Saluti alla Signora, l’addio alla Juventus di Chiellini e Dybala

TORINO — Quanti modi di dire addio, e in quanti se ne sono andati tutti insieme. Giorgio ma anche Chiellini, Paulo e la Joya. E poi Dybala, Chiello, il Gorilla, il Capitano, Giorgione, The Great Chi3llo e naturalmente The Mask. Quasi una squadra intera. Ognuno porta via il suo nome, e tanti pezzi di sé.

Il capitano ha sorrisi spalancati, il 10 li ha stretti come i denti dei cani. Chiellini manda baci, Dybala tiene gli auricolari fino all’ultimo momento e poi guarda serio la tribuna. Non ci saranno grandi feste per lui. Del resto, quello di Giorgio è un addio mentre quello di Paulo è solo un contratto scaduto, non c’è paragone.

Sembravano vite parallele, non lo erano. Paulo Dybala (tacco nell’azione del gol di Morata) pensava di restare, ci sperava, lo ha scritto sui social ma qui di sociale c’è poco, lui e la Juve si salutano e basta. Invece Giorgio ha cominciato a sorridere durante il riscaldamento e non ha smesso più, anche se la sua ultima gara è durata lo spazio di un nonnulla che però conteneva tutto, 17 minuti appena, uno per ogni anno di Juve. Poi è uscito, ha passato la fascia di capitano a Dybala che l’ha indossata come la giacca troppo grande dismessa da un cugino. Del resto, doveva tenerla così poco.

C’erano coreografie per Giorgio, nessuna per Paulo. Diversi i contesti e lo spessore. E c’era Sarri, fischiatissimo. Il capitano è entrato in campo con le figlie in braccio, poi ha gustato ogni goccia di nettare nel bicchiere, anche se il sapore dell’addio è di ortica. “Provo gioia, serenità e gratitudine, è arrivato il giorno, la Juve per me è stata tutto”, così Chiellini che in fondo alla Rete ha raccolto affetto di amici e compagni, Bonucci lo ha chiamato “guida, esempio, fratello”, Mandzukic gli ha scritto “sei nato per vincere, ho amato giocare al tuo fianco”. Ma i capoversi più intensi erano cantati dallo stadio, c’è solo un capitano, Chiellini sotto la curva, uno di noi/Chiellini uno di noi. Tutto vero. “La mia idea era arrivare fino al Mondiale, l’eliminazione ha accelerato tutto. Lascio in buone mani il futuro delle mie due squadre, Juve e Nazionale”.

Dopo la sostituzione, Giorgio è sceso a cambiarsi e poi è tornato per un giro di campo alla Del Piero, dando il cinque a quasi tutti quelli della prima fila, loro si sporgevano, lo accarezzavano, gli toccavano la capoccia, gli lanciavano sciarpe e Giorgio ne ha messe un bel po’ al collo, con questo caldo poi. Si è seduto in panchina, un’altra ultima volta, e lì ha atteso il tripudio che gli è stato concesso a partita finita, ad avventura finita, a Juventus finita, mentre Dybala piangeva a dirotto, inconsolabile. Vlahovic l’ha omaggiato facendo il gesto della maschera dopo il gol. E i compagni, Bonucci specialmente, l’hanno sollevato di peso, abbracciato e gettato per aria. “Pensavo che saremmo stati insieme ancora più anni, ma il destino ci mette su strade diverse”, aveva scritto Paulo. Il destino seduto in tribuna, con le facce dei dirigenti che hanno scelto così, qualche ragione ce l’hanno e l’avrebbero anche se avessero deciso diversamente. Quando è uscito al 77′, tutto lo stadio ha applaudito a lungo, invece Andrea Agnelli è stato fischiato. Del resto, dopo Del Piero qui sono stati in pochi a toccare il pallone in questo modo, ma anche i grandi autori sanno che la scrittura da sola non basta.

C’erano un bel po’ di bambini con “Chiellini” sulla schiena, e una coreografia in Tribuna Est diceva: “Chi3llo”. L’amore è alfanumerico e pure il marketing: le magliette “The Gr3at Chiello” sono in vendita in edizione limitata. Dettagli. Conta molto di più il grande affetto per un campione scolpito nella storia bianconera e per una persona perbene. Tutti gli hanno detto grazie, ricordando i suoi turbanti sulla testa piena di tagli e il suo indomito cuore. Saluti alla Signora, l’addio alla Juventus di Chiellini e DybalaFonte Repubblica.it

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