Quando i sogni si avverano: dai dilettanti al Milan, la seconda vita di Messias

Junior Messias appartiene alla razza protetta dei giocolieri, di quei pochi calciatori che a ogni giocata innescano – come in uno schioccare di dita – lo stupore di chi guarda, tanto che a consolarci – tra un dribbling e una finta di corpo – è sempre il tentativo di dare forma all’imprevedibile, dote rara e preziosa in un calcio dove regna l’omologazione. È un brasiliano, e questo certamente aiuta quando si ha a che fare con un pallone. Dello stato di Minas Gerais, cresciuto a Belo Horizonte, come l’indimenticabile Toninho Cerezo, il Tiramolla della Roma e poi della Sampdoria a cavallo tra gli anni 80 e i primi del 90. Un brasiliano atipico, però. Che starebbe bene in una canzone di Chico Buarque de Hollanda, lì dove il velo di malinconia avvolge ogni cosa. Que serà, appunto. La sua parabola, così autentica e non priva di dolore, tra giorni bui spesi con l’alcol a fargli compagnia e ritorni alla vita trovando l’appiglio nella fede, rimanda immediatamente a qualche film hollywoodiano, con l’eroe che parte dalla periferia del mondo e arriva a conquistarlo, quel mondo che oggi significa Milan. Ma quello di Messias non è un blockbuster e se non fosse un talento a giocare a pallone, sarebbe – ahinoi – uno dei tanti invisibili delle nostre città, che sono partiti dall’altra parte del pianeta e si sono persi, fermi a un semaforo, da qualche parte.

La storia di Messias – con questo nome così evocativo – è nota: a vent’anni viene in Italia a cercare fortuna, raggiunge il fratello e va a vivere a Torino, per la precisione a Barriera di Milano, posto di frontiera, territorio dove è necessario avere equilibrio per non scivolare nei gorghi della vita. Mico – come lo chiamano fin da piccolo – vuole giocare a pallone, i primi ad accoglierlo sono alcuni peruviani che hanno fondato lo Sport Warique, club del campionato amatoriale torinese. Però bisogna portare a casa pranzo e cena, quindi Junior lavora come fattorino: carica e scarica elettrodomestici, poi la domenica si scatena con il pallone tra i piedi. Cinque anni così, e non sono pochi. Con una moglie e un figlio – che se ne stanno in Brasile – da mantenere. Ma Junior – nonostante qualche inciampo – trova la forza di alimentare il suo sogno, a 1500 euro al mese comprensivi di rimborso benzina, a Casale, dove segna 21 gol e vince il campionato di Eccellenza. A volerlo lì è un ex Toro, Ezio Rossi, che del Casale è l’allenatore. Si comincia a parlare di questo ragazzo con un piede sinistro che sa essere fionda e violino. Piccolo salto di qualità: la Serie D, con Chieri e Gozzano, tra la fatica di mettere insieme uno stipendio e il fragile status di extracomunitario. Nel 2019 – un attimo fa – Messias è a Crotone. Ha 28 anni, età che per la maggior parte dei suoi colleghi significa l’inizio del tramonto, da gestire o subire, a seconda dei casi.

Ma – lo sappiamo – certe vite nascono all’improvviso, e così – come un fiore che sboccia fuori stagione – Messias fa quello che aveva sempre fatto anche tra gli amatori – dribbling, tunnel, assist, gol – ma li fa in Serie B e la visibilità lo premia. Fondamentale il suo apporto (6 gol) nell’anno in cui il Crotone – con Stroppa in panchina – viene promosso, ma ancora più luccicante – da trequartista a briglie sciolte – è la stagione successiva, la prima in Serie A, campionato in cui debutta alla tenera età di 29 anni, accompagnato dai dubbi di chi non lo ritiene all’altezza. Smentendo una certa critica che lo considera “di categoria”, il brasiliano dal sorriso triste segna 9 reti e sforna 4 assist, formando con il compagno di reparto Simy una coppia d’eccellenza, tuttavia non sufficiente a mantenere il Crotone in A. I calabresi retrocedono ma Messias – ora guarnito di ben altro status nella giostra del calciomercato – aspetta tutta l’estate con le valigie in mano e infine si accasa al Milan. È un premio alla forza di volontà, un risarcimento dopo una vita passata a rincorrere il proprio sogno. Teniamolo tutti a mente, ogni tanto funziona. E se questo fosse davvero un film, Messias sarebbe quello che – dopo un incidente in stato di ubriachezza, come egli stesso ha raccontato – finisce fuori strada, sbanda e piomba in un campo di fango, ma si scopre vivo, sano e salvo. Così esce, inzaccherato dalla testa ai piedi, di fango e di vita, ringrazia Dio per l’aiuto e ricomincia. O que será, cantava Chico Buarque.

Fonte Repubblica.it

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