Roma, lo stadio nell’urna: Friedkin spera in Gualtieri

MILANO. Roma non è stata costruita in un giorno, ma la pazienza non è virtù di cui abbondi la famiglia Friedkin. Un anno dopo, Roma aspetta ancora di conoscere Dan e Ryan, presidente e il figlio però in città sono presentissimi, da dodici mesi la capitale è diventata il centro operativo di tutti i loro interessi: sorprendente, inspiegabile da un certo punto di vista. Come i 250 milioni già versati nella Roma in un anno di gestione con bonifici mensili, 60 milioni soltanto ad agosto. Ma solo vivendo qui padre e figlio potevano entrare in quella trama di relazioni che da sempre costituisce lo strato su cui a Roma vengono prese le decisioni che contano: una cena da Pierluigi, un ufficio da 2 milioni in centro. Senza esporsi, senza far sentire la propria voce, ma assumendosi l’intero peso di ogni singola decisione, condivisa solo con i collaboratori più stretti. Come la scelta di Mourinho, figlia di quella domanda che dopo ogni sconfitta dell’ex allenatore Fonseca papà Dan rivolgeva ai dirigenti di Trigoria: “Che cosa farebbe Mourinho adesso?”. 

Quasi inevitabile ieri l’ennesima rivoluzione. Guido Fienga ha lasciato la carica di ceo del club: troppo ingombrante per una proprietà decisionista. Era stato il timoniere nella tempesta della pandemia, quando il club rischiava il fallimento col proprietario uscente Pallotta senza più risorse da investire e i Friedkin in pausa di riflessione. Al suo posto è arrivato Pietro Berardi, 47 anni, formazione finanziaria d’eccellenza ma nessuna esperienza nel calcio. Fienga, un milione e mezzo di buonuscita, resterà come consulente per quel progetto che è lo stadio del futuro. Un futuro da riscrivere, dopo che i Friedkin hanno accartocciato il progetto di Tor di Valle: 9 anni e 80 milioni in fumo, spariti senza mettere una sola pietra. 

Ma per la nuova proprietà quel progetto così dispendioso in termini di opere pubbliche era irrealizzabile. Hanno inquadrato un’altra area, tra la via Ostiense e Marconi, accanto allo storico quartiere Testaccio. Avevano scommesso su due carte: Maurizio Costanzo, spin doctor di Virginia Raggi, e Stefano Scalera, ex braccio destro di Gualtieri al Mef. Le elezioni amministrative hanno lasciato in piedi solo la seconda, in attesa del ballottaggio che incoronerà il sindaco. Paradossalmente, una mano a realizzare il nuovo stadio potrebbe averla data il ponte dell’Industria andato in fiamme sabato notte: per il nuovo sindaco, l’occasione di ripensare l’intera area. I soldi di un privato con un interesse forte rappresentano una prospettiva suggestiva: immaginarci al centro un nuovo stadio, a quel punto, sarebbe persino banale.

Fonte Repubblica.it

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