Pioli, tre anni di Milan da vincente

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MILANO – La ricorrenza è piuttosto significativa. Oggi, domenica 9 ottobre 2022, sono tre anni esatti da quando Stefano Pioli è allenatore del Milan. Fu scelto da Zvonimir Boban e Paolo Maldini, allora in coppia al vertice del settore sportivo, per sostituire Marco Giampaolo e mai decisione si rivelò più lungimirante. Nel frattempo Pioli ha vinto uno scudetto, ma soprattutto ha raddrizzato una china che sembrava irrimediabile, con squadra e tifosi sprofondati nella malinconia dei risultati sempre al confine col grigiore. Oggi il legame con la dirigenza sportiva, rappresentata ancora da Maldini e Massara dopo il traumatico divorzio tra l’ad Gazidis e Boban, si è fatto talmente solido da costituire un tutt’uno. Le nuove frontiere tattiche dell’offensivismo, varcate con successo, hanno costruito a Pioli una fama completamente diversa da prima: aveva l’etichetta di allenatore mai vincente, invece lo è diventato.

Eppure i momenti difficili non gli sono certo mancati. Il più significativo risale alla partita prenatalizia del 2019, il famoso 5-0 di Bergamo contro l’Atalanta di Gasperini. Boban scese in sala stampa a difendere a spada tratta l’allenatore e il suo sembrò un gesto temerario, al massimo l’arringa dell’avvocato d’ufficio. Invece era la verità: Pioli stava già lavorando per il futuro e l’arrivo proprio in quelle ore di Ibrahimovic, da subito una sorta di garante dello spogliatoio, contribuì certamente a rafforzare il tecnico. Il quale avrebbe poi attraversato altre situazioni non semplici, a cominciare dalla fase in cui – allontanato Boban per l’ombra del tedesco Rangnick che si allungava anche su Maldini – la sola strada maestra per proseguire il cammino erano le vittorie.

Così è stato ed è anche per questo che adesso i milanisti hanno piena fiducia in Pioli, quando dice che non è il caso di drammatizzare il momento, indubbiamente tra i più delicati, per l’emergenza infortuni alla vigilia di una partita fondamentale come quella di Champions col Chelsea, che è la squadra più prodiga d’Europa, naviga nell’abbondanza e ha appena annichilito il Milan a Stamford Bridge sotto gli occhi del neoproprietario Gerry Cardinale, che si è un po’ confortato col 2-0 alla Juventus.

Pioli ha ridimensionato la batosta inglese, ricordando che in classifica il Chelsea ha gli stessi punti e che nulla è compromesso: né la qualificazione agli ottavi di finale, né il primo posto nel girone. Occorre, però, un atteggiamento più intraprendente rispetto a Londra. E occorre, soprattutto, uno spirito di sacrificio che lui ha voluto illustrare, anche visivamente, con i complimenti a Leao per un recupero difensivo di trenta metri nel secondo tempo, a vittoria già virtualmente acquisita. Prima lo ha applaudito ostentatamente, poi lo ha abbracciato con altrettanto trasporto al momento della sostituzione, infine lo ha elogiato nelle interviste dopo la partita. Il messaggio ha un significato ulteriore. Per giocare titolari partite fondamentali come la prossima, non basta la tecnica, serve il senso del gruppo. Non è dunque improbabile che Gabbia possa partire di nuovo dall’inizio, con Kalulu terzino, e che Diaz lasci ancora De Ketelaere in panchina. Quale che sia la scelta, comunque, i milanisti si fidano del loro allenatore, al quale non smettono cantare il famoso ritornello “is on fire”. È la più grande vittoria di Pioli, nel suo terzo compleanno alla guida del Milan.

Pioli, tre anni di Milan da vincenteFonte Repubblica.it

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