“Questo Canada vi sorprenderà”, parola di Vanni Sartini, allenatore dei Vancouver Whitecaps

Al momento stai visualizzando “Questo Canada vi sorprenderà”, parola di Vanni Sartini, allenatore dei Vancouver Whitecaps

DOHAVanni Sartini, 46 anni, fiorentino, allena dal 2021 i Vancouver Whitecaps, con i quali ha raggiunto lo scorso anno i play-off della Mls americana e quest’anno la vittoria nella Coppa del Canada, in finale col Toronto di Insigne, Bernardeschi e Criscito. I suoi discorsi motivazionali ai giocatori, al centro del campo o negli spogliatoi, sono diventati virali sul web. Ma dietro la passionalità, le nuove metafore coniate in inglese e la gestualità inconfondibile, c’è tanta competenza. È lui, in questo momento, l’italiano più esperto di calcio canadese: il più adatto, dunque, a raccontare una tra le nazionali più nuove del Mondiale, cui il Canada partecipa per la seconda volta, ma con più ambizioni rispetto al debutto del 1986: da possibile sorpresa, avendo vinto le qualificazioni della Concacaf, la confederazione di America del Nord e Centro America, davanti a Messico, Usa e Costarica.

Insigne imita Berardi: i gol al volo dei due campioni d’Europa sono magnifici

"Questo Canada vi sorprenderà", parola di Vanni Sartini, allenatore dei Vancouver Whitecaps

Sartini, come si arriva a diventare l’allenatore italiano anfitrione del Canada e collegato in diretta col Qatar, partendo dallo staff di Davide Nicola, l’attuale allenatore della Salernitana, e dalla scuola di Coverciano?

“Ci si arriva dalla gavetta e anche grazie alla buona conoscenza dell’inglese. Partendo dal centro studi e ricerche del settore tecnico della Figc, ho fatto il docente in America per la loro scuola allenatori. Poi ho allenato le giovanili degli Usa e nel 2020 in Canada, a Vancouver. Divento viceallenatore della prima squadra e a un certo punto esonerano l’allenatore e mi chiamano al suo posto. Dovevo fare il traghettatore per qualche partita, invece abbiamo cominciato a vincere, siamo entrati nei play-off e sono rimasto. Molto volentieri: il campionato è in crescita e il Paese bellissimo”.

Un Paese in preda al delirio per il Mondiale, si dice.

“Confermo, hanno una buona squadra e la qualificazione è stata festeggiata come un grande evento, praticamente come da noi: il calcio canadese sta crescendo a vista d’occhio”.

Con un talento su tutti: Alphonso Davies, che ha vinto la Champions nel 2020 col Bayern e che dovrebbe aver recuperato da un infortunio.

“Sinceramente mi auguro proprio di vederlo in campo, perché Fonzie è fortissimo. In Germania fa il terzino, nel Canada l’esterno d’attacco, imprendibile. Si è fatto male in una delle ultime partite col Bayern, un infortunio muscolare. Spero che ci sia, altrimenti sarebbe un peccato per tutti i tifosi, non solo per quelli canadesi”.  

Il Vancouver agli occhi dei tifosi ha il grande merito di averlo scoperto e lanciato.

“Quando lui giocava a Vancouver io non ero ancora arrivato: in pratica l’ho quasi sfiorato. La storia di Fonzie è la più bella della Nazionale: simbolica, da copertina. Lui viene da un campo profughi in Liberia. Quando aveva 4 anni, la sua famiglia si è trasferita a Edmonton, in Ontario: dall’Africa al freddo e alla neve. Ha cominciato a giocare a pallone lì, un giorno l’hanno notato gli scout dei Whitecaps e la favola è iniziata. La usano molto come spot del classico sogno americano, in questo caso canadese: chiunque può farcela”.

Di questi tempi è anche uno spot sul tema dei migranti.   

“Uno spot per l’immigrazione e il multiculturalismo”.

La Nazionale canadese è particolarmente multiculturale, anche se di recente il centrocampista del Toronto Marc-Anthony Kaye ha denunciato di essere stato vittima di pesantissimi insulti razzisti e minacce, dopo l’autogol nella partita delle qualificazioni contro la Costarica.    

“La cosa enorme e nuova, che è anche grande merito del ct, John Herdman, è che per la prima volta la Nazionale di calcio viene trattata da tutte le singole comunità come la prima Nazionale per la quale fare il tifo. Per gli italo-canadesi, purtroppo, dipende anche dal fatto che l’Italia non è al Mondiale, però questo tifo multietnico e convinto è una realtà. Il Canada non è più la seconda Nazionale, come era per molti: nelle partite di qualificazione, a Toronto ed Edmonton, c’era sempre il tutto esaurito”.

E a Vancouver che cosa succede?

“Che si stanno già attrezzando. Hanno cambiato la legge comunale sul divieto di vendita dei supercalcolici nei pub di mattina. Per via del fuso orario le partite si vedranno molto prima del solito”.

Herdman è un ct lontano dai canoni europei.

