Pochi gol, pochi tiri e tanta confusione: Juve, tutti i numeri della crisi

TORINO – Alla Juve si stanno scervellando per capire cosa non funzioni, chissà se rendendosi conto che nell’inarrestabile regressione bianconera c’è un’implacabile continuità dal 2018, l’estate in cui la squadra più dominante della storia del calcio italiano ha cominciato passo dopo passo a peggiorare nel gioco (prima) e nei risultati (di conseguenza), bruciando nel giro di pochi mesi il soverchiante vantaggio che aveva sulla concorrenza, che per anni aveva trovato quasi impossibile anche solo avvicinarsi. Eppure la Juve resta la squadra con il più alto monte ingaggi della serie A e il più alto valore dei cartellini dei suoi giocatori: sono dati oggettivi. Ma ce ne sono altri, di numeri, che descrivono bene la crisaccia dei bianconeri. Parliamo di statistiche, che nel calcio non raccontano tutto, o di sicuro mai abbastanza, ma che certe volte sono utili per inquadrare la situazione. E le statistiche (fonte: i dati ufficiali della Lega Calcio e le elaborazioni del sito specializzato WhoScored) riferiscono di una squadra che, molto banalmente, non fa gioco, ha una modesta produzione offensiva e la maggior parte del tempo la passa tra la metà campo e la propria area di rigore. I dati sono aggiornati a sabato sera, dunque prima delle partite domenicali dell’undicesima giornata.

Pochi tiri e ancor meno tiri in porta

La Juventus è dodicesima per gol fatti (1,36) a partita, nona per tiri totali e appena undicesima per tiri nello specchio, dati che per altro ha migliorato nelle ultime due partite, pur perdendo contro Sassuolo e Verona, se non altro perché è stata “costretta” ad attaccare. Altro dato significativo: i bianconeri sono secondi per tiri fuori. Insomma: concludono poco, ma in maniera molto imprecisa.

Il gioco che non c’è

Contro Sassuolo e Verona la Juve ha finalmente avuto una percentuale di possesso palla superiore a quella dell’avversario (ma, come abbiamo visto, è stata una costrizione), però rimane la nona del campionato in questa speciale classifica, con poco più del 50%. Come attaccano, i bianconeri? Fanno pochi cross (quelli “utili” sono 2,3 a partita: è tredicesima) ma battono anche pochissimi corner (sono undicesimi in questo fondamentale). La precisioni dei passaggi è nella norma (la Juve è ottava), ma attenzione: c’è una statistica in cui spicca ed è quella del lanci lunghi, in cui è seconda dietro la Fiorentina. Significa che la principale risorsa di gioco di Allegri sono i rilanci e alla porta avversaria non ci riesce ad avvicinare tramite azione manovrata.

Manca la grinta

A Verona, l’allenatore si è lamentato: “Il Verona ha vinto tutti i contrasti e i duelli aerei e ha fatto più falli di noi: ha meritato di vincere per questo”. In effetti, la Juve è solamente quattordicesima per numero di contrasti, ma non è vero che non sia fallosa: soltanto Torino, Verona e Venezia lo sono di più. Piuttosto, è addirittura penultima nei passaggi intercettati: significa che non ha un’organizzazione difensiva collettiva efficace e quindi non sa prevedere, e interrompere, lo sviluppo del gioco avversario.

Tutti dietro

Questo lo si nota a occhio nudo: la Juve passa moltissimo tempo nei dintorni di Szczesny anche se, lo ribadiamo, nelle ultime due gare (anzi nelle ultime tre, includendo il pareggio con l’Inter) ha dovuto per forza di cose alzare il baricentro della manovra una volta che si è trovata in svantaggio, cosa che è accaduta piuttosto in fretta. Sta di fatto che è addirittura terz’ultima per tempo di gioco passato nel terzo di campo offensivo: peggio fanno solamente Sassuolo e Venezia. È invece settima per occupazione del terzo difensivo (cioè dei 35 metri davanti al proprio portiere) e soprattutto seconda di quello centrale, cioè della porzione di terreno a cavallo della linea di centrocampo: il 46% del tempo lo passa lì, mentre ai trenta metri più avanzati dedica soltanto il 25% delle sue partite. Calcolando anche il 29% dei minuti trascorsi in difesa, si arriva alla conclusione che i tre quarti del tempo la Juventus li spende lontano dalla porta avversaria. E alla fine i risultati si vedono.

Fonte Repubblica.it

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