Premier al via: a Guardiola manca solo un Messi, Liverpool e Chelsea sfidano il City

LONDRA. E se fosse arrivato pure Messi? Sarebbe stato un campionato irripetibile in Inghilterra. Guardiola è ancora amletico: meglio l’adorata “pulce”, ora fuggita al Psg, o spendere 115 milioni per un giovane talento, seppur straordinario, come Jack Grealish dall’Aston Villa?

Chissà. Ma meglio così. L’arrivo di Messi a Manchester avrebbe “ucciso” la Premier League che riparte oggi, come il City aveva ammazzato il campionato dell’anno scorso e come si temeva avrebbe fatto la Superlega, sbaragliata e sepolta da queste parti. Certo, la porta scorrevole chiusasi in faccia al catalano Pep apre nuovi, provocanti scenari. I citizens sono in difficoltà, anche perché Europei e Coppa America hanno ingolfato molti giocatori di Guardiola, che difatti ha messo le mani avanti dopo la disfatta in Supercoppa contro il Leicester: “Siamo in ritardo, partiremo male”. Mentre le altre contendenti hanno appesantito il potenziale e il City ancora non riesce ad ingaggiare Harry Kane, l’ammutinato bomber del Tottenham che domenica ospiterà proprio il Manchester a Londra.

Imbarazzo Kane. Ma è arrivato Grealish: classe indiscutibile e anarchica, idolo dei tifosi inglesi. Eppure, tre incognite: s’incastrerà nei meccanismi di Guardiola? Al Villa era l’unica stella, ora si ritroverà in una scomoda galassia di campioni. E terzo: essere il calciatore inglese più pagato della storia, più di Bale tornato a dormire al Real Madrid, peserà sulla spalle di “Jack Manchester”. Intanto le avversarie fanno paura. In primis, il Chelsea di Tuchel. Che domani ha in casa il Crystal Palace del redivivo Patrick Vieira, dopo esser stata la bestia nera del City l’anno scorso in Champions e Fa Cup e ora con uno straripante bestione in più come Lukaku davanti, dall’Inter per 115 milioni dopo esser stato scartato da Mourinho a Stamford Bridge (come De Bruyne, Salah, eccetera). Per il resto la squadra è la stessa. Un guaio? I blues l’anno scorso sono diventati campioni d’Europa giocando praticamente senza punte, con Werner e Havertz che squartavano le difese in verticale. Con Lukaku bisognerà cambiare totalmente gioco. Non facile. Ma fossero questi i problemi. 

Alla fiera della vanità della Premier poi ci sono altre due primedonne. Il Liverpool, che vuole risalire sul tetto d’Inghilterra e del mondo dopo i singhiozzi della passata stagione. Al centro della difesa è tornato Van Dijk dopo il tremendo infortunio made in Pickford. Lo affiancherà Konate dal Lipsia. Per il resto i soliti campioni: Salah, Firmino, Sané, Alexander Arnold, e gli altri. Dubbio centrocampo: Wijnaldum (anche lui al Psg) ha lasciato un vuoto, Henderson è spesso acciaccato. 

Poi c’è lo United, altra squadra lungimirante sul mercato dopo un meritato secondo posto e che domani sfida l’eccentrico Leeds di Bielsa. Ha sistemato la difesa con Varane dal Real, ha (stra)pagato un immenso talento come Sancho dal Dortmund, Maguire e Shaw sono definitivamente esplosi a Euro2020. È il sole dell’avvenire, oppure un’altra illusione prima di “Ole out”, come chiedono i critici dell’allenatore Solskjaer? A completare le sette sorellastre, ci sono l’indomabile Leicester fresco vincitore della Supercoppa, il Tottenham di Paratici, Nuno Espirito Santo e Romero, i giovani dell’Arsenal cui si è unito il difensore del Brighton, e panchinaro della nazionale inglese, Ben White per 60 milioni. Saranno proprio i Gunners a inaugurare la stagione stasera contro la favola Brentford. Sesta, periferica squadra di Londra, senza giovanili, che torna nell’olimpo del calcio inglese dopo 74 anni. Poi però, Orazio dixit, lasciate fare agli dei. 

Fonte Repubblica.it

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