“Il ct è inglese, ma ha avuto parabola un po’ diversa da quelle alle quali siamo abituati noi. Ha lavorato a lungo nel calcio femminile, era alle Olimpiadi del 2012 e del 2016 e nel 2018 è stato chiamato alla guida della squadra maschile, con ottimi risultati”.

In Italia sarebbe impossibile.

“Invece in Canada non è così strano. La tradizione del calcio femminile è consolidata. A Tokyo le donne hanno vinto la medaglia d’oro, allo stadio vanno a vederle 30-40 mila persone. Qui, a parte gli sport che appartengono alla cultura del Paese, come l’hockey su ghiaccio, il calcio fa presa. Ma nasce prima come espressione femminile e poi maschile. Herdman è un perfetto trait d’union. Ha lavorato molto sulla mentalità e sulla convinzione dei giocatori ed è stato bravissimo a reclutare calciatori canadesi di passaporto, che non avevano mai giocato per il Canada. In più è un grande comunicatore”.

Aneddoti?

“Beh, lo yoga tutti insieme alle sette di mattina, le tecniche di lavoro di gruppo, l’approccio mentale, gli slogan: si può vincere tutti insieme, se ci credi. Ha bucato lo schermo. Unisce, il che è utile per la squadra, in un Paese bilingue dove il Québec è separatista e ci sono stati due referendum per l’indipendenza, anche se poi non è passata”.

La rivalità con gli Usa?

“C’è e sta diventando forte, grazie agli ultimi risultati. Prima gli statunitensi la sentivano solo col Messico: per loro il Canada era un fratello minore”.

Ma nel 2026 il Mondiale lo ospiteranno congiuntamente tutti e tre i Paesi.

“Sarà una cosa enorme, se ne parla già molto. Faranno partite anche a Vancouver, io stesso sono stato ospite a un paio di eventi per l’assegnazione del Mondiale. Ci puntano molto, è un altro passo per fare diventare il calcio sempre più diffuso”.

"Questo Canada vi sorprenderà", parola di Vanni Sartini, allenatore dei Vancouver Whitecaps

Talmente diffuso che gli americani si sono già comprati mezza serie A.

“Non solo. Tantissimi imprenditori sono attirati dai 5 grandi campionati europei. Di canadese in Italia per ora c’è Joey Saputo, proprietario del Bologna e del Montréal. Ma in generale gli americani stanno arrivando un po’ ovunque. Il padrone del Colorado, in Mls, è anche il padrone dell’Arsenal, poi c’è Red Bull col suo consorzio di squadre tra Europa e America. Vediamo tantissime fonti di collegamento. La mentalità imprenditoriale dei grandi trust fa sì che vedano come una grande occasione il mercato europeo: investono qui in America e anche là in Europa e non necessariamente la squadra americana è la succursale, capita ormai anche il contrario, magari pure perché nella Mls c’è il salary cap: i Chicago Fire hanno comprato il Lugano come serbatoio. Certo, cambia la tipologia del tifoso”.

I grandi club europei puntano al mercato dei fan americani.

“Socialmente il tifoso italiano, ad esempio, è diverso dal tifoso americano. Le grandi franchigie degli sport professionistici, in America, trattano il tifoso come un cliente. La distinzione è nota. Ci sono i supporters, i cosiddetti tifosi hardcore, che vanno a seguire la squadra anche in settima divisione, però sono una minoranza, diciamo il 10-15%. Poi ci sono i fans: l’80-85%. Quelli li raggiungi appunto con strategie commerciali studiate per il cliente. Perciò è comprensibile che le grandi corporate europee, come Juventus, Milan e Inter tra le italiane, vadano verso questo modello: per allargare la base dai tifosi ai clienti. In fondo anche il tentativo della Superlega rientra in questa strategia”.

Tipo Mls?                   

“Esattamente. La Major League Soccer è organizzata come una Superlega, senza retrocessioni, il paradiso dei grandissimi club. Ma l’approccio è totalmente diverso. Qui devi vincere le partite in casa: magari la maggioranza degli spettatori non sa nemmeno dove giocherai la prossima trasferta”.

Lo stadio degli Whitecaps è sempre pieno?

“Quasi, la media è di 21 mila spettatori su una capienza di 27 mila. E 100 mila ci guardano in tivù. Di questi, però, 15 mila sanno alla fine il nostro risultato”.

"Questo Canada vi sorprenderà", parola di Vanni Sartini, allenatore dei Vancouver Whitecaps

In Italia c’è da sempre grande dibattito sugli stadi nuovi, a cominciare da San Siro.

“Secondo me il problema dell’Italia è che vogliamo seguire la Premier League e imitare la Nba, quando il nostro modello dovrebbe essere la Bundesliga, dove gli stadi sono sempre pieni, ma i biglietti non costano cari. Io ne ho discusso qui: se il biglietto più economico costa 39 dollari, non conviene fare pagare di meno ed avere lo stadio pieno? Abbiamo fatto un po’ di promozioni e ha funzionato”.

