Roma, Guido Fienga lascia il club: resterà come consulente. Al suo posto Pietro Berardi

ROMA – La Roma cambia ancora. Dopo due anni e mezzo, Guido Fienga si è dimesso lasciando la carica di amministratore delegato del club giallorosso: un nuovo cambio al vertice del club dei Friedkin, forse il meno atteso e il più rumoroso, dopo che nel 2020 era stata la volta di Mauro Baldissoni, ma dall’inizio dell’epoca americana del club si sono alternati quasi una decina di dirigenti di vertice: da Fenucci e Pannes a Gandini passando per Zanzi, da Baldini e Sabatini a Petrachi passando per Monchi. Al suo posto Pietro Berardi, 47 anni, una brillante carriera nel mondo della finanza.

Fienga resterà come consulente per il futuro stadio (dopo aver rinunciato al progetto Tor di Valle bisognerà ricominciare da capo con la scelta di una nuova area). Era arrivato a Trigoria nel 2013 per modernizzare il comparto media, ma era salito al vertice del club solo nel febbraio del 2019, in concomitanza col doppio addio del ds Monchi e dell’esonero del tecnico Di Francesco. È stato il timoniere durante uno dei periodi più difficili della storia del club. Un periodo iniziato con l’altro tumultuoso doppio addio, quello di De Rossi e Totti, e culminato, un anno dopo, con la gestione di una società in vendita nel pieno della pandemia, con una proprietà – quella di Pallotta – impossibilitata a coprire l’esposizione debitoria e l’ingresso di nuovi soci – i Friedkin avevano completato la due diligence e gettato le basi per chiudere l’acquisto – fermata proprio dal collasso dell’economia mondiale causato dal Covid 19. Momenti in cui la Roma ha rischiato di non iscriversi al campionato, prima che proprio l’ingresso dei Friedkin riportasse stabilità.

Ora il profilo di Fienga potrebbe tornare utile per il calcio italiano, che da settimane è tornato a valutare la creazione di una media company per la Lega Serie A. In fondo, è stato lui il frontman del club giallorosso anche dal punto di vista politico, con l’opposizione in Lega al fronte guidato da Lotito e Agnelli: un fronte che ha prima fatto saltare la costituzione di una media company per cedere il 10% dei ricavi della Lega a un fondo d’investimento, poi assegnato a Dazn i diritti tv per il triennio 2021/24. Almeno finché i Friedkin non decisero in extremis di appoggiare proprio Dazn: chissà che l’addio non abbia iniziato a consumarsi così. 

Fonte Repubblica.it

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