Sankt Pauli, l’anticonformismo al potere: l’altra squadra di Amburgo sogna la Bundesliga

Chissà se Alberto Sordi anche lì respirava la magia di Roma-Lazio. E chissà se i Beatles, discretamente affermati ma non ancora divi planetari, durante il loro live allo Star-Club sentivano che in fondo, anche in quella parte della Germania, c’era un po’ di Liverpool-Everton. Probabilmente no, anche perché la Oberliga – una delle cinque massime divisioni tedesche dell’epoca prima dell’avvento della Bundesliga –, in quegli anni recitava sempre o quasi Amburgo. Ma Alberto Sordi nel film ‘I Magliari’ del 1959 e i Fab Four nelle loro esibizioni del lungo periodo amburghese (dal ’60 al ’62), giravano per le strade dove si tifava per l’altra. L’Amburgo (l’Hsv) spopolava, conquistava l’ingesso nella prima Bundesliga forte di un piccolotto implacabile sotto rete come Uwe Seeler, uno dei tanti campioni della sua storia insieme a quelli che verranno dopo come Felix Magath, Manfred Kaltz, Horst Hrubesch.

L’altra la Bundesliga se la sognerà fino al maggio del 1977, quando otterrà una agognata promozione grazie ai gol di una delle sue glorie, Franz Gerber, forte ma non certo paragonabile ai nomi appena citati. L’altra ora però è davanti e, anche se ancora deve passare parecchia acqua sotto i ponti della Zweite Liga (la B tedesca), può sognare di rimettere i piedi in quella massima serie da dove fu brutalmente cacciata dieci e passa anni fa con un tremendo 8-1 davanti ai propri tifosi ad opera del Bayern Monaco.

L’altra è il Sankt Pauli, più che una squadra un’arte del fare, di scegliere, di non essere mai banale anche a costo del paradosso di diventare una moda. Il St. Pauli è tante cose, è espressione della zona portuale e del quartiere a luci rosse della città, culla di un tifo alternativo che va sempre oltre il puro fatto calcistico. E’ il club il cui portiere di qualche anno fa, Volger Ippig, look da punk, era uno squatter: aveva occupato case lasciate libere dopo una fase di recessione insieme ad anarchici e autonomen. E’ il club che non ha esitato a scaricare un giocatore turco – Cenk Sahin – che aveva postato su Instagram tutto il proprio sostegno alla politica militare di Erdogan contro i curdi.

E’ il club che ha dato sostegno a migranti che hanno raggiunto la Germania dopo la tappa della speranza in Sicilia, quegli stessi ragazzi che ora sfoggiano una sgargiante maglia a righe giallorosse e si fanno chiamare ‘Lampedusa St. Pauli’. E’ il club che rifiuta qualsiasi forma di fascismo, bacchettando nel contempo i propri tifosi per plateali cadute di stile, come quella dello striscione contro quelli della Dynamo Dresda che inneggiava al terribile bombardamento subito nel 1945 dalla città della Sassonia (tra l’altro le due si affronteranno questa sera in Coppa di Germania). E’ il club che si è schierato per primo contro l’omofobia sfilando al gay pride di Amburgo, è la squadra con più tifose, in prima linea contro il sessismo.

Una volta il proprietario del “Susis Show Bar”, uno dei più noti locali di lap dance, fu stoppato quando voleva far esibire in un box all’interno dello stadio le sue spogliarelliste per chi andava a vedere la partita con lui. Una decisione sacrosanta da qualsiasi angolo del pianeta, ma viene da dire quasi in controtendenza in una ambiente totalmente anticonformista. Al Millerntor è accaduto anche questo. E’ uno stadio da quasi 30mila posti con tante bandiere dei pirati, il vessillo preferito dalla tifoseria. Domenica ha ospitato la gara che ha lanciato il St. Pauli in orbita: 4-0 all’Hansa Rostock. Primo posto, le immediate inseguitrici a 3 punti, ma soprattutto l’Amburgo, che staziona in Zweite da 3 stagioni dopo la traumatica prima retrocessione dalla Bundes, a 7.  Gli eroi del momento si chiamano Guido Burgstaller, un austriaco che ha giocato e segnato anche in Champions League con lo Schalke 04, Daniel-Kofi Kyereh, un ghanese con il vizio dell’assist, Jackson Irvine, un australiano che ha fatto gavetta anche nella B inglese, il capitano Philipp Ziereis, con la sua fascia arcobaleno che spicca sull’inconfondibile tenuta marrone.  L’allenatore è Timo Schultz, uno che non ha conosciuto altre panchine al di fuori di quelle del club, dove ha giocato oltre 100 partite. Nella storia del St. Pauli, il suo predecessore più famoso resta Sepp Piontek: allenò la squadra nella 1978-79 chiudendo sesto in Zweite. Poi il club per vicissitudini economiche fu retrocesso, mentre il buon Sepp andò a fare un calcio divertente alla guida di una squadra che fino a quel momento non aveva contato un granché, la Danimarca. Vi rimase 11 anni creando la mitica “Danish Dynamite”.

Fonte Repubblica.it

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