Sampdoria e Genoa, gioia e disperazione di una città spaccata in due

Mentre le Frecce Tricolori si esibivano sul cielo di Genova, la città viveva il dramma sportivo del Genoa precipitato in serie B dopo quindici anni e la gioia liberatrice dei tifosi della Sampdoria che si è salvata senza nemmeno giocare (lo farà, vincendo, il giorno dopo contro la Fiorentina), ennesima aberrazione di questo calcio-spezzatino ad uso e consumo delle televisioni a pagamento. Una giornata attesa e temuta per una città che il calcio lo vive quotidianamente in maniera viscerale. C’è stato il previsto bombardamento di sfottò attraverso i social, e alla fine non è mancato neanche il minacciato ‘funerale’ ovvero quella sorta di rito tribale e anche un po’ macabro con il quale viene celebrata la dipartita della squadra avversaria. La bara colorata di rossoblù alla fine è apparsa a Marassi prima della gara contro i viola di Italiano.

Una retrocessione annunciata, quella del Genoa. Già dall’estate quando Preziosi, che stava chiudendo la cessione della società alla holding statunitense 777 Partners, aveva allestito una squadra così raccogliticcia e mal assortita al punto che Ballardini, alla vigilia dell’esordio in campionato a San Siro con l’Inter, aveva chiesto inutilmente di essere sollevato dall’incarico. L’esonero era arrivato soltanto dopo il pareggio di Empoli alla settima giornata. Eravamo agli inizi di novembre e curiosamente quella fu anche l’ultima volta nella quale il Genoa non ha occupato uno degli ultimi tre posti della classifica. La prima mossa degli americani, che avevano acquisito il club più antico d’Italia, fu ad effetto proprio come nel miglior stile yankee: contratto triennale a Shevchenko che non aveva mai allenato una squadra di club. L’ex pallone d’oro ed il suo pletorico staff, cacciati dopo aver racimolato soltanto 3 punti in 9 partite, incideranno sul bilancio per i prossimi due anni per 20 milioni di euro. Uno dei primi tasselli per la ricostruzione sarà così proprio trovare una mediazione e ottenere la risoluzione di contratto.

Un problema è anche Johannes Spors, il direttore sportivo tedesco che era stato accolto come il rivoluzionario alfiere di un modo di fare calcio diverso che non si assoggetta alla cricca dei procuratori. Ora Spors, che in sei mesi a Genova non ha imparato una parola di italiano e passa le giornate barricato in ufficio a studiare algoritmi e a vedere giocatori su Wyscout, è finito nel mirino soprattutto dopo che la campagna acquisti di gennaio non ha portato alcun beneficio, mentre la Salernitana, che era data per spacciata, operando in maniera tradizionale è a un passo dalla salvezza. Quanto a Blessin i sette pareggi nelle prime sette partite della sua gestione sono stati una sorta di accanimento terapeutico. Alla fine però il malato l’ha perso ed è difficile pensare di riconfermare un allenatore che ha comunque una retrocessione al suo attivo, tanto più che, se si è dimostrato perfetto nella fase di non possesso palla, il suo Genoa è risultato assolutamente privo di una qualunque proposta offensiva.

Ad essere preoccupato è soprattutto il presidente Zangrillo, tifoso doc e proprio per questo scelto per un ruolo meramente di immagine: “Chiedo scusa ai tifosi. Loro meriterebbero la Champions, ma noi abbiamo fatto troppi errori”. E, siccome è l’unico a metterci la faccia, in un prossimo futuro essere unicamente un presidente di rappresentanza potrebbe non andargli bene: se deve finire anche lui sul banco degli imputati, allora vuole entrare nelle scelte societarie perché troppe sono state decisamente cervellotiche.

Il Genoa deve ripartire dal boato che ha fatto tremare lo stadio dopo il gol di Criscito al 95′ della partita con Juventus che, quanto a decibel, è stato paragonato a quello di Skuhravy quando trent’anni prima segnò all’ultimo minuto della partita di Coppa Uefa con l’Oviedo. Sta a significare la ritrovata coesione tra tifoseria, squadra e dirigenza e la caduta di quelle barriere che negli anni avevano portato sempre più lontana dalla sua gente una società, impegnata unicamente a realizzare plusvalenze. Ma la serie B fa paura proprio per le scelte velleitarie che hanno segnato i primi mesi dei 777 in Italia, tanto più che c’è questa stagione del Parma, anch’esso di proprietà Usa, ad essere poco incoraggiante.

Il paradosso tutto genovese sta nel fatto che a lasciare la serie A è la squadra che economicamente se la passa meglio, mentre si è salvata quella che ha il proprietario e ormai ex presidente (Massimo Ferrero) agli arresti domiciliari ed il cui futuro societario è ancora tutto da decifrare. Il fato, che può essere sadico o generoso a seconda da quale angolazione lo si guardi, ha voluto che a decidere il destino sportivo di Genoa e Sampdoria, fosse un rigore sbagliato da Criscito, il capitano genoano, proprio sotto la gradinata rossoblù. Ora quel regalo del destino la Sampdoria deve cercare di capitalizzarlo al meglio. Marco Lanna, lui pure presidente senza portafoglio e di rappresentanza, ha fatto un lavoro straordinario tenendo uniti società e tifoseria in un momento particolarmente delicato. Ha fatto appello alla sampdorianità coinvolgendo alcuni suoi compagni dell’anno dello scudetto (Vierchowod, Lomb ardo, Mannini, Pagliuca, Invernizzi, Dossena e i fratelli Bonetti erano a Marassi per l’ultima di campionato). Ma la Samp per sopravvivere deve assolutamente trovare un compratore e nei tempi più solleciti possibili. Intanto, come ringraziamento, Ferrero, l’ex presidente ancora proprietario, ha mandato una pec a Lanna e al consiglio di amministrazione per contestare come hanno gestito la società in questi mesi. E’ il preludio di una battaglia legale.

Sampdoria e Genoa, gioia e disperazione di una città spaccata in dueFonte Repubblica.it

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