Riecco Sinisa: “Stavolta è stata dura”

“Quando smetterò di allenare farò la guida turistica del Sant’Orsola”. Sinisa Mihajlovic si ripresenta davanti ai microfoni con una battuta che spiazza e fa sorridere. Ma a cuore aperto confessa di aver visto anche momenti nerissimi, nei suoi 35 giorni di ricovero in ospedale, per il nuovo ciclo di cure preventivo contro la leucemia.

“Questa volta – ammette il tecnico – è stata addirittura più pesante della prima, almeno dal punto di vista mentale. Con le restrizioni del Covid non ho potuto incontrare nessuno, solo mia moglie una volta, e pure con un permesso speciale. Almeno nel 2019 erano venuti a trovarmi Morandi, Ferrero, tutti i miei amici. La quotidianità in tempo di Covid è stata molto più difficile da gestire: ho sofferto molto la solitudine, anche se ero costantemente collegato con Facetime alla mia famiglia e alla squadra, le due cose che mi hanno tenuto su di morale. Vedere le partite del Bologna in queste settimane mi ha reso orgoglioso. Grazie alla società e ai dirigenti che mi sono stati vicini, oltre ai medici e agli infermieri del Sant’Orsola: ormai sono uno di casa”.

Tornare alla normalità è stato il chiodo fisso dell’allenatore, che domenica sarà in panchina a Venezia. L’unica differenza rispetto alla routine sarà il viaggio “privato” in automobile, poi il motoscafo per l’isola di Sant’Elena. Da capire se allo stadio Penzo ci sarà la possibilità di allestire una saletta privata per limitare i contatti e abbassare il rischio di infezioni.

“Il campo è il mio habitat naturale – spiega Sinisa -. Tornarci è un’emozione che, purtroppo, ho già vissuto. La malattia ti fa comprendere bene il significato della vita. Fare una passeggiata dopo 35 giorni di ospedale è una cosa bellissima. Bisogna vivere ogni istante e goderselo. Quando ti ammali comprendi certi valori che prima davi come scontati. In una situazione come la mia il primo pensiero è stato quello di rimanere vivo. Mi sono dato piccoli obiettivi giorno dopo giorno. Conquistavo piccole vittorie quotidiane che facevano crescere il morale. Non è stato semplice. Ci sono stati momenti pesanti”.

Dimagrito, ma sempre con la battuta pronta, Mihajlovic ha strigliato la squadra, “perché sono dovuto tornare in ospedale per vedere il gioco che volevo”. Ma poi ha lodato tutti per i risultati ottenuti contro Milan, Juventus e Inter: “Ci siamo rimessi in carreggiata dimostrando di avere professionalità e personalità. Questo dimostra anche che c’è coesione tra squadra e staff. I più anziani hanno tenuto bene il gruppo. Ora giochiamo tranquilli, senza preoccupazioni. Battere l’Inter, che aveva cercato di vincere la partita a tavolino, è stata una grande soddisfazione. Ai ragazzi prima della partita ho detto: “L’Inter ha fatto bene a cercare di fare ricorso, perché stasera vinceremo noi”.

E così è successo. Peccato però che lo scudetto non l’abbia vinto il Napoli: avrebbe fatto bene al calcio italiano

Riecco Sinisa: "Stavolta è stata dura"Fonte Repubblica.it

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