Rabiot, anzi Casemiro Il mercato alla rinfusa del maledetto United

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Rabiot, anzi Casemiro Il mercato alla rinfusa del maledetto United

Un uomo si siede al tavolo migliore di un ristorante stellato e ordina una succulenta bistecca di manzo con un contorno appropriato di pomodori dell’orto e insalata verde più una bottiglia pregiata di rosso toscano. Il cameriere va in cucina, e dopo mezz’ora se ne torna con i contorni e il vino, ma l’espressione desolata: «Mi perdoni signore, ma non riusciamo in nessun modo a convincere il manzo a seguirci in cucina. Cosa posso portarle in alternativa?». Il tizio, un po’ seccato, chiede allora una sogliola accompagnata da patate al forno e un bianco francese. Stavolta le brutte notizie arrivano veloci: «Abbiamo il pesce, ma devo avvisarla che costa mille euro. Mentre lei decide, ecco le patate e il bianco». Mille euro per una sogliola, francamente… L’uomo annulla l’ordine e, riletto il menù, sceglie di spendere anche di più, ma per qualcosa di realmente nobile: una porzione di bitto storico, formaggio stagionato di gran classe. Ci unisce un barattolo di miele e un flûte di spumante e si dispone all’ultima attesa, nella speranza che sia appunto l’ultima. Anche perché la tavola contiene ormai ogni tipo di contorno, e mezza cantina del ristorante. 

I dolori di Ten Hag

Legenda. Il locale stellato è il mercato del calcio. Il cliente affamato, ma alquanto ondivago nelle scelte, è il Manchester United. Il manzo recalcitrante è Frenkie De Jong, che non ne ha voluto sapere in nessun modo di lasciare il Barcellona come lo imploravano di fare lo stesso Barça, lo United e il suo antico allenatore Erik ten Hag (che a questo proposito dovrebbe farsi una domanda e darsi una risposta). La sogliola costosissima è Adrien Rabiot, saltato per una richiesta di ingaggio definita absolutely crazy. Il formaggio stagionato (30 anni) è Casemiro, il miglior centrocampista difensivo del mondo, almeno lui diretto con decisione verso Old Trafford (immaginavamo Ancelotti legato e imbavagliato in uno scantinato del Bernabeu, invece ieri gli ha dato una malinconica benedizione). L’idea di riempire lo stesso buco a centrocampo con questi tre giocatori esclude qualsiasi tipo di pensiero strategico: a Manchester hanno messo un po’ di biglie di calciatori dentro al sacchetto della tombola e le hanno estratte via via. Il problema comune al cliente del ristorante e al manager dello United è quello dei contorni e delle bevande: la rosa è piena di giocatori che si sposano con uno stile di gioco oppure con l’altro, ma che tra loro stentano a comunicare. 

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: zero punti in due partite, sei gol subiti e uno solo segnato (un’autorete), Cristiano Ronaldo che nella mensa interna mangia da solo, distanziato dai compagni a sottolineare la sua determinazione ad andarsene, le ipotesi di acquisto che si succedono perché i Glazer sono proprietari sui generis — cultori del brand anziché del team — e prima Elon Musk con una battuta (giura lui) e poi Jim Ratcliffe, mister Ineos, con intenzioni serie si sono fatti avanti. E poi c’è il tetto di Old Trafford che continua a lasciar passare l’acqua, umida metafora di un club enorme che dall’addio di Alex Ferguson (2013) non ha più vinto una Premier e ha perduto il senso del tempo. Tutto è organizzato come allora, ma di accentratori geniali come Sir Alex ce n’era uno solo, negli altri club lavorano ormai staff numerosi e organizzatissimi, qui se vuoi chiedere un giocatore allo United hai almeno tre figure da contattare, e non è chiaro in quale ordine. Che poi Sir Alex… è stato lui un anno fa, in pieno processo di ristrutturazione della rosa — era appena arrivato Jadon Sancho — a imporre dall’alto del suo carisma il ritorno di Ronaldo, solo perché odiava l’idea di vederlo con la maglia del City. 

I vicini ingombranti

Ecco, il Manchester City rappresenta almeno metà dei problemi dello United. Pensate solo al fatto che 14 anni fa lo sceicco Mansour acquisì il club e il suo primo affare — non suo, a dire il vero — fu l’ingaggio del costosissimo Robinho. Da lì in poi il City ha vinto tanto spendendo cifre da capogiro, ma promettendo che la sostenibilità economica sarebbe stata un obiettivo, sia pure a lunga scadenza. Beh, ci sono arrivati proprio nell’estate disastrosa dello United, visto che dai campioni come Sterling, Gabriel Jesus e Zinchenko ai giovani che hanno concluso il loro percorso all’Academy dimostrando di essere bravi, ma non abbastanza per il City, hanno ricavato la bellezza di 196 milioni di euro, quasi il doppio di quanto speso per i cartellini di Haaland e di Phillips. Ecco, godersi Haaland da una parte mentre dall’altra non sanno come impacchettare Ronaldo dev’essere divertente, specie se vieni da nove stagioni consecutive in cui il City finisce davanti allo United (e cinque hanno portato il titolo di Premier). 

In Inghilterra raccontano il Manchester United come una gigantesca nave da crociera che solca i mari da anni senza la minima sosta ai cantieri per rimodernarsi, ristrutturarsi, rinfrescarsi. Il suo fatturato resta possente grazie al numero di tifosi e al gruzzolo conseguente di sponsor e diritti tv, ma al timone non c’è nessuno in grado di usarlo per costruire una squadra coerente: le responsabilità vanno tutte al manager — la cui scelta salta da anni di palo in frasca — cui manca chiaramente una direzione sportiva con la quale confrontarsi. Ten Hag ha mostrato il suo valore tecnico all’Ajax, è stata una scelta giusta per ripartire: gli uomini che ha portato fin qui, però, sono i difensori Lisandro Martinez (dall’Ajax), Malacia (dal Feyenoord), Eriksen (scuola Ajax), mentre non è riuscito a convincere De Jong (scuola Ajax). Che cosa succederebbe nel malaugurato caso in cui Ten Hag venisse esonerato? Che il suo mercato verrebbe sconfessato dal successore, come succede da anni a un club che ha battuto il record inglese di spesa con Pogba per poi lasciarlo andar via a zero, che ha battuto il record di spesa per un difensore con il mediocre Maguire, che ha battuto il record di ingaggio in Premier per Ronaldo, e deve ora sperare che Casemiro lo convinca a rimanere. 
Reset, comincia una nuova stagione di Football Manager. 

Fonte Repubblica.it

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