Roma, ecco perché Mourinho ha scaricato la squadra dopo la disfatta in Norvegia

ROMA – Dopo i sei gol di Bodo, José Mourinho si è trovato davanti a un bivio: difendere la squadra o difendere la propria reputazione. Ha scelto la reputazione. Nascondendosi dietro la maschera di una responsabilità assunta su se stesso (“E’ colpa mia”), ma che evidentemente non sentiva propria. Lo ha fatto in maniera esplicita o quasi, quando dietro un volto esterrefatto ha prima ricordato di “non aver mai preso sei gol in carriera”. Poi, senza nemmeno troppi giri di parole, di non aver nemmeno mai avuto giocatori così scarsi: “Alcuni dei nostri hanno dei limiti”. In realtà, intendeva molto di più. Una larghissima fetta dell’organico della Roma per lui è impresentabile al punto che “se potessi giocherei sempre con dodici o tredici calciatori”, e pazienza se almeno cinque di loro erano entrati in campo nella disastrosa ripresa di Bodo. E soprattutto: “Adesso smetterete di chiedermi perché faccio giocare sempre gli stessi”.

In realtà viene da chiedersi perché abbia fatto giocare in Norvegia, su un campo per sua stessa ammissione quasi impossibile – sintetico, neve, freddo e vento – giocatori a cui fino a quel momento aveva concesso praticamente nulla: Reynolds aveva giocato prima un solo minuto, 41 Mayoral, 82 Villar, 85 Diawara, 103 Kumbulla, l’unico che aveva già giocato una partita intera. In cinque, fanno appena 312 minuti spalmati sulle 13 partite ufficiali giocate. La loro unica certezza era l’assoluta sfiducia dell’allenatore nei loro confronti, certificata non solo dall’impiego a dir poco limitato, dalle esclusioni a vantaggio dei Primavera (Villar) ma anche da piccole umiliazioni pubbliche. Come quando, dopo il ko con la Juventus, Mourinho ha snocciolato i nomi dei difensori a sua disposizione in panchina (“Avevo Reynolds, Kumbulla e Calafiori”) facendoli seguire da un raggelante silenzio, come a dire: rendetevi conto. Kumbulla è forse il simbolo di questo discorso: letteralmente travolto a Bodo dopo una prestazione inaccettabile, non certo l’unica in quel gelo norvegese. Eppure una settimana prima era stato il leader la difesa della nazionale albanese che ha fermato Lewandowski. La prova di quanto incidano contesto e fiducia, soprattutto sulla testa di ragazzi di vent’anni o poco più.

Dove porta questa strategia? Non solo a salvare l’apparenza: Mourinho che prende sei gol diventa infatti l’occasione ideale per chi – soprattutto in Inghilterra – non aspetta che una mossa per celebrarne il funerale. Ma dietro c’è anche altro. Mourinho ha scelto la Roma per i prossimi tre anni – lo ha ribadito poche ore fa – e ha per questo rigettato il primo tentativo del Newcastle di convincerlo a un trasloco in corsa. Ma nella sua testa, al terzo anno la Roma deve essere competitiva per vincere. E per riuscirci deve convincere la famiglia Friedkin a rivoluzionare l’organico. Anche, evidentemente, a costo di “ammazzare” sportivamente chi c’è oggi. Il problema è che calciatori anc che si morde la Roma.

Fonte Repubblica.it

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