Tutto questo scenario non sembra il migliore per superare il turno, in un girone in cui il Canada affronterà in sequenza Belgio, Croazia e Marocco.

“Non è detto: è una buona squadra da metà campo in su. Il problema, semmai, è che la qualità degli attaccanti è cento volte meglio di quella dei difensori. Il Canada fa un pressing alto efficace, ha battuto Messico e Usa. Il punto interrogativo è se questo pressing può funzionare anche contro Belgio e Croazia, che possono superare la metà campo. Diciamo che se penso a Steven Vitória, uno dei difensori centrali, contro Lukaku, la vedo un po’ dura. Ma se si riesce a non fare arrivare il pallone a Lukaku, è un altro discorso, perché il Canada ha gente davvero forte, come Davies e, sempre in avanti, David del Lille e Larin e Buchanan del Bruges”.

Qualcuno del Vancouver?

Lucas Cavallini, buon centravanti, potente fisicamente. La sorpresa potrebbe essere Koné, centrocampista del Montréal di Saputo, il proprietario del Bologna”.

Torniamo alla miscela di etnie: il Canada è una piccola Francia o Germania?

“La caratteristica è che ci sono molti figli di immigrati, che sono tornati a vivere in Europa, tipo Borjan, il portiere della Stella Rossa Belgrado. Il romanista Cristante ha scelto l’Italia, ma ha il doppio passaporto per via della famiglia paterna di Toronto e avrebbe potuto decidere di giocare per il Canada. Invece Eustaquio del Porto ha preferito il Canada al Portogallo”.

Ci sono polemiche su questo tema?

“Altroché. La più feroce è stata per Tomori, il difensore del Milan, che è nato a Calgary, che ha voluto l’Inghilterra e che non è andato in Qatar, perché il suo ct Southgate non l’ha convocato”.

Calcio, Domenico Criscito esagerato: il suo primo gol americano è splendido

"Questo Canada vi sorprenderà", parola di Vanni Sartini, allenatore dei Vancouver Whitecaps

Come mai, malgrado la grande comunità italiana soprattutto a Toronto, in questo Canada non ci sono oriundi italiani?

“Un caso. La grande comunità italiana di Toronto è impazzita per Insigne, Bernardeschi e Criscito. Per dire, noi abbiamo battuto Toronto nella finale di Coppa del Canada e lo stadio era pieno, perché volevano vedere i tre italiani. Talenti ne vedo: Petrasso, dell’Orlando City, il nostro Matteo Campagna, o Damiano Pecile, che gioca in B nel Venezia. Credo che sia solo questione di tempo. Del resto nella famosa Nazionale del 1986, quella del primo Mondiale, il capitano Bob Lenarduzzi era di origine friulana, e qui a Vancouver il mito, purtroppo scomparso giovane, è un altro oriundo italiano come Domenic Mobilio, che in America ha segnato meno soltanto di Giorgio Chinaglia”.

Però è rarissimo che un calciatore canadese raggiunga vera fama, al di qua dell’Atlantico.

“Occhio che la differenza tra la Mls americana e i campionati europei è sempre minore. Non c’è ancora la qualità delle Top Five, le migliori cinque leghe, ma c’è un’intensità notevole. Rispetto al campionato belga, svedese o danese il livello è già ora più alto. Se non sei in forma al 100%, gli avversari ti mangiano. Al momento io dico che la Mls è una Bundesliga o una Premier League con meno qualità. C’è da lavorare molto sulla conoscenza generale del calcio da parte dei tifosi, ma sul gioco in sé faccio un esempio pratico. Insigne, contro di noi, era appena arrivato e non era al 100%: non ha toccato palla”.

Ha parlato con gli italiani della Mls? 

“Sono tutti contenti di questa esperienza, a cominciare da Caceres, che gioca a Los Angeles nei Galaxy. Altro esempio: il Los Angeles Fc, dove gioca Chiellini e che ha vinto la Lega, potrebbe tranquillamente salvarsi in serie A, e così Philadelphia che ha perso la finale, in cui Chiellini non ha giocato perché non era al massimo e Bale è entrato dalla panchina. Le altre potrebbero fare serenamente la serie B italiana. In più c’è un’organizzazione perfetta, staff preparatissimi, l’uso costante della data analysis”.

Insomma, un posto dove fermarsi.

“Ho un altro anno di contratto e la prossima stagione faremo la Champions della Concacaf, avendo vinto la Coppa del Canada”.

Lei è diventato presto un personaggio.

“Abbiamo un ottimo media team: hanno messo un sacco di miei video sul web e non posso negare che la cosa mi ha garantito una certa popolarità. Io mi sento un cosmopolita e la conoscenza delle lingue mi ha aiutato. So l’inglese, lo spagnolo e sto imparando il giapponese, non si sa mai. Adesso, intanto, mi godo il Mondiale”.

Fonte Repubblica.it

0 0 votes
Valutazione dell'articolo
Tienimi aggiornato
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments