Sarri contro Allegri è una resa dei conti

Sono passati 1308 giorni dall’ultima volta che Allegri e Sarri hanno incrociato il loro cammino, da quando una rete di Koulibaly sembrò poter cambiare il destino dei due tecnici ma invece lo rese solo più beffardo: Max sfilò al rivale lo scudetto, Maurizio un’estate più tardi, rientrando dal Chelsea, gli tolse la panchina. Tre anni e mezzo dopo è cambiato lo scenario ma solo in parte i colori: sarà ancora il bianconero della Juventus contro il celeste della Lazio invece dell’azzurro Napoli. Eppure nonostante i tentativi di disinnescarla («due squadre che galleggiano ai margini del quarto posto», per Allegri) lo scontro tra i due tecnici toscani resta il vero grande duello del match di oggi all’Olimpico. Un po’ perché la sorte, ma soprattutto le nazionali, hanno levato di mezzo da una parte Dybala e dall’altra Immobile, gli unici due in grado di rubare la scena alla disfida tra l’esteta e il pragmatico, tra Sarri maniaco del lavoro e Allegri che cerca di far “meno danni possibile” dando carta bianca ai suoi calciatori. Per molti due rette parallele che non si incontrano, troppo intente a vivere ed applicare la loro filosofia calcistica, ma che in realtà si fondono in una treccia che ha iniziato ad essere tessuta sui campi di Serie C: «Se siete due allenatori voi…», sentenziò velenoso uno spettatore. Di sicuro lo sono diventati, massimi esponenti di due scuole di pensiero in antitesi. 

Centotrenta chilometri separano Livorno, la casa di “Max”, da Castelfranco Piandiscò, il fortino di Maurizio in cui si trincera quando deve sbollire la rabbia o semplicemente pensare e programmare il suo futuro e quello del suo staff. Rispetto istituzionale nelle dichiarazioni in avvicinamento alla partita («Maurizio? Un grande allenatore, parlano i risultati che ha ottenuto»), anche se negli anni il rapporto ha vissuto alti, pochi, e bassi, molti. Tutto è nato nel 2003, quando si incrociarono per la prima volta: Sangiovannese contro Aglianese, sfida da pochi spettatori, distante anni luce dai lustrini dell’Olimpico e della partita di oggi. Eppure non mancano i punti in comune tra i due allenatori, iniziando proprio dalla Juventus: amata e vissuta visceralmente da Allegri, abbracciata dopo le frizioni degli anni precedenti e condotta all’ultimo scudetto da Sarri, anche se l’amore non è mai sbocciato.

Il capitolo finale, paradossalmente, ha avuto lo stesso copione: vittoria del titolo, esonero e presenza a libro paga per i mesi successivi, mentre i sostituti provavano a serrare le fila di una squadra da ridisegnare e rifondare. Dopo la delusione per il frettoloso licenziamento e l’incompatibilità con lo spogliatoio («di quell’esperienza mi resta uno scudetto vinto, che non è poca cosa per uno come me che è partito dai dilettanti e forse non è stato poca cosa neppure per la squadra, che veniva da otto campionati vinti»), oggi Sarri ha la possibilità di vendicarsi sportivamente. La Lazio è diventata “sua” in brevissimo tempo: mai sulla panchina bianconera si è sentito parte integrante del progetto, della società, di un popolo. Dopo il primo derby vinto, ha festeggiato come il primo dei tifosi, portando in trionfo sul braccio l’aquila Olympia. Ancora di più, un tecnico che non ama le ingerenze che sta lavorando per il prolungamento del contratto al 2025 con il presidente più ingombrante della Serie A, Claudio Lotito: «Col presidente ci sentiamo tutti i giorni, c’è un rapporto diretto. Sa come la penso, poi la decisione finale spetta a lui perché la società è sua». 

È felice Sarri e altrettanto lo è Allegri nonostante la sua Juve non triti più gli avversari come quella di qualche anno fa: «Maurizio qua ha vinto uno scudetto, è un ottimo allenatore e ha fatto un buon lavoro alla Juventus. Sul fatto che non sia allenabile dovete chiederlo a lui, per me ogni squadra lo è, dipende poi dai giocatori che hai se puoi farlo in un modo o in un altro. Ciò che conta è il risultato poi so che se dico queste cose vengo attaccato. Ci sono tanti modi per vincere». Nell’ultima frase è racchiusa la distanza tra due mondi che oggi si incroceranno nuovamente. 
 

Fonte Repubblica.it

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