Pogba, il campione smarrito dai campi e finito sotto scorta

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Pogba, il campione smarrito dai campi e finito sotto scorta

TORINO. Ora che deve girare sotto scorta, quant’è lontano il momento in cui Paul scese dal cielo come un dono o un segno divino. Il sole picchiava forte sulla carlinga d’argento del suo Gulfstream G280, quando il jet privato da 20,4 milioni di euro, poco più di un anno di stipendio in fondo, l’otto di luglio si fermò con dolcezza sulla pista di Caselle, nell’aeroporto dedicato a Sandro Pertini, il presidente partigiano che un giorno vinse la Coppa del mondo. Paul Labile Pogba, soprattutto labile, ne discese facendo il segno della vittoria. I tifosi juventini lo riconobbero come un fratello. Del suo, di fratello, meglio lasciar perdere. 

Scese planando come un angelo, ma forse era una cometa. Da quel giorno, zero minuti giocati nella Juventus. Colpa della sventura che non raramente colpisce gli eroi per richiamarli alla loro grandezza, ma ancora di più rappresenta l’invidia degli dèi. Molto spesso vittima della labilità fisica che lo portò a saltare 77 partite negli ultimi tre anni non memorabili a Manchester, nella squadra di George Best, Beckham e Cristiano Ronaldo, il polpo Paul si è attorcigliato nei suoi tentacoli e si è frantumato una delle parti del corpo ancora intatte: il menisco (Paolo Rossi e Roberto Baggio, per dire, ne lasciarono per strada tre su quattro, eppure). Non volendo essere operato subito, e mettendo su più capricci di un bambino, Paul Labile ha dapprima cercato la terapia conservativa, un’illusione, e poi ha donato il corpo alla scienza. Forse tornerà per il Mondiale in Qatar o forse no. Forse, un giorno, giocherà persino nella Juve. 

Questo eccentrico fuoriclasse, fenomenale da ragazzo e diseguale da uomo fatto, ma pur sempre un campione del mondo, ritrovò nella Juventus una casa arredata da altri, però con quell’odore unico che ogni nostra stanza del passato possiede. Pensò, probabilmente, di riavere facilità e leggerezza in un torneo pieno di memorie e affetti (la gente, qui, lo adora come pochi in passato), assai meno complicato e contundente della Premier League. L’identico percorso al contrario scelto da Lukaku, eppure sono chimere, false prospettive: perché il pane è duro ovunque, e per tutti. 

Preso a costo zero da Marotta a Manchester, rivenduto allo United per 150 milioni di euro (oggi, secondo il sito Transfermarkt ne vale una cinquantina, ripreso svincolato da Arrivabene ma pagando oro e diamanti, in busta paga, ogni libbra della sua carne, Paul Labile Pogba è al momento un’ipotesi, un totem, forse il segno di un destino. Invece delle partitelle a basket contro Allegri, che probabilmente oggi non farebbe centro nemmeno da mezzo metro e con la palletta di gommapiuma, Paul ha trovato puzza di medicine e un’assenza forzata. Giace immacolata nell’armadietto, e senza neppure una grinza, la nobile maglia bianconera numero 10, la stessa che fu di Sivori, Platini, Roberto Baggio e Del Piero, cifra tonda e perfetta riconsegnata a un ragazzo che invece è, nella sua arte e nelle sue contraddizioni, più che asimmetrico. 

La lontananza dal campo, che resta l’unico senso del calciatore anche in questo tempo di popstar remote e svagate sebbene ricchissime, ha gettato Pogba nel gorgo. Nell’acqua torbida ha rivisto la banda di balordi che lo ricatta da anni e le crudeltà di un fratello, Mathias, capace di condurre un’estorsione da oltre 100 milioni di euro. A marzo, una pistola puntata in faccia ha disegnato in Francia l’estremo confine dell’incubo. Il coraggio di denunciare i delinquenti (adesso se ne stanno tutti e quattro in galera, compreso Mathias) ha aperto un’indagine della procura di Torino, che ha disposto una scorta per Paul e la sua mamma Yeo Moriba, dopo che i criminali si erano presentati addirittura al campo d’allenamento della Juventus con il “palo” in auto, a motore acceso. Storia inquietante che non sa di sport, una trama da serie tv dove la puntata successiva è sempre più tesa e drammatica della precedente. Nel frattempo, la Juve precipita e Pogba fa fisioterapia anche della speranza: di tornare, di esserci ancora, di vincere, e che non sia già troppo tardi per mondiale, scudetto e Champions. 

L’ex ragazzo più forte al mondo si è pure sentito dire da quel mostro di fratello di avere ingaggiato una specie di stregone per lanciare il malocchio a Mbappé: visto l’esito di Psg-Juve, con i due gol dell’attaccante, qualche spillone deve avere centrato il pupazzo sbagliato. E dev’essere avvilente vivere tra accuse, minacce e infortuni che frantumano cartilagini e cuore, il più labile tra i muscoli, il più necessario. A nulla valgono ora quell’aereo d’argento, la McLaren P1 e la Ferrari 812 Superfast parcheggiate in un garage da quasi due milioni di euro, e chissà che botte tra bolli e assicurazioni. Niente che possa consolare un enorme campione smarrito, un campione smarrito enormemente. 

Pogba, il campione smarrito dai campi e finito sotto scortaFonte Repubblica.it

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