Sarina Wiegman, chi è la condottiera dell’Inghilterra femminile: il braccialetto della sorella morta, la svolta americana, lo stipendio

Sarina Wiegman, chi è la condottiera dell'Inghilterra femminile: il braccialetto della sorella morta, la svolta americana, lo stipendio

LONDRA — Non è sfuggito quel bacio al braccialetto bianco e nero, dopo la storica vittoria della sua Inghilterra agli Europei, 56 anni dopo quel Mondiale del 1966, seppur dei maschi, ma sempre contro la Germania. La 52enne Sarina Wiegman, olandese e allenatrice delle “leonesse” trionfatrici, l’ha poi spiegato: “È un ricordo di mia sorella, morta lo scorso giugno, durante la preparazione a questo torneo. Lei ci teneva tanto a me, e se oggi fosse ancora viva sarebbe qui a festeggiare con noi. Sarebbe molto orgogliosa di me, come lo sono io dei lei”. Commozione, collettiva.

Con Sarina Wiegmann Inghilterra imbattuta

Nessuno lo ammetterà nella Football Association, ma Wiegman è stata chiamata dagli inglesi per una cosa che sa fare molto bene: vincere, nel giro di 3-4 anni. Certo, nessuno si aspettava che la gloria arrivasse così presto, all’Europeo di casa rinviato per Covid. Ma Sarina, nata all’Aia dove ha iniziato a giocare da piccolissima in strada e oggi sposata con due figli, è così: non si perde in fronzoli, va dritta all’obiettivo. Era capitato già agli scorsi Europei, vinti alla guida dell’Olanda. Stavolta, a capo della perfida Albione, ha subito sistemato una squadra che certo era in crescita, ma ben lontana dal top. Con lei, invece, dall’arrivo nell’agosto 2020 dopo la fuga di Phil Neville in America, l’Inghilterra femminile non ha mai perso una partita e segnato ben 106 gol.

La carriera di Sarina Wiegman

A proposito di Stati Uniti. Quando da giovane tornò nei suoi Paesi Bassi dopo aver studiato e giocato in North Carolina, Wiegman rimase sconvolta: in America le calciatrici donne potevano giocare a tempo pieno, in Olanda no, solo come contorno di “un lavoro vero”. Così anche Sarina, che oggi guadagna 200mila sterline all’anno molto probabilmente raddoppiate da domenica sera, diventò insegnante di educazione fisica durante la sua carriera sportiva di difensore e centrocampista con 104 presenze e 3 gol nella nazionale olandese tra 1987 e 2001, di cui fu anche capitana. Poi il salto da allenatrice, prima Ter Leede, poi al Den Haag e infine le nazionali olandese e inglese.

I cambi decisivi di Sarina Wiegman

Wiegmann, demiurgo di un calcio solido, verticale e muscolare, ha così le idee chiare che, in questo Europeo che ha fatto “tornare il calcio a casa” in Inghilterra, ha schierato sempre la stessa formazione titolare. Anche se poi ha azzeccato sempre i cambi, come nella finale in cui hanno segnato i due gol decisivi due leonesse entrate dalla panchina: Toone e Kelly.

Certo, una buona base era stata già preparata dalla federazione di Londra. Più recentemente dal 2017, quando, in una stanza di Wembley, la direttrice del calcio femminile inglese Sue Campbell e il “chief executive” Martin Glenn svelarono il piano per sviluppare e far vincere la nazionale delle donne, con nuovi fondi, strutture e sostegno. Quella stanza dello stadio si chiamava Bobby Moore, proprio come il capitano dell’Inghilterra del 1966. Cinquantasei anni dopo, un’altra capitana, donna, Leah Williamson, ha potuto risollevare il trofeo e l’orgoglio di una nazione.

Calcio femminile, in Inghilterra la svolta nel 1993

Eppure, il divieto alle donne di giocare in Inghilterra è stato rimosso solo nel 1971. Prima, cinquant’anni di censura e persecuzioni oltremanica, nate dopo la Prima guerra mondiale. Quando alcune giovani operaie volevano diventare calciatrici come gli uomini e formarono nel 1917 squadre come il Dick, Kerr Ladies F.C., a Preston, in Lancashire. Niente da fare. Quattro anni dopo il governo britannico mise il veto sul calcio femminile di ogni sorta, fino all’inizio degli anni Settanta.

Ma nel 1993 c’è stata una prima svolta, con i primi veri fondi e investimenti della Football Association nel calcio femminile: sono le basi del successo di oggi, anche perché le donne hanno potuto iniziare a giocare a tempo pieno, e non a tempo perso. Poi la creazione della Women’t Super League (Wsl), una sorta di Premier League delle donne, che ha attratto maggiori investimenti. Ora, dopo la consacrazione e il record di spettatori negli Europei anche maschili, sponsor e denaro saranno sempre di più. Dalla prossima stagione il Chelsea, l’Arsenal e il Tottenham femminili giocheranno anche loro nei maxi stadi dei maschi.

Ma c’è ancora tanto da fare, sebbene qui in Inghilterra si sia molto avanti rispetto a Paesi come l’Italia: le calciatrici donne in Inghilterra guadagnano anche decine di migliaia di sterline all’anno al contrario dei faraonici contratti degli uomini. Come ricorda Sky News, solo il 63% delle scuole inglesi assicura un accesso al calcio alle donne simile a quello dei maschi durante le ore di educazione fisica. E come ha detto l’ex stella dell’Arsenal sulla Bbc in queste sere, Ian Wright, “questo torneo, al di là della vittoria, deve essere lo spartiacque per espandere e migliorare sempre di più il calcio femminile, in Inghilterra e nel mondo. Altrimenti, sarà stato tutto inutile”. Fonte Repubblica.it

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