Pioli studia per passare l’esame Juric, contro il Milan fa le prove per il Salisburgo

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MILANO – I complimenti nient’affatto fasulli che Pioli e Juric si sono scambiati prima della partita di stasera sottintendono che Torino-Milan sarà innanzitutto un duello tattico. Pioli ha riconosciuto che le squadre di Juric sono tra le più stimolanti da affrontare, perché mettono di fronte a problemi continui e inediti. Juric ha attribuito a Pioli il titolo di allenatore d’élite, anticipando di fatto il plebiscito tra colleghi che assegnerà la Panchina d’oro per la scorsa stagione, quella del primo scudetto vinto in carriera da un tecnico che, attraverso lunga gavetta, si è saputo evolvere sempre.

La spinta per la Champions

Se però le parole di Juric valgono come attestato di stima di un’intera categoria, quelle di Pioli rendono evidente la preoccupazione per un confronto che può segnare un passaggio fondamentale nella stagione milanista. Torino e il Torino sono una trappola. E uscirne indenni significa darsi la spinta giusta verso un novembre cruciale, che inizia con la qualificazione agli ottavi di Champions da conquistare contro il Salisburgo e con la scalata al vertice del campionato da completare prima della lunga sosta per il Mondiale.

Il pericolo Pellegri e il cubo di Juric

Quando Pioli dice che la partita è difficile, ha in mente l’ultimo, fresco precedente. Lo scorso aprile le due squadre si affrontarono alla trentaduesima giornata e il gioco colloso del Torino, che obbliga a ripetuti corpo a corpo in un centrocampo intasato ad arte, diventò un rebus confermato dallo 0-0 finale, perché l’avversario aveva mille facce tattiche e metterle in fila secondo la combinazione giusta non fu possibile. Il cubo di Juric è rimasto tale, anzi si è arricchito della presenza di un talento passato invano a Milanello: il giovane Pellegri, restaurato al Torino dal suo mentore.

Quasi una seduta di autocoscienza

Ma proprio le difficoltà incontrate quella sera di aprile, quando l’Inter era ancora capolista potenziale perché doveva recuperare la partita in casa del Bologna, produssero l’effetto di una seduta di autocoscienza per il Milan, che arrivava da un altro 0-0 appunto col Bologna. Quello col Torino fu l’ultimo pareggio. Da quel momento i futuri campioni d’Italia, con l’eccezione del derby perso nella semifinale di Coppa Italia, vinsero tutte e sei le partite di campionato che restavano: fu la cavalcata verso lo scudetto, favorita anche da un cambio tattico – l’avanzamento di Tonali a incursore quasi in linea coi trequartisti, decisivo con i tre gol alla Lazio e al Verona – che si sarebbe rivelato la novità determinante per disorientare gli avversari e schiodare le difese più robuste.

Un test per tre

A sei mesi e mezzo di distanza le condizioni di partenza di questa sfida con Juric sono certamente cambiate, soprattutto perché il Milan, avendo nel frattempo vinto il campionato ed essendosi liberato del complesso d’inferiorità che lo attanagliava in Champions League, ha acquisito una piena duttilità tattica, che gli permette di oscillare con successo tra i vari sistemi di gioco possibili – difesa a quattro o a tre, centrocampo a due o a tre, attacco a tre o a quattro – senza rinnegare l’offensivismo di base, che rimane la sua bussola. Ha inoltre trovato le alternative tra gli interpreti, con annesse variazioni al canovaccio. Origi è un centravanti diverso da Giroud, forse meno implacabile sotto porta ma più complementare con le sue digressioni sull’esterno a Diaz e alle sue punture in verticale. Pobega, avviato da Juric alla maturazione calcistica, è un centrocampista meno ispirato di Bennacer nei passaggi e meno trascinante di Tonali, però è altrettanto sostanzioso. Gabbia, con la notevole partita di Zagabria e il relativo gol, si è tolto l’etichetta di rincalzo dei rincalzi.

Dilemma De Ketelaere

Sono ormai tre risorse in più per la squadra ed è assai probabile che per loro quella di stasera diventi la tappa più importante della stagione, per essere promossi di fatto al ruolo di veri titolari aggiunti. Fermo restando che certe partite le possono risolvere in genere i più forti tra i titolari indiscussi – Leao, Hernandez, Tonali – la trasferta in casa del Torino rappresenta dunque ancora un esame per il Milan. E se è vero che le sfide a Juric offrono stimoli per nuove idee, chissà che non venga fuori un inedito tattico per lo sprint milanista di novembre. Magari la posizione in campo di De Ketelaere. Che spera di non essere escluso, ma intanto è l’unica vera delusione del primo spicchio dell’annata calcistica rossonera.

Fonte Repubblica.it

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