Pioli e Sottil promossi dagli scontri diretti. Mourinho avanti su un equilibrio sottile

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Nove giornate vogliono dire (quasi) un quarto di campionato, un segmento lungo a sufficienza per stabilire almeno le tendenze stagionali. Il Napoli si è scrollato di dosso l’Atalanta ed è rimasto capolista solitario nella domenica in cui il risultato largo inganna, perché la Cremonese l’ha costretto a faticare parecchio: niente di male, il ritmo altissimo in campionato e Champions tenuto fin qui da Spalletti non è sostenibile senza rallentamenti, specie quando si affrontano squadre sottodimensionate in classifica come quella del bravo Alvini. Il fatto che i tre punti siano arrivati comunque racconta di un ventre partenopeo (Rrahmani, Anguissa, Lobotka) al lavoro per reggere la baracca in attesa delle giocate risolutive come il colpo di testa di Simeone appostato sul secondo palo o il fragrante assist “basta spingere” di Kvara per Lozano. Inciso: passare anziché tirare era ciò che il georgiano doveva fare, ma il calcio è pieno di attaccanti che davanti alla porta scordano la soluzione corretta e scelgono quella egoista. Perciò, clap clap clap.

Generalmente nove partite sono una distanza sufficiente per azzerare le differenze di calendario: il computer mantiene equilibrati gli impegni delle squadre iscritte alle coppe. Quest’anno però la riscossa dell’Atalanta, l’exploit dell’Udinese e gli stenti della Fiorentina hanno un po’ rimescolato le carte. Se consideriamo scontri diretti i match fra le sei fuggitive più Inter e Juve, nessuno ha avuto un calendario impegnativo come il Milan, cinque volte opposto alle migliori (ha battuto Udinese, Inter e Juve, ha pareggiato a Bergamo, ha perso dal Napoli) mentre lo stesso Napoli ha aggiunto al successo di San Siro sui campioni d’Italia soltanto la vittoria a casa Lazio.

Emergono diversi spunti dalla lettura di questi scontri diretti: l’Inter li ha persi tutti e quattro, fissando un confine incredibilmente netto tra le “forti” con le quali non fa un punto e le “deboli” alle quali non dà scampo (cinque vittorie su cinque). La Juve ha incrociato di grandi soltanto la Roma (pari casalingo) e il Milan (sabato ci ha perso male), e dunque la sua mediocre classifica contiene l’aggravante delle avversarie complessivamente modeste. Viceversa l’Udinese ha costruito la sua portentosa partenza sfidando per quattro volte le rivali più nobili: ieri la squadra di Sottil è tornata da due reti di svantaggio contro l’Atalanta e nel finale ha sfiorato addirittura il successo. Si dice sempre che la forza dei friulani sia nella superiore fisicità di numerosi elementi, ed è una parte della verità: l’altra metà, quella che spiega il salto in alto stagionale, è la qualità di piede e di testa di alcuni di loro. L’Udinese si è scossa da una sconfitta ormai annunciata con l’ingresso di Samardzic, e ha risalito la corrente grazie a due colpi di Deulofeu: la punizione euclidea (il piede) e la stupenda hesitation (la testa) che ha innescato lo scivolamento di Pereyra con il cross per Perez. L’Atalanta a guida Koopmeiners ha recuperato l’importanza di Muriel e resterà fino in fondo nella zona europea; ma Gasperini ha ragione nel dire che Udine è stata una lezione da non disperdere.

Il posticipo di stasera dirà una parola molto interessante sul rilancio di Jovic – che dal primo giorno è l’uomo del destino per la Fiorentina – ma soprattutto sulla dimensione della Lazio, che ha tre punti di vantaggio sull’anno scorso grazie a uno spettacolare miglioramento dei numeri difensivi, a riprova del lavoro didattico di Sarri. Tre punti in più li festeggia pure la Roma, che vive però su equilibri sottilissimi: ha subito gli stessi 9 gol di un anno fa, peggiorando da 16 a 12 alla voce reti segnate. Un dato sconcertante se pensiamo che l’acquisto di copertina, Paulo Dybala, ha fatto in pieno il suo dovere (5 gol). Ma il secondo marcatore è il difensore Smalling (3), non a caso sono stati loro due a siglare il (troppo) sudato successo sul Lecce in dieci. Abraham è in uno di quei periodi in cui non segnerebbe nemmeno con le mani, non ha ancora aggiunto nulla Belotti e soprattutto non accenna a sbloccarsi Zaniolo, che da inizio stagione esalta negli strappi offensivi ma fa disperare nelle scelte balistiche. Se Dybala dovesse mancare per un po’, come ha paventato Mourinho in nottata, la Roma resterà in alto solo a patto che almeno un paio di questi nodi si sciolgano. Pioli e Sottil promossi dagli scontri diretti. Mourinho avanti su un equilibrio sottileFonte Repubblica.it

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