanto guadagna oggi. Ma mai sarà disposto a garantirgliene 7 alla firma, richiesta su cui finora s’è arroccato l’agente. 

Roma e Lazio devono calmare gli inquieti Strakosha (in scadenza) e Mayoral, superati nelle gerarchie da Reina e Shomurodov. Cairo ha detto di essersi convinto che Belotti non rinnoverà col Torino. Nonostante una proposta da 3,5 milioni netti, un’enormità per i granata. Dietro c’è il Milan. Anche la Fiorentina s’è rassegnata a perdere la propria stella per esplicita ammissione del presidente Commisso: «Vlahovic non rinnoverà». Fa effetto sentirlo a più di un anno e mezzo dalla scadenza del 2023. Commisso minaccia di tenerlo fino a quel giorno, ma difficilmente riuscirà a non venderlo a gennaio. La Juve s’è aggiunta alla fila di ammiratori (l’Atletico aveva offerto 60 milioni in estate, il Tottenham lo vuole come erede di Kane, il Dortmund per sostituire Haaland) e pur di averlo metterà sul piatto Kulusevski: lo svedese, costato 40 milioni, non ha legato con Allegri né trovato una posizione in cui giocare. 

Persino De Ligt non è titolare e gli 85 milioni spesi per averlo sono una zavorra non solo psicologica. Anche in nazionale continua a lasciar spazio a De Vrij, che all’Inter inquieto non è ma che Raiola in estate porterebbe volentieri in Premier. Tanto per non perdere l’abitudine.

Fonte Repubblica.it

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